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Yara Gambirasio: ergastolo per Massimo Bossetti

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Alla fine per Massimo Bossetti la sentenza è la stessa del primo grado: ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio. Dopo oltre 15 ore di camera di consiglio i giudici della Corte d’assise d’appello di Brescia hanno scritto l’ultimo atto, salvo il ricorso in Cassazione, della vicenda.

Massimo Bossetti: ergastolo per Yara

La difesa di Bossetti, rappresentata dagli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporino, durante l’arringa hanno cercato di smontare la “prova regina” a carico di Bossetti, ossia il suo dna nucleare trovato sugli slip e i leggins della ragazza. E’ stata così messa agli atti una foto satellitare che porta la data del 24 gennaio 2011, un mese e due giorni prima del ritrovamento del corpo di Yara nel campo di Chignolo d’Isola. “L’immagine – hanno spiegato – mostra l’esatto punto del ritrovamento del corpo della vittima che, tuttavia, parrebbe non essere identificabile”. Le foto satellitari, secondo il Pg, “non provano nulla”.

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Massimo Bossetti e Yara Gambirasio: le tappe della vicenda (Corriere della Sera, 18 luglio 2017)

La difesa ha chiesto di mettere agli atti video “ricostruttivi”, che, tuttavia, non sono stati ammessi. Il presidente della Corte d’Assise d’Appello di Brescia, Enrico Fischetti, infatti ha gelato la richiesta dei difensori di Bossetti, spiegando: “Gli atti che avete presentato sono già poderosi, ci sono 25 faldoni pieni, avete scritto 258 pagine e 110 motivi aggiuntivi. Non saranno ammessi video che non sappiamo cosa sono, non ci interessano, non sono utili. Noi non ci lasciamo suggestionare, ma il video non ci serve”.

La sentenza per l’omicidio di Yara Gambirasio

La difesa del Carpentiere di Mapello è tornata con forza, durante l’arringa, sulla prova del Dna, che, secondo loro, “non e'” quello di Bossetti. “Andiamo a fare la perizia sul Dna”, ha detto in aula l’avvocato Salvagni. “E’ stata detta una cosa sbagliata e fuorviante sull’elemento cardine”, cioè sul Dna: “Questo dato cosi’ roboante e sensazionale è un dato sbagliato”. “Ma si può condannare un uomo – ha chiesto retoricamente – sulla base di queste incertezze? Perché su 101 ‘amplificazioni’ (prove di Dna, ndr.) 71 sono riconducibili a lui? Cosa che comunque non è vera. Si puo’ condannare un uomo con queste incertezze sul Dna mitocondriale? Ritengo – ha sottolineato – che si possa arrivare a una condanna solo dopo aver tentato in tutto e per tutto di toglierci questi dubbi”. “Il punto – ha aggiunto il difensore – è che quel Dna ha talmente tante criticità, che sono più i difetti che i marcatori”.

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Massimo Bossetti e Yara Gambirasio (La Repubblica, 18 luglio 2017)

Sulla prova del dna prodotta durante il processo di primo grado “c’è assoluta certezza” ha ribadito, dal canto suo, il procuratore generale, Marco Martani, durante la sua requisitoria. “La tipicizzazione del dna, prima attribuita a Ignoto 1 – ha spiegato il Pg – e poi a Bossetti, è stata fatta correttamente e processualmente utilizzabile. La probabilità scientifica che diventa assoluta certezza”. Il Pg, inoltre, ha spiegato che “raramente nella mia carriera ho visto risultati di ottimizzazione statista così rassicuranti”. Infine il Pg ha spiegato che il “dna nucleare identifica in maniera certa un certo individuo e solo quello”, e ha aggiunto che e’ “grottesco pensare, come ha fatto la difesa, che il dna ritrovato sugli slip di Yara sia stato costruito ad hoc per incastrare qualcuno”.

Una sentenza ineccepibile

Per tutte queste ragioni, secondo la procura generale, la sentenza di primo grado, che ha comminato a Massimo Bossetti l’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, è “ineccepibile”. Secondo il Pg la ricostruzione degli elementi di prova e la sentenza “è ben fatta”. Il capo “di imputazione – ha concluso il Pg – è sufficientemente dettagliato, la ricostruzione della responsabilità di Bossetti è ineccepibile, completa e logica”, per questo ha chiesto la conferma della condanna in primo grado: ergastolo. La difesa, invece, ha sottolineato che per condannare Massimo Bossetti nel processo di appello, “dobbiamo essere sicuri che è colpevole. Se permangono dei dubbi dovete assolvere. Questo è il nostro ordinamento”.
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L’avvocato Salvagni, poi, ha ricordato una frase detta in occasione della sentenza del giocatore di football O.J. Simpson, assolto dall’accusa di aver ucciso la moglie, e cioè: “Credo che probabilmente sia stato lui ma non ci sono abbastanza prove”. “Questo e’ lo stato di diritto – ha detto il difensore – il baluardo che non deve essere sorpassato”. Secondo il legale ci sono troppe incongruenze, “non ci si può accontentare di risposte filosofiche. Qui c’e’ in ballo la vita di un uomo. Questo non vuol dire dimenticarsi di Yara. Ma al contrario, significa volere per Yara il vero responsabile di questo omicidio”. Il Pg Martani, infine, ha insistito sul fatto che non “c’e’ da farsi tante fantasie sul movente” e “come sono andate le cose ce lo può dire solo Bossetti, ma credo che a questo punto non lo farà e non ce lo dirà mai. Non solo per esigenze processuali, ma anche per salvaguardare la sua immagine”.