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I sondaggi nella settimana della crisi non fanno bene a Renzi

La crisi di governo innescata da Matteo Renzi ha fatto scendere nei sondaggi Italia Viva. Giù anche il Pd e il M5s. Perde consenso Salvini, ma crescono Meloni e Berlusconi.

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Chissà come avrebbe reagito qualche anno fa Matteo Renzi se gli avessero detto che a inizio 2021 il suo partito avrebbe avuto meno consensi di quelli del collega Carlo Calenda. Eppure stando a quanto indicato dai sondaggi di Supermedia Agi/Youtrend (che raccoglie 9 studi pubblicati da 7 istituti), la crisi di governo aperta dall’ex presidente del Consiglio ha fatto perdere consensi al suo Italia Viva, che ora scende al 3 per cento, con Azione che sale di 0,5, raggiungendo quota 3 e mezzo. Ma non perdono consensi solo i democratici con Liberi e Uguali fermo al 3,2, e il Pd che scende al 20,01. Anche l’altra forza di governo che fa parte dell’esecutivo perde terreno, passando dall’essere il partito più votato nelle ultime politiche, a essere il terzo. Perché al primo posto ora c’è la Lega, seguita da Fratelli d’Italia, che continua la sua ascesa.

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In tutto quindi, l’esecutivo che a inizio di questa settimana ha chiesto – e ottenuto – la fiducia prima alla Camera e poi al Senato, può contare il 41,4 per cento di consensi. Un numero che farebbe tirare un sospiro di sollievo a molti, se non fosse che il centrodestra, unito, supera la sinistra di sette punti percentuali. Se è vero infatti che la Lega di Matteo Salvini continua a registrare contrazioni (-0,5), ed è al suo minimo storico dall’aprile del 2018, è altrettanto vero che è sempre il partito più scelto dagli italiani (23 italiani su 100 lo voterebbero). Stando ai sondaggi è in continua ascesa Giorgia Meloni, con Fratelli d’Italia che arriva al 16,3 per cento. In salita anche Forza Italia di Silvio Berlusconi che sale all’8 per cento. Infine, +Europa al 2 e i Verdi all’1,7 per cento.

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Numeri che arrivano proprio nel giorno in cui al Colle si è recata una delegazione dell’opposizione, pronta a chiedere al Presidente della Repubblica che vengano sciolte le Camere o che a loro venga affidata la responsabilità di formare un governo (ipotesi da scartare). Al Quirinale andrà presto anche il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che in poco giorni deve rafforzare la la posizione del suo esecutivo, che non può accontentarsi – soprattutto al Senato – di una maggioranza sempre in bilico.