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Terremoto in Centro Italia: perché i fondi per l'emergenza non sono il vero problema

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Le tre scosse di terremoto della mattina del 18 gennaio hanno per la terza volta fatto scattare l’emergenza in Centro Italia. A rendere difficile la vita di terremotati e sfollati e a rallentare la macchina dei soccorsi non è stato però il sisma ma un evento meteorologico ampiamente previsto la cui portata però è stata – colpevolmente accusano alcuni – sottovalutata dalle autorità e dalla Protezione Civile. Come è possibile che la Protezione Civile, che già si trova ad operare in emergenza da ottobre (e in alcune aree da agosto) non sia riuscita a far fronte in maniera tempestiva alla situazione?
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La storia dei soldi degli SMS solidali “spariti”

Il primo equivoco da chiarire riguarda il denaro raccolto in questi mesi con le sottoscrizioni volontarie da parte dei cittadini italiani: sulla gestione dell’emergenza di questi giorni non hanno alcun peso i fondi raccolti con gli SMS solidali, che saranno invece destinati alla ricostruzione. Più di qualcuno, ad esempio il MoVimento 5 Stelle, in questi giorni ha chiesto che venissero spesi subito paventando il rischio che quei soldi fossero in qualche modo ostaggio delle banche, ma non è così. Semplicemente saranno utilizzati per altri progetti che partiranno quando cesserà la fase di emergenza e si potrà procedere a pensare come ricostruire i paesi distrutti e le abitazioni danneggiate (ad oggi anche i confini dell’area del Cratere, ad esempio, devono ancora essere stabiliti in modo definitivo). Quei circa 28 milioni di euro raccolti dalla Protezione Civile sono al sicuro, e se proprio non volete donare tramite telefono cellulare ci sono altre raccolte fondi: Un aiuto subito è quella lanciata da Corriere della Sera e La 7. Anche in questo caso il denaro raccolto (ad oggi siamo a 1.432.852 euro) verrà utilizzato per finanziare progetti di ricostruzione: ad Amatrice verrà realizzata una mensa scolastica e cittadina e un villaggio del cibo, progettati dall’architetto Stefano Boeri, ad Arquata del Tronto invece è stata realizzata e consegnata alla cittadinanza il 29 Novembre 2016 una scuola.

I fondi stanziati da Governo e Unione Europea per fare fronte alle emergenze

Per le emergenze invece lo Stato attinge al Fondo Emergenze del Ministero dell’Economia e quelli stanziati a partire dalla dichiarazione dello stato di emergenza (25 agosto 2016) che ammontano a 50 milioni di euro per il sisma del 24 agosto, 80 milioni per gli eventi sismici di ottobre ai quali oggi il governo ha aggiunto ulteriori 30 milioni destinati a far fronte esclusivamente ai primi urgenti interventi di soccorso legati alla fase di emergenza. Lo stanziamento andrà a valere sulle disponibilità del Fondo per le Emergenze Nazionali. Il 1 dicembre l’Unione Europea ha sbloccato 30 milioni del Fondo di Solidarietà. Nella Legge di bilancio 2017 il Governo ha previsto inoltre:

6,1 miliardi di euro (100 milioni di euro per l’anno 2017 e 200 milioni di euro annui dall’anno 2018 all’anno 2047) per la concessione del credito d’imposta maturato in relazione all’accesso ai finanziamenti agevolati, di durata venticinquennale, per la ricostruzione privata (di cui all’art. 5 del D.L. 189/2016);
1 miliardo di euro (200 milioni di euro per l’anno 2017, 300 milioni di euro per l’anno 2018, 350 milioni di euro per l’anno 2019 e 150 milioni di euro per l’anno 2020) per la concessione dei contributi per la ricostruzione pubblica (di cui all’art. 14 del D.L. 189/2016).

La Protezione Civile si occupa al momento dell’assistenza agli sfollati, in totale sono 10.098 così ripartite: 6.569 nelle Marche, 1.976 in Umbria, 547 nel Lazio e 1.006 in Abruzzo. Si tratta di dati in evoluzione perché l’ultimo aggiornamento risale al 16 gennaio (quindi due giorni prima dell’ultimo terremoto):

In particolare, sono oltre 8.200 le persone ospitate in alberghi e strutture ricettive, di cui quasi 3.200 sul proprio territorio e oltre 5mila lungo la costa adriatica e sul lago Trasimeno. Sono oltre settecento gli alloggiati nei moduli e negli appartamenti realizzati in occasione di terremoti del passato, in Umbria, nelle Marche e in Abruzzo, mentre circa 450 sono coloro che trovano accoglienza nel proprio comune in container, moduli abitativi prefabbricati rurali emergenziali e camper allestiti in questi mesi dalla Protezione Civile. Sono, infine, circa meno di settecento gli assistiti in palazzetti, centri polivalenti e strutture allestite ad hoc nel proprio comune.
Degli oltre 6.500 assistiti nella Regione Marche, quasi 2.000 sono in strutture ricettive sul territorio e circa 3.800 negli alberghi della costa adriatica.
In Umbria, invece, sono ospitati nelle strutture ricettive sul territorio in oltre 500, mentre poco più di 900 sono alloggiati negli alberghi individuati in altre aree nella stessa regione e sul lago Trasimeno.
Per quanto riguarda i cittadini del Lazio assistiti direttamente, poco più di 300 hanno trovato alloggio negli alberghi della costa adriatica e oltre 200 presso gli alloggi del piano CASE e MAP messi a disposizione in Abruzzo.
Nella Regione Abruzzo, infine, gli assistiti sono circa mille: oltre 200 presso gli alloggi del piano C.A.S.E. e MAP sul territorio, e quasi 800 in strutture ricettive distribuite sul territorio.

