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Il bivacco solidale contro il sindaco di Como che odia i senzatetto

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L’Italia non è un paese per senza fissa dimora (o clochard o barboni). L’inverno è la stagione peggiore per chi non un tetto sulla testa e Natale è il periodo peggiore per scoprirlo. A fare scalpore è l’ordinanza del sindaco di Como Mario Landriscina che in nome del decoro ha stabilito che durante il periodo delle feste natalizie sarà vietato chiedere l’elemosina all’interno del centro storico. Non bisogna turbare la serenità e lo shopping natalizio con scene che ricordano – come ripete spesso Matteo Salvini – che ci sono italiani (e non solo stranieri) che non solo non riescono ad arrivare a fine mese ma che nemmeno hanno di che vivere.

L’ordinanza del sindaco di Como è figlia del decreto Minniti

Anche se inumana c’è nulla di illegale o irregolare nella decisione del sindaco, che per altro è stata resa possibile dal decreto Minniti sul “Daspo urbano”. Ed in questo senso è curiosa la critica di Matteo Renzi ad un sindaco che non fa altro che utilizzare i poteri concessi da un Governo sostenuto dal Partito Democratico. Una delle conseguenze dell’ordinanza «per ripristinare il decoro e la vivibilità urbana» è stata la diffida fatta da alcuni agenti della Polizia Locale ad alcuni volontari che portavano latte caldo alle persone che dormono per strada. A denunciarlo è il “gruppo colazione” di WelCom, l’Osservatorio migranti di Como ai quali lunedì mattina è stato impedito di distribuire la colazione ai senza fissa dimora come fanno ogni mattina da sette anni.
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Fino al 10 gennaio non sarà possibile portare la colazione ai senza tetto, non è possibile «perché in vista del Natale non è decoroso». Il problema non è di poco conto perché  gli ospiti delle strutture di accoglienza per i senza fissa dimora, i ricoveri notturni, al mattino devono uscire e – come ha spiegato una volontaria a Globalist – queste persone si ritrovano al freddo fin dal mattino presto. L’approccio alla povertà del Sindaco di Como non piace a chi i poveri cerca di aiutarli, non di nasconderli dalla vista respingendoli per 45 giorni oltre la cinta muraria della città.

C’è da dire che il primo cittadino di Como non è solo. A Pordenone il sindaco Alessandro Ciriani se l’è presa contro l’apertura di un dormitorio finanziato dalla Croce Rossa Italiana spiegando che «Sarebbe stato solo una calamita. Pordenone sarebbe stata invasa».

Le proteste contro l’ordinanza “anti-poveri” del sindaco di Como

Numerose sono state le proteste contro la decisione del sindaco di Como di “vietare la città” ai poveri. Su Facebook Selvaggia Lucarelli si è offerta di pagare le multe ai volontari eventualmente multati aggiungendo «Quasi mi viene voglia di andare e farmi multare. Di presentarmi con una cartucciera di Parmalat e lanciare bottigliette da un litro a chiunque sia in posizione orizzontale». L’associazione Como senza frontiere ha organizzato un bivacco solidale contro chi affama i poveri per “riscattare la rispettabilità e la reputazione della città di Como ferita dall’ordinanza del sindaco Landriscina”. All’evento parteciperanno anche i Sentinelli di Milano, associazione che si batte contro ogni forma di discriminazione.
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Al contrario del centro storico di Como l’evento – che si terrà sabato 23 dicembre presso l’ex Chiesa di San Francesco – è aperto a tutti. I volontari chiedono al sindaco di ritirare l’ordinanza consentendo alle associazioni di aiutare i senzatetto. Anche la Caritas Diocesana chiede al sindaco di fare un passo indietro e per voce del suo presidente Roberto Bernasconi ribadisce che – come ogni anno – la Caritas organizzerà un grande pranzo di Natale per le persone e le famiglie in difficoltà. Sembra però che a certe amministrazioni i poveri facciano comodo solo quando possono usarli per chiedere più rispetto per gli italiani che vivono in povertà e dare la colpa al Governo. Quando invece i poveri se li trovano sull’uscio di casa l’atteggiamento cambia radicalmente. In peggio.