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La storia della “sovranità vaccinale” come la racconta Salvini e come è davvero

. Salvini usa la prospettiva di avere vaccini “fatti in casa” come la panacea che ci porterebbe spediti fuori dall’emergenza, quindi dalle chiusure, quindi dalla crisi che stanno attraversando molte categorie economiche. Lui la chiama “sovranità vaccinale”, tanto per cambiare. Ma parla di qualcosa che non esiste

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La produzione dei vaccini in Italia darà uno spin positivo alla campagna di immunizzazione nel nostro paese? Il piano Draghi prevede sì che l’Europa chieda alle case produttrici che si possano infialare le dosi in ogni paese europeo. Ma anche che i luoghi preposti ad iniettare le fiale siano moltiplicati ed allargati anche con l’aiuto della Protezione Civile e dei militari che potrebbero mettere a disposizione le caserme. Il nuovo ministro dello Sviluppo Economico Giorgetti giovedì incontrerà il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi per fare il punto sul progetto di produrre i vaccini presso gli stabilimenti italiani. É una prospettiva realistica?

La storia della “sovranità vaccinale” come la racconta Salvini e come è davvero

Scaccabarozzi intervistato oggi su La Stampa spiega che manca un elemento fondamentale per far partire la produzione nostrana: i bioreattori. Ma anche se fossero reperiti subito ci vorrebbero altri 4 o 6 mesi per iniziare. Per allora avrebbe ancora un senso produrre qui? Scaccabarozzi fa un ragionamento sulla penuria di fiale attuale e quella che ci sarà nel prossimo futuro:

Ha senso o si rischia di arrivare dopo le consegne delle dosi già ordinate?
«È il tema centrale: adesso tutti vogliono i vaccini, ma tra qualche mese non sarà più così. Una pianificazione nazionale sarebbe sicuramente utile anche per il futuro, in vista di altre epidemie, però chi si mettesse a produrli ora necessiterebbe di garanzie.E poi bisognerebbe correre, per cui servirebbe uno snellimento di autorizzazioni e ispezioni».

Quanto chiedete per attivarvi?
«Al primo incontro niente, anche perché le aziende coinvolte verrebbero pagate dalle cas efarmaceutiche che esternalizzerebbero parte della produzione. Succede già con la Catalent per AstraZeneca e Janssen e con Sanofi per Pfizer e ancora Janssen. Il lato importante da concordare è quello operativo e burocratico, penso per esempio a una squadra dedicata per facilitare i lavori».

Se sembra che iniziare tra sei mesi rischi di farci entrare tra i produttori fuori tempo massimo, e forse bisogna riflettere sui motivi per cui non ci si è attivati prima, c’è anche un’altra considerazione importante da fare. Salvini usa la possibilità di avere vaccini “fatti in casa” come la panacea che ci porterebbe spediti fuori dall’emergenza, quindi dalle chiusure, quindi dalla crisi che stanno attraversando molte categorie economiche. Lui la chiama “sovranità vaccinale”, tanto per cambiare:

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Ma la sovranità vaccinale semplicemente non esiste. Se fosse così, se ogni nazione che produce sul suolo nazionale le fiale dovesse riservarle solo ai propri cittadini, come fa ad esempio notare Udo Gümpel, allora “Se ragionassero al modo salviniano, inglese, svedesi (AZ), americani (Pfizer, Moderna, Johnson) e soprattutto i tedeschi con BioNTech e CureVac (a breve approvato) sarebbero nella piena autosufficienza sovranista vaccinale, lasciando nella m… i sovranisti”. Anche perché come spiega Repubblica:

Altro aspetto non chiaro a tutti, ad esempio al leader della Lega Matteo Salvini che ieri ha parlato di «sovranità vaccinale italiana», è che le dosi che eventualmente saranno prodotte qui non resteranno in Italia. In base agli accordi europei verranno infatti redistribuite in tutto il continente e a noi ne spetterà il 13,6% del totale, cioè la nostra quota delle forniture fissata ai tempi dei primi contratti con l’industria e basata sul numero degli abitanti.

Insomma la sostanza non cambia. Salvini prova ancora una volta a far credere che grazie all’azione della Lega, come per lo sventolatissimo Modello Bertolaso, ci salveremo tutti. Poi però c’è la realtà, che dice tutt’altro. La produzione nostrana potrà aiutare l’economia e risolvere alcuni problemi di distribuzione ma non significa che diventeremo i padroni di un vaccino scoperto da altri in altri paesi che da decenni investono in innovazione e ricerca. Ma questa è un’altra storia.