Questo calcolo non tiene conto dei SAE, le cosiddette “casette”, destinate a chi non ha voluto (o non ha potuto perché molti sono allevatori che non possono abbandonare le proprie stalle e i propri animali) abbandonare le zone colpite dai terremoti: i primi moduli sarebbero dovuti arrivare in questi giorni ma la sistemazione di tutti coloro che ne hanno fatto richiesta è ben lontana da essere completata. In definitiva i soldi ci sono, il problema è far arrivare i contributi a chi ne ha bisogno e questo – come faceva notare il MoVimento 5 Stelle – non sempre è avvenuto in maniera tempestiva. Secondo il M5S diversi milioni di euro non sono ancora stati spesi:

I fondi destinati allo svolgimento dell’anno scolastico 2016/2017 al Miur (5 milioni) e quelli destinati al programma infrastutture ambientali per l’anno 2016 (3 milioni) non sono ancora stati spesi.
I fondi destinati all’indennità per lavoratori dipendenti (124,5 milioni) e lavoratori autonomi (134,8 milioni) per il solo 2016 sono fermi per via della predisposizione della convenzione con il Ministero del Lavoro e Politiche Sociali.
I fondi destinati alle assunzioni a tempo determinato nei comuni per il 2016 (1,8 milioni) non sono ancora arrivati al Ministero dell’Interno.
I fondi destinati al parco mezzi del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco per il 2016 (5 milioni) sono fermi al Ministero dell’Interno.

Come si può vedere dall’elenco si tratta  di denari non immediatamente utili per fronteggiare le fasi attuali dell’emergenza e che avrebbero dovuto essere utilizzati per interventi strutturali, difficili in una situazione in cui molte infrastrutture devono essere ricostruite da zero oppure per le assunzioni di personale o per l’erogazione di indennità. Ma probabilmente sono i fondi destinati al parco mezzi dei VVFF che forse avrebbero potuto rendere più semplici gli interventi di soccorso agli sfollati.
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I ritardi nei soccorsi all’Hotel Rigopiano e i problemi della gestione ordinaria dell’emergenza

Riguardo alla tempestività degli interventi in questi giorni si è molto parlato: già nella settimana precedente al sisma era stato diramato l’allerta arancione in Abruzzo, allerta confermato anche nella giornata del 16 gennaio. Si tratta di uno stato di emergenza imminente per fronteggiare il quale la Protezione Civile prevede che venga attivata la sala operativa regionale e che le Prefetture attivino le strutture periferiche. Emblema dei problemi organizzativi la situazione paradossale vissuta dal Sindaco di Ussita che si è visto arrivare (con due giorni di ritardo) la turbina per aprire la strada senza catene da neve. La Protezione Civile infatti aveva inviato il mezzo sprovvisto dei dispositivi per procedere sul terreno fortemente innevato e ghiacciato e così le operazioni di sgombero si sono dovute interrompere fino a che non è stato recuperato un paio di catene da neve (in teoria ne servirebbero due paia). Qualcosa senza dubbio non ha funzionato a dovere perché è impensabile che un mezzo che deve operare su strade ghiacciate venga bloccato per la mancanza di catene. Si tratta di un problema che va al di là della situazione eccezionale e dell’emergenza terremoto in sé. Anche Enel e Terna sono sotto accusa per i ritardi nel ripristino della fornitura di energia elettrica alle abitazioni: sono decine di migliaia le persone (alcune delle quali isolate) che sono senza corrente elettrica a causa delle forti nevicate.

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L’allerta e le criticità oggi in Abruzzo e nelle Marche. Per i bollettini consultare il sito regionale.

