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Terremoti, tetti di cemento e pareti friabili

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I vigili del fuoco hanno consegnato alla procura di Ascoli una prima informativa sul terremoto in centro Italia dal titolo significativo: «Crolli anomali». Servirà come primo passo nelle due inchieste aperte per accertare le responsabilità nei crolli di Amatrice, Arquata del Tronto e Accumoli, le tre cittadine che hanno sofferto i maggiori danni dal sisma del 24 agosto.

Terremoti, tetti di cemento e pareti friabili

Il Corriere della Sera, che parla di tetti di cemento e pareti friabili, racconta che la procura di Rieti prepara il sequestro della documentazione relativa alle ristrutturazioni, mentre i magistrati di Ascoli hanno già individuato un prototipo di lavori-killer in una ristrutturazione eseguita nel centro storico di Arquata.

Si tratta di una casa in via di rifacimento con i fondi del ‘97 proprio di fronte al Comune. Alle 3.36 del 24 mattina si è sbriciolata sotto il peso del tetto. C’è bisogno di verità, in queste zone: ci sono 291 vittime — 50 ad Arquata, 11 ad Accumoli e 230 ad Amatrice, dove ce ne sono ancora 14 da identificare, e su 5 sarà necessario il test del dna — 388 feriti, 2.500 sfollate e intanto lo sciame sismico non si ferma, visto che solo ieri sono state registrate 300 scosse, arrivate a un totale di 1.493. Così, entro domani, i magistrati di Ascoli incaricheranno un ingegnere dei Vigili del fuoco di effettuare una perizia sulle tecniche di esecuzione dei lavori. Fin qui è emerso che il punto debole della costruzione è l’accoppiata fra pareti leggere e tetto pesante. Una copertura realizzata con la soletta in cemento armato laddove per le mura si è impiegato materiale povero (pozzolana, tufo, sabbia). Le vibrazioni avrebbero trasformato quel tetto in una mannaia.
«Non esiste nulla di più rischioso in zona sismica», dicono gli investigatori. E questo però vuol dire anche che chi ha dato il via libera ai lavori o chi, visti i progetti, li ha autorizzati, rischia di essere indagato per disastro colposo. È un’ipotesi che potrebbe portare alle prime iscrizioni sul registro degli indagati: i vertici degli uffici comunali e forse anche più su, fino al sindaco. A Rieti gli investigatori, coordinati dal procuratore capo Giuseppe Saieva, hanno in mente due filoni. Il primo riguarda le ristrutturazioni, tipo quella della scuola rifatta nel 2012 o il campanile: lavori clamorosamente inadeguati fatti con fondi pubblici. Casi che potrebbero nascondere corruzione, abusi. E l’altro filone, l’abusivismo edilizio. Seconde case venute su senza permessi. In un caso e nell’altro Saieva e i pm stanno preparando i quesiti da sottoporre a un pool di tecnici: varie domande per un solo interrogativo, le costruzioni erano a prova di terremoto?

Repubblica intanto pubblica questa galleria di crolli che evidenziano la possibilità di errori o dolo nella costruzione degli edifici:


Nel dossier dei vigili del fuoco si racconta che sono bastati i primi, superficiali controlli a mostrare quale fosse la situazione degli stabili. E dunque il motivo che li ha di fatto sbriciolati. Riguarda le modalità di interventi fatti in tempi diversi, in particolare le «aggiunte» successive alla data di costruzione. In molti casi è bastata un’ispezione superficiale per notare come le antiche strutture, rette da muri di pietra, siano ora sovrastate da altri locali in cemento armato. Stanze, terrazzi, verande costruiti in maniera non idonea che hanno pesato sulle fondamenta portando l’intero stabile alla distruzione totale o parziale.
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I danni nel centro di Amatrice (Corriere della Sera, 28 agosto 2016)

I danni e i furbi

 
Repubblica invece fa sapere che nel Piano di Protezione civile consegnato alla Regione Lazio nel 2012, e poi aggiornato, gli uffici tecnici del Comune di Amatrice avevano scritto nero su bianco che il rischio sismico era alto e si rischiava di fare la fine de L’Aquila: «Dobbiamo rilevare che l’edilizia abitativa e non del territorio comunale è per lo più risalente all’Ottocento e ristrutturata con vari interventi risalenti al Novecento, gli interventi in cemento armato e la loro diffusione sono sicuramente riconducibili agli interventi realizzati dopo il 1960, pertanto il rischio sismico è alto, lo testimoniano i danni riportati dall’edilizia causati dal sisma del 1979 e da ultimo quello del 2009 che interessò la città dell’Aquila». Ma c’è di più. Nell’articolo di Corrado Zunino si racconta l’iter delle istituzioni per i problemi di Amatrice e il ruolo del sindaco Sergio Pirozzi:

Il Comune doveva, secondo legge del 1992, «attuare le attività di previsione». A fatica, la Regione Lazio nel 2012 è riuscita a ottenere il Piano di Protezione civile che, ancora, ha evidenziato i problemi idrogeologici derivati dagli interventi più recenti: «Senza dubbio la tipologia costruttiva (muratura portante in pietrame locale) influenza in maniera determinante la vulnerabilità degli edifici esistenti con potenziali rischi per la popolazione, nei piccoli borghi e nel capoluogo, caratterizzati da vie strette senza slarghi».
Di più, il Comune di Amatrice nel 2012 ha detto a se stesso che, come richiedeva un’ordinanza della Presidenza del Consiglio, l’amministrazione locale doveva controllare i suoi edifici sia «in relazione alle conseguenze di un eventuale collasso» che per «le finalità di Protezione civile». Le conseguenze del terremoto delle 3.36 hanno dimostrato la latitanza del controllo. Tra l’altro, il Piano indicava con un’esattezza oggi raggelante i “punti deboli” del Comune. In particolare, il costone a Nord presso l’Hotel Roma «presenta terreni alluvionali sabbiosi limosi depositatesi su formazioni più consolidate che li rendono generalmente instabili». Quell’albergo, l’altra notte, si è ripiegato sui clienti che stavano dormendo. Seppellendoli. Il Comune di Amatrice, inoltre, non risulta aver consegnato la Carta delle microzone omogenee in prospettiva sismica, documento necessario per capire la geomorfologia del territorio.

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La scuola Romolo Capranica di Amatrice

Molti edifici pubblici sono collassati ad Amatrice: la scuola omnicomprensiva, il municipio, l’ospedale, il Ponte di Retrosi. Su almeno due strutture l’amministrazione era intervenuta, per rafforzarle, ma l’istituto scolastico Romolo Capranica (ristrutturato con 511mila del ministero dell’Istruzione) e il Ponte Rosa (finanziato per 170mila euro dalla Regione) non hanno comunque retto.

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