Attualità

Tutti i complotti e i manganelli dei black bloc all'EXPO

Succede sempre così. Ad ogni devastazione compiuta dai Blac Bloc come quella vergognosa di ieri a Milano, si scatenano periodicamente due opposti scemismi che intersecano più o meno tutto il popolo italiano dotato di social network. Il primo è quello che rimpiange i manganelli della Diaz, a conferma del fatto che gli italiani non sanno andare a destra senza usare il manganello. L’altro scemismo è quello del grande complotto che vede i devastatori più o meno d’accordo con la polizia nella loro opera per motivi oscuri ma nei quali di solito c’entrano i servizi segreti e il Nuovo Ordine Mondiale. E così è andata anche dopo le devastazioni del centro di Milano.
 
L’ITALIA DEL MANGANELLO SEMPRE IN SERVIZIO (A CHIACCHIERE)
I fotogrammi che restano del primo maggio sono soprattutto quelli di un manipolo di qualche centinaio di incappucciati e black bloc che ha trasformato il corteo pacifico in guerriglia urbana con danni economici e di immagine difficili da calcolare. Il bilancio è di vetrine di negozi devastate, ingressi di banche completamente distrutte, di decine di auto date alle fiamme o danneggiate, di una ‘battaglia’ che lascia ben evidente sui muri della città le frasi della protesta. A fine giornata sono cinque gli arresti per resistenza aggravata. Sono tutti italiani tra i 27 e 42 anni, tra loro due donne, tutti sono anche indagati per lesioni, lancio di cose pericolose e oltraggio. Il numero dei feriti tra i manifestanti non è noto, 7 carabinieri lievemente feriti e 4 poliziotti contusi è invece il resoconto tra le forze dell’ordine. Un bollettino che racconta quasi nulla di una giornata in cui sono 400 i lacrimogeni sparati dalle forze dell’ordine per respingere sassaiole, lancio di fumogeni e bombe carta. L’eroe (si fa per dire) della giornata è stato però questo evidente rintronato che tra un “cioè” e l’altro ha dato la sua versione dei tafferugli:

Ciò nonostante, il direttore della Stampa Mario Calabresi riesce nel capolavoro politico di dire che la devastazione è colpa delle troppe chiacchiere sulla polizia dopo la Digos.
complottismo blac bloc
 
Ovviamente in un paese con un’opinione pubblica non incivile non ci sarebbe nemmeno bisogno di spiegare che
a) delle devastazioni dei manifestanti a Genova si è invece parlato in abbondanza, addirittura con ciò volendo giustificare la successiva “macelleria messicana” della Diaz
b) la (GIUSTA) decisione di tenere la posizione da parte delle forze dell’ordine per evitare il peggio ha invece fatto in modo che i danni fossero limitati
c) se “parlare di” un problema fosse un modo per risolverlo a quest’ora avremmo già risolto il problema della fame nel mondo (e gli stipendi dei direttori di quotidiani italiani sarebbero giustificati)
Per i più saldi di stomaco, poi, c’è Nicola Porro che su Twitter ha appena scoperto il colpevole degli scontri di Milano: Fedez, che ha avuto l’ardire di negare un’intervista a Virus (e da quel giorno è diventato improvvisamente antipatico al vicedirettore del Giornale):
complottismo blac bloc 1
 
Mentre è inutile sottolineare che la migliore risposta a Fedez l’abbia data ieri Filippo Facci, Porro dovrebbe ricordare che, come ha imparato il suo editore, la responsabilità penale è personale e le stronzate di Fedez non influenzano chi era già venuto con l’intenzione di devastare. Da notare anche il senatore Paolo Romani di Forza Italia, il quale dimostra che è inutile continuare a pagargli lo stipendio da senatore e sarebbe meglio devolverlo alle forze dell’ordine chiedendo ai poliziotti di “pestare questi bastardi” (!):
complottismo blac bloc 2
Quando poi si rende (forse) conto dell’enorme cazzata cerca di giustificarla con la solita frescaccia della ‘provocazione’, che, come sapete, esce fuori a giustificare qualsiasi nefandezza verbale: «Interessante dibattito dopo mie provocazioni di ieri:c’è differenza fra un problema di ordine pubblico ed un deliberato atto di guerra?». Certo che c’è differenza, viene da rispondergli. La stessa differenza tra Paolo Romani e un senatore.
 
