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La storia dell'aborto dopo la manganellata era una bufala

Il 18 novembre 2014 una donna di 37 anni, incinta di sei mesi e di origini romene, denunciò di essere stata colpita da una manganellata mentre stava manifestando nel quartiere Corvetto, dove le forze dell’ordine avevano appena sgomberato due centri sociali. Scriveva all’epoca, tra gli altri, Repubblica:

La donna, 37 anni, di origine romena e assistita dall’ avvocato Eugenio Losco, è stata già ascoltata dal pm Prisco nell’ambito del fascicolo che è stato aperto sulla vicenda. Occupante abusiva di una casa in zona Corvetto, ha raccontato di aver perso il bimbo che portava in grembo a causa di un colpo con un manganello che avrebbe subito nel corso dei tafferugli che si sono verificati martedì a Milano, nella zona di via Ravenna, dopo lo sgombero dei centri sociali Corvaccio e Rosanera. Già quella mattina la donna aveva detto “mi hanno dato col bastone e sono incinta, mi hanno preso la pancia”, sostenendo di aver subito una manganellata, piangendo e mostrando la pancia. “Non lavoro da tre mesi”, aveva aggiunto, raccontando anche di avere altri figli.
L’aborto spontaneo si è verificato giovedì notte e la clinica Mangiagalli, anche sulla base di quanto affermato dalla paziente, ha inviato subito il referto medico alla Procura. Una denuncia formale da parte della donna, invece, non è stata presentata. In serata anarchici e comitati per la casa hanno manifestato in via Gola con una fiaccolata sul tema delle occupazioni abusive e contro gli sgomberi. Una manifestazione che non è stata organizzata a seguito della notizia relativa all’aborto della donna.

E questo è un servizio di Sky sulla donna e l’aborto procurato dopo la manganellata:

L’occupante era davvero incinta di 6 mesi, e davvero aveva perso il bambino 48 ore dopo lo sgombero nel quale a suo dire era stata vittima di tre colpi di manganello (uno alla pancia) assestatile da un poliziotto mentre cercava, secondo il suo racconto, di prendere in braccio una bambina per metterla in salvo dal caos e dai lacrimogeni. Ma il resto è stato smentito dalle perizie e dalle intercettazioni, come racconta il Corriere della Sera:

Il primo elemento è però che l’autopsia sul feto ha attestato che l’aborto spontaneo ha con certezza avuto cause interne, non estranee ai problemi che già in passato avevano interrotto precedenti gravidanze. Ma la manganellata magari come concausa? No, due consulenze di un anatomopatologo e di un ginecologo hanno escluso che il corpo della donna recasse segni di un’aggressione del tipo da lei descritto. Sul posto si era subito recato il pm Gianluca Prisco, che aveva ascoltato la donna cogliendone alcune incongruenze: diventate più solide quando è stata interrogata altre due volte cambiando parecchi punti, quando della fantomatica bimba presa in braccio non è stata trovata traccia, e soprattutto quando l’esame di tutti i filmati (circa 40 ore di immagini) ha rilevato che, se la donna era davvero sul posto alle 9 di mattina, non compariva più in alcun punto degli scontri quand’essi si verificarono in strada davanti a molte persone. E nessuno, neppure tra i ranghi di «antagonisti» certo poco propensi a fare sconti alla polizia, ha dichiarato di aver visto una scena che avrebbe comprensibilmente prodotto proteste contro gli agenti.

Ma c’è di più:

Sempre dalle fonti di prova indicate nel decreto di perquisizione delle donne difese dagli avvocati Danilo Lamonica e Paola Bartucci, si comprende che le indagini svolte dalla polizia locale con il pm Prisco e il procuratore aggiunto Romanelli si sono avvalse anche di intercettazioni telefoniche, le quali hanno captato la richiesta della donna a più persone di trasformarsi in testi che deponessero il falso davanti ai magistrati. Una cittadina romena, destinataria di questo pressante invito, vi si sottrae al momento di rendere dichiarazioni adesive alla falsa dinamica accreditata dalla giovane. E si salva così ora dall’accusa di calunnia ai danni della polizia, che invece raggiunge altre due donne — la sorella della giovane incinta e una amica — prestatesi a testimoniare una scena che gli elementi sinora raccolti parrebbero concludere non sia mai avvenuta.

La donna è ora indagata per calunnia.