Attualità

Sei mappe che mostrano che il mondo va sempre meglio

Dal nostro punto di vista di persone schiacciate dalla crisi, preoccupate dall’invasione degli immigrati (ma rigorosamente non razziste) e in ansia per la sorte dei due marò è difficile accorgersi di come negli ultimi cento anni l’umanità abbia fatto delle conquiste straordinarie. Questo perché non riusciamo a vedere in prospettiva il percorso che abbiamo compiuto come specie. Non è facile, perché la quotidianità ci si presenta di fronte con le nostre piccole o grandi difficoltà personali e soprattutto siamo costantemente osservatori (anche se spesso non empatici) dei drammi e delle tragedie altrui. Come si può pensare che la popolazione umana sul Pianeta stia meglio quando ci sono conflitti ovunque e ci sono persone che scappano dalla fame che muoiono letteralmente sulla porta di casa nostra? È semplice, basta guardare le cose in una prospettiva che travalica il breve intervallo di tempo che trascorriamo sulla Terra. O almeno è quello che provano a fare Vox basandosi sul rapporto dell’ONU e Max Roser di Our World in Data.
 

speranza di vita max roser
Fonte: Max Roser Oyur World in Data

 
 
SI VIVE PIÙ A LUNGO
Partiamo con le cose più ovvie: il livello di benessere raggiunto nei paesi più ricchi ha consentito di innalzare di molto le aspettative medie di vita alla nascita. La cosa impressionante è che la maggiore longevità è un fenomeno tipicamente Novecentesco. Se guardiamo il grafico possiamo vedere come per circa quattrocento anni la speranza di vita media era rimasta pressoché invariata. Come mostra il grafico qui sotto questo miglioramento è a livello globale e non riguarda solo i paesi più ricchi ma anche quelli che una volta venivano chiamati “in via di sviluppo” e che ora sono potenze economiche a livello mondiale.
Fonte Our World in Data /Max Roser
Fonte Our World in Data /Max Roser

 
SI SOFFRE MENO LA FAME?
Quest’affermazione è sicuramente impegnativa, ma a quanto pare secondo il rapporto dell’ONU ci sono meno persone al di sotto della soglia di povertà. Il che non vuol dire che la povertà non esista più ma che il numero di persone che vivevano in uno stato di estrema povertà rispetto al 1990 si è ridotto drasticamente. Il che non significa che ci sono meno poveri, perché il rapporto dell’ONU tiene conto delle persone che vivono con meno di un dollaro al mondo. Se nel 1990 quasi due miliardi di persone erano in quella condizione, nel 2015 il numero di “estremamente poveri” è di poco più di ottocento milioni. Dove sono finiti gli altri? L’ONU suggerisce implicitamente che siano entrati a far parte della schiera di quella forza lavoro che può “permettersi” di vivere con più di quattro dollari al giorno (che sono 120 dollari al mese). La povertà è stata sconfitta? Forse no ma il nuovo millennio ha senza dubbio introdotto nuove sfumature di povertà.
fonte: un.org/millenniumgoals
fonte: un.org/millenniumgoals

Ed è così che, sempre nei paesi “in via di sviluppo” si muore meno di fame, le percentuali sono alte (il 12,3%) ma rispetto a venticinque anni fa si sono sostanzialmente dimezzate.
Fonte: Vox.com
Fonte: Vox.com

 
NESSUNO PENSA AI BAMBINI?
Certo che sì, perché anche la mortalità infantile è in netto calo, anche se i numeri sono ancora spaventosi, nel 2013 6,3 milioni di bambini sono morti prima di raggiungere i cinque anni. Nella metà dei casi le cause della morte, come spiega questo documento dell’OMS avrebbero potute essere prevenute semplicemente e ad un costo relativamente molto basso. Oltre ai problemi igienico-sanitari va sottolineato come il 45% dei decessi sia dovuto alla malnutrizione. Insomma è vero che i vaccini hanno evitato a molti bambini di morire per malattie che si possono prevenire facilmente ma è anche vero che se questi bambini non possono mangiare lo sforzo delle campagne di vaccinazione e di miglioramento dei sistemi sanitari dei paesi in via di sviluppo rischia di avere come effetto principale solo quello di produrre dei cadaveri “sanissimi”, ma malnutriti.
fonte: un.org
fonte: un.org

L’IMPORTANTE È LA SALUTE
Ed è vero, perché grazie agli sforzi dell’OMS, dell’ONU e delle molte ONG che operano nei paesi in via di sviluppo è stato possibile migliorare di molto le condizioni igienico-sanitarie per poter affrontare epidemie mortali come l’AIDS o la malaria.
fonte: un.org
fonte: un.org

Insomma c’è un lato positivo in quello che come specie abbiamo fatto in questi ultimi cento anni (a volte anche solo in 25 anni). Avremmo potuto fare meglio? Sicuramente sì ma ogni tanto fa bene darsi qualche pacca sulle spalle da soli.