IL SOLITO COMPLOTTO DEI BLACK BLOC
E mentre a vincere l’Internet ieri è questa fantastica foto (ma lei non è la sorella di Maria Elena Boschi, come ha scritto un blog di bufale)…
blac bloc complottismo4
C’è chi come al solito ha capito che se hanno buttato via i vestiti neri significa che sono ricchi, perché i poveri non possono permettersi di liberarsi di indumenti che li incriminerebbero durante una manifestazione.
blac bloc complottismo 1
E c’è anche chi dice che sono ovviamente pagati dal regime, per colpa di KOSSIGA:
blac bloc complottismo 2
E chi parla di “presunti manifestanti” hostando un video che nulla c’entra con l’accaduto:

sono un minorenne, sono un …..?!?!?!?…….”Ascoltate le parole del presunto infiltrato/manifestante……
Posted by Io Voglio essere intercettato on Venerdì 1 maggio 2015

Infine, non poteva mancare chi dell’oscuro complotto per imporre la legge marziale al popolo ha capito tutto:
blac bloc complottismo 3
E invece ci vuole poco a capire a cosa ha portato la devastazione di ieri: oggi, come riporta l’ANSA, dal Financial Times, al Guardian, da Le Monde a Der Spiegel, dal Pais alla Bbc, tutti parlano della “guerriglia” di Milano. “L’Expo mondiale, rovinato dagli scontri, che punta a tirar fuori l’Italia dalla crisi”, titola l’FT che racconta come “dopo una vigilia segnata dagli scandali sulla corruzione, ritardi e battaglie sulle spese”, ha aperto al pubblico l’Expo di Milano con la speranza che l’evento aiuti l’Italia a uscire dalla recessione. Il quotidiano cita le parole del premier Matteo Renzi sull’Italia pronta a ripartire, ma parla poi delle proteste che hanno rovinato l’evento bloccando il centro di Milano. “La violenza oscura l’inizio di Milan Expo con gli scontri tra polizia e manifestanti”, titola The Guardian che pubblica la foto di un gruppo di poliziotti che aiutano un collega raggiunto dalle fiamme. E parla di come l’Expo potrebbe aiutare l’Italia “dopo anni di declino economico”. Anche la BBC online ricorda come “l’Italia, in recessione, spera che la fiera possa portare molti soldi. Dieci milioni di biglietti sono stati già venduti. Ma poco dopo l’apertura, i manifestanti a Milano si sono scontrati con la polizia, che ha risposto con gas lacrimogeni”. “I ‘no Expo’ contro la fiera di Milano” titola Le Monde che parla degli scontri scoppiati “tra la polizia e decine di incappucciati” che hanno rovinato un corteo che voleva essere pacifico. “Scontri a Milano, guerriglia in strada per l’Expo” è il titolo del tedesco DER SPIEGEL. “Nel centro di Milano è stato il caos – si legge – molte strade sono state chiuse al traffico e molti negozi sono rimasti chiusi”. E ancora: “Dimostranti incappucciati hanno lanciato pietre, bombe incendiarie e bottiglie contro la polizia”. EL PAIS, che apre la pagina di esteri con i “Gravi scontri a Milano” e una grande foto che mostra lan situazione nella città con colonne di fumo e agenti in tenuta antisommossa, scrive che “le autorità italiane hanno una grande capacità di prevedere gravi scontri, ma quasi nessuna di evitarli”. E dedica tutto l’articolo al fatto che la polizia aveva previsto l’arrivo di violenti da Italia, Francia Germania e Grecia, ma non è riuscita poi a fermarli. La figura di merda internazionale dell’Italia è invece l’unico effetto collaterale dell’accaduto. Non i complotti e nemmeno l’Uomo Forte che manca ai nostalgici del manganello. Ma in Italia la situazione resta sempre la stessa: disperata, ma non seria.