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Quali sono le zone rosso scuro in Italia

Tre regioni italiane, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Veneto, oltre alla Provincia autonoma di Bolzano diventerebbero le zone “rosso scuro” in Italia in base alla nuova classificazione europea. Cosa cambia?

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Tre regioni italiane, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Veneto, oltre alla Provincia autonoma di Bolzano diventerebbero zone “rosso scuro” in base alla nuova classificazione europea. Cosa comporta per chi abita in quelle zone? I dati raccolti dall’Ecdc, risalgono al 17 gennaio scorso: il Friuli Venezia-Giulia presentava un tasso di 768 casi ogni 100 mila abitanti, la Provincia autonomia di Bolzano 696, il Veneto 656 e l’Emilia-Romagna 528. Nel resto d’Europa ci sono altre zone rosso scuro, racconta il Corriere:

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Con l’introduzione del nuovo parametro nella mappa, in base alla simulazione calcolata sui dati raccolti dall’Ecdc, risalenti al 17 gennaio scorso, in Italia diventerebbero zone rosso scuro il Friuli-Venezia Giulia, l’Emilia-Romagna, il Veneto e la Provincia autonoma di Bolzano. L’Irlanda diventerebbe area ad altissimo rischio, così come gran parte della Spagna e i tre Paesi Baltici. In base alla raccomandazione della Commissione gli Stati membri dovrebbero richiedere ai viaggiatori di eseguire un tampone al massimo 72 ore prima della partenza, che deve risultare negativo

Cosa succede a chi vive in una zona rosso scuro? Le limitazioni riguardano la possibilità di spostarsi: la Commissione Ue propone che tutti i viaggi non essenziali siano “fortemente scoraggiati finché la situazione epidemiologica non sia migliorata considerevolmente”. Ciò riguarda specialmente le zone in ‘rosso scuro’. Per chi viene da quelle aree, gli stati devono prevedere un test prima della partenza e una quarantena all’arrivo. “Visto che la capacità di test è aumentata, gli Stati dovrebbero usare di più i test pre-partenza anche nelle aree arancioni, rosse o grigie”, scrive la Commissione nella sua proposta che aggiorna le regole sui viaggi. Chi rientra nel proprio Stato di residenza “dovrebbe invece poter fare il test appena arrivato”. Le indicazioni non si applicano ai transfrontalieri, che per lavoro o motivi di famiglia passano i confini molto spesso, e ai lavoratori del settore dei trasporti