Diversa invece è la questione, che ha scatenato molte polemiche, degli elicotteri del Corpo Forestale rimasti a terra dopo che la Forestale è stata assorbita dall’Arma dei Carabinieri. Il Conapo, sindacato dei vigili del fuoco, attacca, parlando di situazione “gravissima”, con un “patrimonio di esperienza e professionalità” tenuto inutilizzato, “mentre l’Italia è in piena emergenza e piange, altro che riforma dello Stato, il ministro Madia dovrebbe riflettere”. Fonti degli ex sindacati del Cfs sostengono che gli elicotteri del Corpo erano abilitati all’uso civile e la riconversione all’uso militare – richiesta con il transito ai Carabinieri – sarebbe oltremodo complessa oltre che costosa. Da parte sua l’Arma precisa che la base Ciuffelli, acquisita dall’1 gennaio, non è chiusa, ma gli elicotteri del Cfs, di base a Rieti e Pescara, comunque non volano. Questo perchè gli NH500, efficienti, “non sono nelle condizioni di operare nelle zone innevate nelle condizioni climatiche attuali, mentre dei tre AB 412 trasferiti all’Arma uno è operativo al Nord Italia e gli altri due sono inefficienti da mesi, in attesa di interventi straordinari di manutenzione, così come i tre A 109”. I parlamentari M5S Patrizia Terzoni, Massimiliano Bernini ed Elena Fattori, con un’interrogazione, chiedono “l’immediato sblocco di quegli elicotteri della forestale, che sono perfettamente attrezzati per atterrare sulla neve e portare soccorso in situazioni critiche come quella nella quale si trova l’area colpita da terremoto e maltempo, difficilmente raggiungibili coi mezzi terrestri”. Il Fatto Quotidiano riporta le accuse di Antonio Di Lizia, ex pilota della Forestale:

L’EX BASE degli elicotteri del Corpo forestale dello Stato presso l’aeroporto Ciuffelli, è chiusa, tre elicotteri sono rinserrati negli hangar. Fermi, inutili. La ragione? Motivi burocratici, ci confermano operatori da noi interpellati, legati al passaggio del Corpo ai carabinieri. Si tratta di personale altamente specializzato, elicotteristi abituati a operare in zone di montagna e a volare di notte anche in condizioni difficili. In più, aggiungono gli operatori, sull’uso della base ci sarebbe un braccio di ferro tra Corpo dei Vigili del Fuoco e Arma dei Carabinieri.
Brutta situazione, confermata su Notizie.Tiscali da Antonio Di Lizia, ex pilota della Forestale ora nei Vigili del Fuoco: “I nostri elicotteri sono tutti fermi, non possono essere utilizzati perché ci sono delle lentezze burocratiche che ci hanno impedito di andare in volo”. Forse, quegli elicotteri avrebbero potuto tentare di raggiungere l’Hotel Rigopiano, forse potrebbero essere utili per portare mangime e acqua agli allevamenti allo sbando. Forse…La realtà è che sono fermi. “Non ci sta uccidendo la neve, non il terremoto, ma la burocrazia”, è l’accusa lanciata da Gianluca Pasqua, sindaco di Camerino, un uomo mite che in questi mesi di emergenza non ha mai fatto polemiche, “ma tutto ha un limite”.

Che senso ha tenere, in un’area soggetta a forti nevicate, elicotteri non idonei ad operare nelle zone innevate? Di chi è la responsabilità nell’aver acquistato mezzi che non possono essere sempre utilizzati?

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La ricostruzione dell’emergenza all’Hotel Rigopiano di Farindola (Corriere della Sera, 20 gennaio 2017)

È invece ancora da accertare se e perché i soccorsi all’hotel Rigopiano, colpito da una slavina che l’ha completamente sommerso, siano partiti in ritardo. Il ritardo nei soccorsi sarebbe stato determinato da una sottovalutazione della gravità della situazione causa di una catena di comando farraginosa che, tra la prima segnalazione al 118 del disastro, le 17.40, e l’invio della colonna di soccorso, poco dopo le 19.30, ha perso quasi due ore. Questa ricostruzione è stata in parte contestata dalla prefettura di Pescara, che sostiene che i soccorsi sono partiti nei tempi compatibili con una strada bloccata dalla neve. Secondo alcune versioni la macchina dei soccorsi si sarebbe mossa , alle 18,50 secondo altre (la richiesta di aiuto era delle 18). E qui bisognerà comprendere perché gli elicotteri ci abbiano messo molte ore a mettersi in volo. Scrive il Messaggero che “quelli della Forestale-ormai confluita nei carabinieri erano in manutenzione. Quelli dei carabinieri sono partiti più tardi. Infine, ieri il sindacato Conapo ha denunciato: «Assurdo che i Vigili del Fuoco ancor oggi nel 2017 non si siano dotati delle strumentazioni e del numero di piloti necessari per far volare di notte. E parliamo di quegli elicotteri che già il 24 agosto 2016 hanno dovuto attendere la luce per trasportare i Vigili del Fuoco nelle zone terremotate. Quegli stessi elicotteri che anche questa mattina, non prima dell’alba, hanno trasportato i soccorritori all’hotel Rigopiano». Nella ricostruzione di Repubblica, a firma di Marco Mensurati, si parla anche di spazzaneve che finiscono il gasolio e ulteriori ritardi. Se le ipotesi venissero confermate saremmo di fronte a problemi e ritardi causati dalla mancanza di mezzi e da una macchina dei soccorsi che non è in grado di muoversi tempestivamente nelle emergenze.