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San Gimignano, gli indagati e i detenuti che andrebbero bruciati con la benzina

Repubblica racconta alcune circostanze dell’aggressione, in particolare quella in cui il detenuto cade e un assistente capo di 120 chili gli sale addosso con le ginocchia mentre un altro lo stringe per un braccio e un terzo lo afferra per il collo

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Nella storia dei 15 agenti di polizia penitenziaria indagati per il pestaggio di un detenuto nel carcere di San Gimignano spuntano anche le intercettazioni. Michele Bocci su Repubblica racconta alcune circostanze dell’aggressione, in particolare quella in cui il detenuto cade e un assistente capo di 120 chili gli sale addosso con le ginocchia mentre un altro lo stringe per un braccio e un terzo lo afferra per il collo. E poi ci sono le intercettazioni:

L’assistente capo è contrariato. Alle 10 di mattina di un lunedì del gennaio scorso deve recarsi a Firenze, al Dap, «per quei fatti che sono successi ad ottobre — rivela a un collega indagato come lui — Cioè, andare a perdere una giornata lavorativa per andare eventualmente a giustificare l’operato delle persone, per uno che bisognerebbe pigliare la tanica di benzina, buttargliela addosso e dargli fuoco».

Si riferisce al detenuto tunisino che è stato pestato da 15 persone a San Gimignano. Gli agenti hanno fatto di tutto per non farsi vedere mentre tiravano calci e pugni: «Buona parte del personale operante si è posto in modo da creare una barriera all’inquadratura della telecamera», scrivono gli inquirenti. «Alla fine credevo che fosse svenuto — ha testimoniato un altro detenuto che ha in parte assistito alla scena — Un’agente, nel momento in cui si trovava a terra, diceva agli altri: “Fermi, così lo ammazzate”».

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L’inchiesta su San Gimignao (La Repubblica, 23 settembre 2019)

E ancora:

Ad colpire è l’inquietudine con cui alcuni degli stessi coinvolti si riferiscono ai due o tre considerati i leader del gruppo. Dice un agente: «Lui, e anche l’altro, sono mine vaganti. Perché anche lui quando va dentro perde il capo. Io te lo dico. Perde completamente la testa». Qualcuno in servizio beve pure. «Perdono la testa anche perché spesso vanno carichi, non ragionano già di loro, figurati quando sono carichi». E in effetti uno dei violenti si sfoga così con un compagno a gennaio, mesi dopo l’episodio al centro dell’indagine. «Sto troppo nervoso — dice — io mi arrabbio, hai capito o no? Questo continua a fare il malandrino, l’altra sera lo stavo ammazzando, io l’ho preso per i capelli dietro al collo, ho detto: io te la svito la testa, uomo di merda che sei. Hai capito che io ti ammazzo qui a terra? A casa nostra fai il malandrino?».

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