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Codogno: le due infermiere positive al Coronavirus che erano tornate in corsia

Due infermiere di un altro reparto giovedì sono state mandate a casa perché il loro tampone era tornato positivo dall’ospedale Sacco di Milano, ma dal giorno in cui erano state sottoposte a prelievo avevano continuato a lavorare

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Il Fatto racconta oggi in un articolo a firma di Marco Pasciuti che giovedì due infermiere dell’ospedale di Codogno sono state rimandate a casa perché trovate positive al coronavirus: erano state sottoposte al tampone e nel frattempo avevano continuato a lavorare. Sette risultati positivi sono arrivati, poi, a lavoratori del pronto soccorso che erano stati messi in quarantena perché in servizio nei giorni in cui il 38enne Mattia, considerato il “paziente 1”è stato trattato nel nosocomio. Tutto è successo dopo l’aggiornamento della procedura su COVID-10:

IL DOCUMENTO cita due “nuove direttive Ministeriali e Regionali” del 22 e 23 febbraio, una riguardante la “sorveglianza degli operatori”e l’altra le “dotazioni di Dispositivi di Protezione Individuale”. Camici, guanti e mascherine. E giù una serie di prescrizioni sull’impiego degli operatori sanitari nella struttura. Le più interessanti sono contenute in un diagramma di flusso che spiega come il dipendente che è venuto in “contatto” con il Covid-19, ove “asintomatico” (non presenti cioè i sintomi della malattia) e in “attesa di tampone” sia “ammissibile” al lavoro. “In assenza di sintomi e in attesa dell’esecuzione e dell’esito del tampone non è prevista l’interruzione dal lavoro”, si legge.

Di qui la chiamata in servizio di alcuni operatori che sono rientrati in corsia nei giorni scorsi. Per loro la direttiva prevede, poi, una lunga serie di prescrizioni sull’utilizzo di Dispositivi di protezione individuale: copricapo, camici monouso, occhiali visiera, soprascarpe, doppi guanti. E poi le maschere Ffp3 e Ffp2, le due tipologie considerate sicure contro la trasmissione del virus.

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Coronavirus: la procedura (Il Fatto Quotidiano, 29 febbraio 2020)

Giovedì, nel frattempo, sono arrivati i primi risultati dei tamponi fatti ai lavoratori del pronto soccorso: su 25, sette sono stati trovati positivi ma nessuno di questi era tornato a lavorare. Al Fatto risulta però che due infermiere di un altro reparto giovedì sono state mandate a casa perché il loro tampone era tornato positivo dall’ospedale Sacco di Milano, ma dal giorno in cui erano state sottoposte a prelievo avevano continuato a lavorare. Quello stesso giorno la Direzione sanitaria ha chiesto ai vari reparti l’elenco degli infermieri in malattia, in autoisolamento e quelli rimasti a casa per decisione del medico competente.

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