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Antonello Nicosia: l’ex collaboratore della deputata di Italia Viva arrestato

L’assistente parlamentare di Pina Occhionero, ex LeU, è anche membro del comitato nazionale dei radicali italiani. Parlando al telefono, dava giudizi sprezzanti su Giovanni Falcone, giudice ucciso dalla mafia a Capaci nel 1992: la sua morte veniva definita “incidente sul lavoro”. Considerato vicino all’ala di Messina Denaro

antonello nicosia

Un assistente parlamentare, Antonello Nicosia, membro del comitato nazionale dei radicali italiani, è stato arrestato all’alba di oggi insieme con altre 4 persone, con l’accusa di avere veicolato messaggi fuori dalle carceri. In manette anche il capomafia di Sciacca Accursio Dimino. Secondo la Procura Nicosia avrebbe fatto da tramite tra capimafia, alcuni dei quali al 41 bis, e i clan, portando all’esterno messaggi e anche ordini. La deputata di Italia Viva Giuseppina Occhionero aveva interrotto i rapporti con Antonello Nicosia da oltre un anno. A quanto apprende l’agenzia Dire, la deputata ha avuto con Nicosia solo una breve collaborazione.

Antonello Nicosia: l’ex collaboratore della deputata di Italia Viva arrestato

I cinque fermati dalla Dda di Palermo, nell’ambito di una inchiesta sui clan vicini al boss Matteo Messina Denaro, sono Accursio Dimino, Antonello Nicosia, Paolo Ciaccio, Luigi Ciaccio e Massimiliano Mandracchia. I primi due sono accusati di associazione mafiosa, gli altri di favoreggiamento. Nicosia ha accompagnato la deputata Pina Occhionero (ex Liberi e Uguali e di recente passata a Italia Viva che risulta estranea alla vicenda) in alcune ispezioni all’interno delle carceri siciliane: durante quelle visite i boss avrebbero affidato all’assistente della parlamentare dei messaggi da recapitare all’esterno.

giuseppina occhionero

Antonello Nicosia, 48 anni, originario di Sciacca, è stato eletto nel Comitato Nazionale dal XVII Congresso di Radicali Italiani. Ma è anche assistente parlamentare giuridico-psicopedagogico alla Camera dei deputati, in particolare di Giuseppina Occhionero. Secondo l’accusa aveva una doppia vita, pubblicamente parlava di legalità e diritti dei detenuti, poi invece avrebbe aiutato i detenuti a fare uscire dal carcere dei messaggi alle famiglie mafiose. Nel corso degli accertamenti è stato trovato il tesserino da collaboratore parlamentare di Nicosia, assistente della deputata Occhionero. L’uomo entrava in carcere insieme alla parlamentare, incontrava boss e portava all’esterno i loro messaggi. Durante la perquisizione sono stati sequestrati una carta di credito collegata a conti esteri – e patrimoniali e un’imbarcazione.

Antonello Nicosia, Giovanni Falcone e Matteo Messina Denaro

Per i pm sarebbe vicino all’ala di Cosa nostra che fa riferimento al boss latitante Matteo Messina Denaro. Nel curriculum allegato al sito dell’Oidu elenca esperienze nella formazione professionale in particolare nella progettazione di corsi per svantaggiati sociali e disoccupati. Sempre nel curriculum si dice “assistente parlamentare” e “docente a contratto nella scuola pubblica come esperto nei corsi PON”. Nel 2011 è stato coordinatore del progetto “La Tavola Multiculturale” attività a favore della formazione e dell’integrazione degli immigrati. Nicosia indica tra i suoi titoli quello di ricercatore presso l’Invalsi, Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, e quello di insegnante di Storia della mafia nell’Università della California.

antonello nicosia giuseppina occhionero

 

Nelle conversazioni intercettate l’esponente radicale sottolineava il vantaggio di entrare negli istituti di pena insieme alla deputata in quanto questo genere di visite non erano soggette a permessi. Nicosia, secondo i magistrati, non si sarebbe limitato a fare da tramite tra i detenuti e le cosche, ma avrebbe gestito business in società col boss di Sciacca Dimino, con cui si incontrava abitualmente, fatto affari coi clan americani e riciclato denaro sporco. Da alcune intercettazioni emergerebbero anche progetti di omicidi. L’inchiesta, condotta da Ros e Gico, è coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Paolo Guido e dai pm Gery Ferrara e Francesca Dessì. Parlando al telefono, Nicosia dava giudizi sprezzanti su Giovanni Falcone, giudice ucciso dalla mafia a Capaci nel 1992: la sua morte veniva definita “incidente sul lavoro” e diceva che “da quando era andato al ministero della Giustizia più che il magistrato faceva il politico”.

EDIT: Secondo quanto raccontano le carte, dopo le prime telefonate intercettate fra Antonello Nicosia, l’assistente parlamentare arrestato oggi per mafia e la deputata Giusppina Occhionero, ex Leu e oggi Italia Viva, la Dda, dopo avere identificato la deputata, “ha delegato alla polizia giudiziaria la progressiva verifica del possibile e stabile ingresso del parlamentare nell’area di ascolto dell’attività di intercettazione, seppur non svolta nei suoi confronti”. “Dopo poco più di due mesi, la verifica ha condotto quest’Ufficio – in ragione della natura dei rapporti fra il Nicosia e la Occhionero (nel frattempo intensificatisi), del numero delle conversazioni telefoniche intercettate, dell’arco di tempo in cui sono state registrate nonché della proporzione fra il numero di tali conversazioni e quello complessivo delle intercettazioni effettuate sui bersagli riferibili all’indagato Nicosia – a revocare l’11 marzo 2019 i decreti esecutivi delle intercettazioni telefoniche giacché, a fronte dei colloqui ascoltati nel primo periodo, certamente casuali e fortuiti, la successiva attività di ascolto telefonico avrebbe potuto coinvolgere stabilmente anche le conversazioni del Parlamentare”, dicono i pm nel decreto di fermo.

Intanto arriva anche la precisazione dei radicali: “A me non piaceva come operava quando io ero segretario dei Radicali Italiani e lui era iscritto al movimento. Poi i rapporti si sono interrotti quando lui è entrato nel comitato nazionale dei Radicali Italiani ed io nel Partito Radicale”, afferma all’Adnkronos Rita Bernardini, membro del Consiglio Generale del Partito Radicale in merito all’arresto di Antonello Nicosia, assistente della parlamentare Pina Occhionero di Italia Viva estranea all’inchiesta, insieme ad altre quattro persone, con l’accusa di avere veicolato messaggi fuori dalle carceri. “Mi sembrava più un esaltato – aggiunge Bernardini – non mi piaceva e avevamo avuto delle divergenza proprio su come devono essere effettuate le visite in carcere”.

 

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