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Alice Sebesta: la detenuta che ha ucciso la figlia a Rebibbia

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Alice Sebesta, 33 anni, detenuta a Rebibbia per traffico di stupefacenti, ieri è stata ripresa dalle telecamere di sorveglianza mentre spingeva la carrozzina dove si trovava Faith, la neonata di appena 6 mesi, mentre teneva per mano l’altro figlio di un anno e sette mesi. Poi, di colpo, ha sbattuto il più grande contro i muro e ha spinto entrambi giù dalla tromba delle scale per due piani. La piccola è morta sul colpo, l’altro è ricoverato al Bambin Gesù in prognosi riservata.

Alice Sebesta: la detenuta tedesca che ha ucciso la figlia a Rebibbia

Alice Sebesta era in prigione dallo scorso 27 agosto dopo un arresto in flagranza per spaccio internazionale di stupefacenti (lei e il compagno nigeriano sono stati sorpresi con 15 chili di marijuana). La donna, nata in Germania – come i due bambini – e cittadina georgiana, il 27 agosto era stata intercettata dai carabinieri dei Parioli sulla tangenziale in auto con due nigeriani: dentro il veicolo venne rinvenuta la droga .«Mi hanno dato un passaggio per la stazione Tiburtina, dovevo prendere il treno per tornare a Monaco di Baviera, non sapevo della droga», aveva detto lei al giudice. Invece i due sono stati rimessi in libertà e lei è finita in carcere.

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La donna aveva provato a uscire dal carcere con l’ausilio del suo avvocato Andrea Palmiero: il 7 settembre il giudice aveva respinto la richiesta nonostante lei avesse trovato un posto sicuro dove stare agli arresti domiciliari a Napoli. Proprio ieri il Tribunale del Riesame doveva riunirsi per decidere di nuovo ma nel frattempo è successa la tragedia.

La neonata morta a Rebibbia

Il primo ad avere reso noto il dramma è stato Lillo Di Mauro, presidente della Consulta penitenziaria e responsabile della “Casa di Leda”, la prima (e unica) casa protetta in Italia per ospitare le mamme detenute con i loro bambini. Attualmente sono 52 le detenute madri con bimbi al seguito nelle carceri italiani, 27 sono straniere e 26 sono italiane: 62 sono i bambini in carcere di cui sedici nel Lazio. Le cronache dei giornali raccontano che Alice Sebesta era tranquilla dopo l’accaduto, non l’hanno scossa nemmeno le grida di “Assassina” delle altre detenute.  «Ho parlato con la direttrice, la vicedirettrice e la psichiatra che la seguiva, come tutte le mamme detenute — ha spiegato a Repubblica la Garante per i detenuti di Roma Capitale Gabriella Stramaccioni — e mi hanno assicurato che gli unici segni di insofferenza mostrati erano quelli di convivere con detenute di etnia rom».

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Alcuni agenti di Polizia Penitenziaria avevano relazionato su alcuni comportamenti strani di Alice Sebesta, quei rapporti ora sono stati sequestrati nelle indagini. Di lì a poco avrebbe dovuto avere un colloquio con i genitori e a quanto pare temeva che le togliessero i figli. Il Fatto racconta che quando le altre recluse, per la maggior parte rom, si sono accorte dell’accaduto, sono corse a fare da scudo con i loro corpi ai bambini, mentre le agenti della polizia penitenziaria bloccavano la donna. Per la bimba però non c’è stato scampo: è deceduta sul colpo. Il maschietto è ricoverato in codice rosso all’ospedale Bambino Gesù.

EDIT: Le condizioni del bimbo ferito dalla mamma, detenuta a Rebibbia, che ha ucciso la sorellina, sono gravissime. Lo riferiscono i medici del Bambino Gesu’. Le ultime indagini necessarie per la valutazione del quadro clinico hanno confermato la condizione di coma areflessico con elettroencefalogramma isoelettrico. Prosegue il supporto rianimatorio avanzato. E’ in programma l’avvio della procedura di accertamento di morte cerebrale.

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