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A Treviso hanno chiamato i veterinari a fare il contact tracing

Un focolaio proprio tra chi cerca i contagiati: è quello che è successo a Treviso dove son stati trovati 15 positivi, sui 190 dipendenti del Dipartimento di Prevenzione, sede della Madonnina di Treviso. E per sopperire alla mancanza di “tracer” sono stati chiamati i veterinari

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Un focolaio proprio tra chi cerca i contagiati: è quello che è successo a Treviso dove son stati trovati 15 positivi, sui 190 dipendenti del Dipartimento di Prevenzione, sede della Madonnina di Treviso, sottoposti allo screening. “I dati dello screening odierno, con 1 solo positivo su 170 dipendenti testati confermano la tesi secondo cui il cluster ha un’origine esterna al Dipartimento – ha precisato il direttore, Stefano De Rui -. Per quanto riguarda l’attività del Dipartimento prosegue in modo regolare, invito tutti gli utenti alla massima tranquillità: i contatti con il personale, peraltro per la quasi totalità negativo, sono brevi e non comportano alcun rischio di contagio, considerato anche l’utilizzo dei Dpi. A seguito dei casi rilevati abbiamo effettuato, per massima precauzione, anche una sanificazione straordinaria dei locali”. Repubblica spiega però che per sopperire al personale in isolamento è stato chiesto ai veterinari di continuare il contact tracing:

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Esiste un problema Treviso in Veneto? Non per Zaia, che ha escluso il ricorso a lockdown nella regione. L’ultimo piano d’emergenza, approvato lo scorso 20 ottobre, prevede per l’attivazione di misure solo il monitoraggio di indicatori ospedalieri, come ricoveri e terapie intensive, e al momento gli ospedali hanno numeri gestibili: 35 ricoverati al Ca’ Foncello di Treviso, 34 a Vittorio Veneto e altri 7 negli “ospedali di comunità”. La diffusione del virus sul territorio però sembra sempre più difficile da controllare. Il direttore dell’azienda sanitaria, Francesco Benazzi, ha reso noto che a Treviso per ogni positivo vengono trovati altri tre contagiati nella cerchia stretta dei contatti. La Regione però non rende noto l’indice di riproduzione (Rt) del Sars-CoV-2 suddiviso per provincia. Intanto il virus è entrato anche nel dipartimento di prevenzione “La Madonnina” dell’Ulss, che si occupa delle inchieste epidemiologiche, dei tracciamenti e di isolare i contatti dei positivi: il focolaio a ieri contava 15 persone, finite in quarantena e costrette a sguarnire la prima linea, mentre è ancora in corso la ricerca dei loro contatti. I positivi nel dipartimento sono «amministrativi che si occupano del tracciamento — spiega il direttore dell’Ulss, Benazzi — per fortuna non sono operatori che fanno tamponi o vaccinazioni». Per sostituire i medici malati e supportare gli operatori nel contenimento del contagio sono stati chiamati alle armi anche i veterinari, che in questo momento stanno effettuando il contact tracing. Il loro contributo era già stato richiesto lo scorso agosto, quando servivano rinforzi per gestire i molti contagi e i importanti focolai scoppiati in centri di accoglienza e grandi aziende, casi chiusi ma che per l’Ulss potrebbero aver avuto un ruolo nella propagazione del contagio.