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Valentino T.: a Chi l'ha visto? il servizio sull'uomo sieropositivo accusato di aver contagiato sei donne

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Valentino T., l’uomo accusato di lesioni gravissime per aver avuto consapevolmente rapporti sessuali mentre era ammalato di AIDS e che ha contagiato almeno sei donne tra 2006 e 2014, rimarrà in carcere. Il Giudice per le indagini preliminari ha infatti detto no all’istanza di scarcerazione presentata dal suo avvocato.

Valentino T.: a Chi l’ha visto? il servizio sull’uomo sieropositivo accusato di aver contagiato sei donne

Ieri Chi l’ha visto? si è occupato di Valentino T. perché alla ricerca di altre donne che potrebbero essere state contagiate. L’uomo aveva conosciuto molte delle sue vittime in chat sulla Rete. Il suo avvocato Giuseppe Minutoli ha spiegato che l’uomo è orfano e vive da solo dall’età di vent’anni. Non ha però voluto discutere delle accuse al suo assistito, nemmeno confermando il numero di persone coinvolte. L’avvocato dice che quello che si sta dicendo del ragazzo è un fardello perché l’uomo non avrebbe fatto intenzionalmente quello di cui è accusato. C’è stata «una leggerezza di comportamento sociale», dice, ma il suo assistito «non è un mostro».

Chi l’ha visto: l’ avvocato di Valentino T. di next-quotidiano

Le accuse a Valentino T.

Il pm Francesco Scavo aveva espresso parere negativo alla scarcerazione e ora Valentino T. potrà rivolgersi al tribunale del riesame. Stando all’ipotesi accusatoria, l’indagato, originario di Caltanissetta, nel periodo compreso tra il 2006 e il 2014 avrebbe intrattenuto rapporti di natura sessuale senza l’uso del profilattico con diverse partner contattate e conosciute dapprima in chat, pur consapevole di essere affetto dal virus dell’Hiv e senza informare le dirette interessate di essere sieropositivo. Avrebbe agito con l’aggravante dei futili motivi, e cioè provare più piacere nel rapporto sessuale. Tra le vittime del contagio figura anche una ragazzina che nel 2007 era 14enne e che aveva conosciuto l’indagato perché era stato compagno di scuola della sorella maggiore. L’uomo è in carcere dal 24 novembre scorso, e il suo difensore aveva chiesto al giudice di scarcerarlo o di infliggergli comunque la detenzione a domicilio. Spiega oggi Adelaide Pierucci sul Messaggero:

Tra le sei vittime già rintracciate, oltre alla minorenne, ci sono anche due giovani che avevano avuto il primo rapporto con quell’uomo: anche una ventenne che ha scoperto la malattia in stato di gravidanza. Poi un’infermiera che, interrogata su altri possibili fonti accidentali di contagio, «ha escluso che nello svolgimento della sua professione»», si legge sull’ordinanza di arresto, «sia incorsa in situazioni che possano averla fatta solo sospettare di aver contratto il virus, così da doversi sottoporre alle procedure precauzionali previste per il personale sanitario in certi casi». L’uomo, che non disdegnava le chat erotiche e incontri di gruppo, secondo i magistrati, «era come preda di una foga bulimica di appagamento sessuale» e nonostante fosse consapevole della sieropositività dal 2005, continuava ad intrecciare relazioni stabili e occasionali tacendo.
Non solo, Vale (come si faceva chiamare in chat) non si preoccupava «nemmeno di seguire le cure antiretroviral specificamente destinate a depotenziare la carica infettiva del virus e dunque ad assicurare una maggiore protezione agli eventuali partner». E’ per questo che il gip ha scelto la misura del carcere.«Una compulsività tale nella ricerca di relazioni fisiche – è stata la conclusione – non potrebbe essere minimamente arginata e tantomeno neutralizzata dall’imposizione degli arresti domiciliari».

Anche Ilaria Sacchettoni sul Corriere della Sera ha riportato alcune frasi di Valentino T. e del suo avvocato per spiegare ciò che è successo:

«Ho vissuto con la maggior parte di queste donne, eravamo innamorati, facevamo colazione in cucina al mattino: perché avrei dovuto fargli del male?» chiede con gli occhi sgranati, spaventato dal carcere ma senza capire, convinto che alla roulette russa si possa anche scampare. Perché rischiare però? Di fronte a questa domanda è sempre rimasto in silenzio. Nel suo caso la patologia, sostiene l’avvocato, era in fase regressiva «al punto da rendere il contagio improbabile». È la sua linea difensiva. Il legale produrrà una consulenza sul cosiddetto «effetto bandierina», cioè un periodo in cui il virus è più debole e la sua capacità di contagio si riduce. «Ecco perché il mio cliente ha ritenuto di poter gestire la malattia e gli effetti sulle partner». Ma il vero asso nella manica di Valentino è la sua attuale compagna. Trent’anni anche lei, uno stipendio, amici dello stesso giro delle vittime. Innamorata, leale ma soprattutto negativa al test. «E’ la dimostrazione — sostiene il difensore – che il mio cliente non è un mostro. Certo, è un ragazzo che non ha avuto un’educazione sentimentale o affettiva, ma altro non c’è».

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