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La caccia ai 49 milioni di euro della Lega scomparsi entra nel vivo

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Il Tribunale del Riesame di Genova ha confermato il sequestro di 16mila euro da parte della Guardia di Finanza di Genova dal conto della Lega Toscana perché c’è continuità patrimoniale tra essa e la Lega federale. Il sequestro è avvenuto nell’ambito della ricerca di 49 milioni da confiscare alla Lega dopo la condanna di Umberto Bossi e Francesco Belsito per la maxi truffa sui rimborsi elettorali è legittimo. La sentenza è arrivata dopo che la Cassazione aveva chiesto ai giudici genovesi di motivare meglio la continuità patrimoniale tra la federazione-Lega e la “nazione” Toscana.

I 49 milioni di euro della Lega scomparsi

Come ha sottolineato la Procura di Genova nell’udienza che si è tenuta ieri la “continuità” viene in particolar modo dimostrata da una “successione a titolo universale” di 26 mila euro che la Lega, tre anni fa, al momento dell’approvazione del nuovo statuto, versò alla Toscana per proseguire l’attività politica territoriale. Il pronunciamento del Riesame potrebbe essere un precedente giurisprudenziale decisivo per consentire alla procura di Genova di “aggredire” i soldi contenuti nelle casse delle altre diramazioni territoriali del partito di Salvini, ma affinché i sequestri ripartano in ogni caso occorre attendere un nuovo pronunciamento del Riesame per la confisca dei soldi al Carroccio anche di provenienza futura. A giugno sul punto la Cassazione aveva dato ragione alla procura di Genova, ma occorre formalmente una nuova decisione del Riesame la cui udienza non è ancora stata fissata.

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Il decreto di sequestro del Tribunale di Genova

Nella decisione del tribunale ha influito anche il numero di bonifici (64) effettuati tra 2010 e 2015 tra Lega Nord e Lega Toscana, oltre al nuovo statuto della Lega approvato nel giugno 2015. Secondo i giudici del Riesame la relazione al bilancio attesta che “la dotazione nel 2015 del patrimonio delle nuove articolazioni territoriali è avvenuta mediante conferimento dalle casse della sede centrale, attraverso specifici atti di trasferimenti funzionali a dotare le associazioni locali del patrimonio necessario a poter operare”. Rispetto al principio della tutela della buona fede di terze parti, in virtù del quale in astratto la Lega toscana poteva non conoscere la provenienza del denaro versato nelle sue casse, i giudici hanno ricordato che le indagini “sono divenute note il 3 aprile del 2012, data in cui si sono svolte le perquisizioni nella sede di via Bellerio con amplissima eco su tutti gli organi di stampa tanto da portare alle dimissioni di Bossi il 5 aprile 2012 e all’espulsione di Belsito il 12 aprile 2012. Ne consegue l’ampia conoscenza in capo ai dirigenti politici locali delle condotte illecite contestate ai vertici del partito”.

La truffa aggravata sui rimborsi elettorali

Come si legge nella sentenza della Cassazione la somma di € 48.696.617,00 da sequestrare alla Lega «corrisponde al profitto – da tale ente percepito – dai reati per i quali vi era stata condanna». Questo significa che la Lega ha beneficiato dei proventi generati dal reato commesso da Bossi e Belsito (i quali ricordiamolo rivestivano cariche ufficiali all’interno del partito. A margine è interessante far notare che Bossi risulta ancora essere Presidente (“a vita”) della Lega. Il reato in questione è una truffa sui rimborsi elettorali che la Lega ha indebitamente ricevuto in base a rendiconti contabili irregolari riguardanti gli esercizi del 2008, del 2009 e del 2010 presentati alla Camera e al Senato.

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Il decreto di sequestro del Tribunale di Genova

Proprio in seguito alle elezioni politiche dell’aprile 2008 Matteo Salvini era stato eletto deputato per la prima volta (rimarrà in carica fino a luglio 2009 quando sarà eletto al Parlamento Europeo). Sostenere che Salvini non abbia mai avuto a che fare con quella Lega quindi è assolutamente pretestuoso.

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Né Bossi né Salvini hanno saputo o voluto dire dove siano finiti quei soldi. Salvini ha detto che sono stati spesi tutti, Bossi ha detto di “chiedere ai Servizi”, adombrando l’ipotesi di un complotto ai suoi danni. Il Carroccio di oggi proclama la sua totale estraneità ai fatti; eppure parte di quel denaro sarebbe stato accreditato sui conti del partito successivamente alla caduta del Senatur e del suo Cerchio Magico. Il Tribunale ha rilevato che in questo senso la Lega – pur incolpevole o in buona fede – ha beneficiato dei profitti derivanti dal reato commesso da Bossi e Belsito: «è pacifico che il movimento Lega Nord per l’Indipendenza della Padania abbia percepito, attraverso l’accredito sui conti correnti a lui intestati, il profitto dei reati commessi dai suoi rappresentanti, Bossi e Belsito con il concorso di Aldovisi Turci e Sanavio e che tale profitto, costituito dalle somme erogate ai sensi della L 2/97 e 57 /99 sia costituito da bene fungibile e quindi aggredibile indipendentemente dalla prova di nesso pertinenziale diretto con il reato». Non è vero quindi che il partito è totalmente estraneo.

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