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Come è andata dove le scuole non hanno chiuso e i focolai in Israele

Pochissimi i Paesi dove le lezioni si sono svolte in modo regolare. Il modello danese. In Asia mascherine in aula

dove non hanno chiuso le scuole per il coronavirus

Un’infografica del Corriere della Sera oggi riepiloga cosa è successo nelle scuole del mondo durante l’emergenza Coronavirus, segnalando quali paesi non le hanno mai chiuse (perlopiù grazie a governi negazionisti, come Nicaragua e Bielorussia, ma anche in Svezia e a Taiwan, la cui «risposta modello» al COVID-19 ha compreso scuole aperte e tracciamento pervasivo). L’occasione è illustrare uno studio di Science sulla tematica:

La Danimarca, prima in Europa a riaprire le scuole il 15 aprile, ha visto calare i casi nazionali anche dopo. La strategia: dividere le classi in gruppi e fare, dove possibile, lezione all’aperto. Paesi Bassi: scuole riaperte dall’11 maggio, classi dimezzate per distanziare gli alunni, contagi generali rimasti stabili e poi calati. Finlandia: le classi sono rimaste le stesse, ma non si sono mescolate all’intervallo. Belgio e Austria: per settimane i bambini sono andati a scuola a turno. In nessuno di questi Paesi i contagi sono cresciuti.

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Le scuole aperte e chiuse durante l’emergenza Coronavirus (Corriere della Sera, 29 luglio 2020)

In Israele le scuole sono riaperte dai primi di maggio: classi da 30-40 studenti. A differenza di altri Paesi, non si è riusciti a dividerli né a distanziarli. «Abbiamo puntato sulle mascherine,  obbligatorie dai 7 anni in su», racconta a Science Efrat Aflalo, una portavoce del ministero della Salute. In molti Paesi dove è abituale indossarle — Cina, Corea del Sud, Giappone, Vietnam — oggi le scuole le hanno imposte. Ma il timore è che i bambini finiscano per togliersele. «In realtà sono molto ligi», ha spiegato ancora Aflalo. Sembrava funzionare. Poi, a fine maggio, un’ondata di caldo: medie di 40°. Le autorità sollevano i ragazzi dall’obbligo. Due settimane dopo — proprio il tempo di incubazione del virus —i primi focolai nelle scuole. Il più famoso al ginnasio Rehavia di Gerusalemme: 130 contagi. A metà giugno 355 scuole avevano richiuso.

Non c’è, infine, accordo totale circa il potenziale di contagio dei bambini: gli studi disponibili in materia sono appena cinque, pubblicati sulle riviste Lancet, Science e MedRxiv. Di questi, però, quattro lo considerano più basso che negli adulti; e uno lo ritiene «comparabile».

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