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Valeria Collina Khadija: la madre del terrorista di London Bridge

Valeria Collina Khadija è la madre di Youssef Zaghba, il terzo uomo della strage di London Bridge e del Borough Market. Il terrorista aveva doppia cittadinanza, marocchina e italiana, era nato in Marocco, a Fez, figlio di padre marocchino e madre bolognese convertita all’islam. E il suo passaporto era italiano, anche se nella penisola risulta esserci stato poco: di passaggio eppure non senza incappare nel 2016 in un breve fermo di polizia a Bologna, causa un viaggio ‘sospetto’ verso la Turchia. Ne era rimasta traccia in una segnalazione italiana al circuito internazionale d’intelligence. Caduta forse nel vuoto come altre.

Valeria Collina Khadija: la madre del terrorista di London Bridge

Lei, la madre, dice di averlo sentito per l’ultima volta giovedì scorso: “Mi ha chiamato al telefono nel pomeriggio. Era la telefonata d’addio”. È stata la Digos ad avvisarla della morte del figlio. Gli stessi agenti che avevano tenuto sotto controllo il suo ragazzo nelle rare visite in Italia alla mamma, a Castello di Serravalle, in provincia di Bologna. È qui che la donna vive da due anni: da quando, dopo essersi separata dal marito, marocchino naturalizzato italiano, è rientrata in Italia. Anche la figlia, sorella di Youssef, vive a Bologna. “Sarei dovuta andare a trovarlo tra dieci giorni per festeggiare con lui la fine del Ramadan”. Ma Youssef il giorno dopo è sparito. In questa vignetta di Natangelo sul Fatto Quotidiano Valeria Collina Khadija viene ritratta così:

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La vignetta di Natangelo sul Fatto Quotidiano (7 giugno 2017)

Una rappresentazione per nulla veritiera di pensieri e sentimenti di Valeria Collina Khadija. Ieri l’Espresso ha pubblicato una sua intervista nella quale la donna dice tutt’altro rispetto a come è stata rappresentata nella vignetta, condanna il figlio con dolore e le sue parole sono come pietre di fronte all’orrore del terrorismo:

Si sente in colpa?
«Quando i figli sbagliano, i genitori si danno sempre qualche colpa. Ma io ce l’ho messa tutta e penso che lui sia stato logorato all’interno. Abbiamo sempre controllato le amicizie e verificato che non si affidasse a persone sbagliate. Aveva però internet ed è da lì che arriva tutto. Né in Italia né in Marocco, dove studiava informatica all’Università di Fes, si era mai lasciato trascinare da qualcuno».
Ora molti imam non vogliono celebrare il suo funerale.
«Io li capisco e condivido la loro scelta perché è necessario dare un forte segnale politico. Anche per dare un messaggio ai familiari delle vittime e ai non musulmani».
E lei che messaggio vorrebbe dare loro?
«Solo una madre può provare il dolore di un’altra madre. So che nulla può essere sufficiente ma io sono pronta a tutto quello che può portare loro pace. Mi rendo conto che chiedere il perdono non vuol dire nulla, per questo io mi impegno e prometto che dedicherò la mia vita per fare in modo che non accada più».
In che modo?
«In ogni modo possibile, insegnando il vero islam alle persone, cercando di convincere le famiglie a riempire il vuoto che possono incontrare i loro figli. Dobbiamo combattere l’ideologia dello Stato Islamico con la conoscenza vera e io lo farò con tutte le mie forze».

Youssef Zaghba: il terrorista italiano di London Bridge

La radicalizzazione di Youssef era iniziata almeno due anni fa e il suo nome non era sconosciuto all’intelligence italiane. Il 15 marzo 2016 Zaghba era stato fermato all’aeroporto di Bologna mentre stava per salire su un volo per Istanbul con un biglietto di sola andata. Niente soldi. Circostanze che avevano sollevato sospetti e avevano fatto scattare il fermo. La madre raccontò che il figlio le aveva detto di essere diretto a Roma, chiese di trattenerlo per non farlo partire e collaborò con gli investigatori. Youssef perse il volo. Sul suo cellulare vennero trovati sermoni dell’Is e qualche video, venne denunciato e indagato per terrorismo internazionale, poi rilasciato. Da quel momento, durante le sue tre visite alla madre, venne tenuto sotto controllo dalla Digos che lo segnalò alle autorità britanniche come “possibile sospetto”.

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La foto di Youssef Zaghba e degli altri due terroristi di London Bridge

Ieri la donna ha detto a l’Espresso che suo figlio a Londra, in quel quartiere che “non mi ha mai trasmesso serenità”, “ha frequentato le persone sbagliate”. Una giustificazione tipica delle madri. Lei si era sposata dopo un viaggio in Marocco in cui aveva conosciuto il padre di Youssef e della sua altra figlia, Kawtar. Secondo quanto raccontano i parenti il marito era violento con lei, per questo qualche anno dopo lo ha lasciato.
EDIT: Mario Natangelo ha preso benissimo il fatto che abbiamo criticato la sua vignetta in questo articolo con le seguenti poderose argomentazioni:
natangelo
Proviamo a spiegare meglio: come scritto nel titolo, l’articolo è un ritratto della madre e quindi non è né un post né una riflessione. In quella vignetta Natangelo non sta rappresentando le mamme italiane perché le mamme italiane non rispondono “a che ora fai l’attentato?” quando gli dici che esci e la “tipica mamma italiana” non è musulmana. Natangelo non stava rappresentando la tipica mamma italiana: stava rappresentando Valeria Collina Khadija, e lo stava facendo a prescindere da quello che lei ha detto. Registriamo infine che quando su neXt si difende Natangelo siamo bravi, quando lo si critica tutto fa click.