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Come fare vacanze in sicurezza con COVID-19

Sebbene non esista una vacanza che dia la certezza assoluta del contagio zero, diversi fattori però possono determinare il livello del rischio di trasmissione del virus. A cominciare dalla destinazione del viaggio

Le vacanze in sicurezza sono possibili anche nell’epoca del Coronavirus SARS-COV-2 e di COVID-19. Massimo Andreoni, direttore della clinica delle malattie infettive del Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Simit, Società italiana di malattie infettive e tropicali, lo spiega oggi al Messaggero: «La vacanza la si può fare, ed è bene farla, perché ci rigenera e ci aiuta ad affrontare meglio un periodo così stressante quale è quello che abbiamo trascorso». Sebbene non esista una vacanza che dia la certezza assoluta del contagio zero, diversi fattori però possono determinare il livello del rischio di trasmissione del virus. A cominciare dalla destinazione del viaggio:

«Una selezione – spiega Andreoni – la si potrebbe fare in relazione alla situazione epidemiologica del Paese di destinazione più che al mezzo di trasporto. In questo momento, per esempio, alcuni Paesi dell’America Latina,che sono particolarmente sconvolti dal fatto pandemico, non sono forse tra le prime mete da consigliare». Quanto ai Paesi europei, «una distinzione all’interno del nostro continente è più pretestuosa: alcune nazioni europee sono quasi esenti dall’infezione. I tassi di infezione di tutti i Paesi europei, compresa l’Italia, sono comunque molto bassi. La probabilità di incontrare un contagiato in Italia è oggettivamente molto scarsa. Ma, al di là dei casi – rimarca Andreoni – bisogna sempre tenere presente che occorre comportarsi in maniera intelligente».

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Coronavirus: i numeri nel mondo (Corriere della Sera, 6 giugno 2020)

Per una vacanza in sicurezza, spiega l’articolo, meglio prendere l’automobile o rispettare tassativamente il distanziamento sociale negli altri mezzi. E il dilemma mare-montagna?

«L’acqua salata – premette Andreoni – non piace al virus, è insomma un buon sistema per ridurre la sua infettività, inoltre non è un buon veicolo per il Sars Cov2. I raggi ultravioletti, poi, sono ottimi inattivatori virali». Alcuni studi hanno infatti dimostrato che se si sottopone il SarsCov2 ai raggi ultravioletti lo si inattiva molto prima. «Al mare, poi, c’è una temperatura più mite, più tranquilla, passiamo più ore all’aperto rispetto alla montagna. E questi sono fattori favorevoli per chi vuole optare per questo tipo di vacanza». Ma gli amanti della montagna non devono demordere, perché, volendo, di frecce al proprio arco se ne trovano a iosa.

«Le spiagge – spiega Andreoni – tendono a creare un maggiore assembramento rispetto alla montagna, dove invece gli spazi sono molto più ampi, non sei costretto a stare sul bagnasciuga, e puoi girare tranquillamente fra le montagne». In entrambi i casi bisogna però stare attenti al clima. «Al virus interessa l’umidità, mentre un’area più secca tende a far asciugare più rapidamente le goccioline, le droplets». A questo punto, però, la scelta è ardua: «se è vero che al mare c’è molta più umidità soprattutto mattina e sera, è innegabile che se in montagna inizia a piovere, di umidità ce n’è in abbondanza». E, quindi, mare o montagna? «Forse l’uso della mascherina – suggerisce Andreoni – idealmente è più semplice da portare in montagna che al mare».

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