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San Bernardino: il legame tra Tashfeen Malik e l'ISIS

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Mentre era in corso l’attacco di San Bernardino, Tashfeen Malik, la donna che ha preso parte alla strage assieme al marito, Syed Farook, ha postato su Facebook un giuramento di fedeltà al leader dell’Is, Abu Bakr Al-Baghdadi. Lo rivelano fonti citate dalla Cnn. L’account – precisano – rispondeva ad un nome diverso da quello della donna. Malik, che è nativa del Pakistan e si è trasferita successivamente in Arabia Saudita, da dove è arrivata negli Stati Unito con il suo futuro sposo Farook, avrebbe scritto uno status in cui inneggiava all’ISIS; la polizia pensa che la strage sia stata ispirata, ma non condotta dall’ISIS. Che però intanto ha rivendicato la strage. La rivendicazione è giunta con un comunicato ufficiale attraverso Aamaq, il network di propaganda dello Stato islamico, nel quale si afferma che “due sostenitori” dell’Isis hanno compiuto la strage. L’attacco, si afferma, “è arrivato dopo la dichiarazione degli americani che gli Usa non erano a rischio di attentati terroristici”, e dopo i “sanguinosi attacchi” a Parigi e a Tunisi.


San Bernardino: il collegamento tra Tashfeen Malik e l’ISIS

Le fonti non hanno spiegato come la donna abbia potuto scrivere il messaggio. L’impressione che fosse stata la giovane pakistana residente in Arabia Saudita a radicalizzare il marito era gia’ emersa nelle ore precedenti. La 27enne, appena divenuta mamma di una neonata di soli sei mesi, era stata conosciuta online da Farook che poi la incontrò e frequentò nel 2013 in Arabia Saudita, dove ritorno’ l’anno seguente per prenderla e portarla con se’ negli Usa. Proprio durante questi viaggi, si ritiene, potrebbe essere avvenuto il contatto con personaggi legati alla galassia terroristica. Gli inquirenti, come riferisce Fox news, ritengono che la coppia stesse preparando un secondo attacco, anche se non aveva ancora definito il secondo obiettivo. L’idea è supportata dal gigantesco arsenale trovato nella loro abitazione, tra cui 12 tubi bomba, materiale per costruire altri ordigni artigianali e oltre 3mila munizioni, come spiegato dal capo della polizia Jarrod Burguan. Nell’abitazione sono stati rinvenuti anche dai due ai quattro ordigni completamente assemblati e piu’ di una dozzina in fase di allestimento. Fonti delle forze dell’ordine hanno riferito alla Cbs che queste bombe artigianali sono state realizzate seguendo passo passo il tristemente celebre manuale ‘Come costruire una bomba nella cucina di tua madre’ pubblicato sulla rivista di al Qaeda, ‘Inspire’. Ad esempio, l’uso delle lucette di Natale come valvole e di giocattoli radio-controllati come meccanismi di innesto. Gli investigatori della strage di San Bernardino, in California, hanno recuperato due cellulari distrutti probabilmente dagli stessi killer, Syed Rizwan Farook e la moglie Tashfeen Malik. Mentre ancora l’Fbi cerca di risalire al movente che ha spinto la coppia a sparare in un centro per disabili, uccidendo 14 persone, si scava nel loro passato ma gli elementi a disposizione sono ancora pochi. Nel computer ritrovato dalla polizia manca il disco rigido e i due non hanno lasciato nessun documento che spieghi il gesto. Entrambi – spiegano gli investigatori – sono stati molti abili nel non avere problemi con la giustizia e nessuno di loro è stato mai inserito nella lista delle persone potenzialmente radicalizzate. La polizia sta indagando sui contatti che Farook ha avuto con una persona sospettata di possibili legami con il terrorismo, sia al telefono che attraverso i social media. La donna è entrata negli USA con il visto fidanzati: si tratta infatti del cosiddetto K-1 visa che garantisce un visto di 90 giorni ai promessi sposi di cittadini americani. Entrata con questo visto il 27 luglio 2014, la 27enne di nazionalità Pakistan ma residente in Arabia Saudita negli anni precedenti al trasferimento negli Stati Uniti, aveva poi fatto domanda per la green card il 30 settembre, dopo il matrimonio con Farook. La donna aveva poi ottenuto il permesso di soggiorno permanente lo scorso settembre, trascorso quindi un anno per i controlli che vengono condotti da Fbi e dipartimento di Homeland Security. Controlli che evidentemente non sono stati sufficienti, sostengono esponenti repubblicani che hanno subito collegato la vicenda alla questione del programma per accogliere 10mila rifugiati siriani che Barack Obama ha varato ed il partito repubblicano sta cercando in tutti i modi di bloccare. Il senatore Ted Cruz, candidato alla Casa Bianca, ha scritto una lettera all’amministrazione Obama per chiedere che venga pubblicata la storia dell’ingresso negli Stati Uniti non solo di Malik, ma anche del marito e della sua famiglia. Farook in effetti è cittadino americano di nascita, essendo nato in Illinois dopo che i genitori sono immigrati dal Pakistan. Secondo Cruz è necessario che la questione venga chiarita prima del voto al Senato della misura, già passata alla Camera, per fermare l’ingresso dei rifugiati siriani. Nel rispondere alle polemiche, il dipartimento di Stato ha reso noto che tutte le persone che richiedono il visto K1 vengono sottoposti ad un dettagliato controllo anche da parte delle autorità anti-terrorismo, basato anche sul controllo delle impronte digitali e l’utilizzo dei sistemi di riconoscimento facciale.

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Una foto dei corpi di Tashfeen Malik e Syed Farook


Farook in contatto con estremisti in USA e all’estero

Nata nel Punjab meridionale, in Pakistan, studiosa di farmacia, la donna si era trasferita circa 25 anni fa in Arabia Saudita. Ma, secondo due fonti ufficiali pakistane, era tornata in patria nel 2010 e nel 2011 per completare gli studi di farmacia all’universita’ Bahauddin Zakariya di Multan. Intervistato, uno zio della 27enne, Javed Rabbani, ha raccontato di essere stato contattato da funzionari dell’intelligence pakistana che volevano approfondire i suoi legami con l’attentatrice. “Avevo sentito che si era verificata questa tragedia ma non potevo minimamente immaginare che ci fosse qualcuno della mia famiglia. Naturalmente siamo sconvolti”, ha affermato. Lo zio ha anche spiegato che suo fratello – il padre di Malik – era divenuto molto piu’ conservatore da quando lui e la famiglia si erano trasferiti in Arabia Saudita, un quarto di secolo fa. Proprio in Arabia, Malik e Farook si erano innamorati, dopo essersi conosciuti online. L’uomo vi si era recato nel 2013, ufficialmente per compiere il pellegrinaggio alla Mecca. L’anno dopo vi era tornato e si era portato Malik negli Usa dove l’ha sposata. Il legame tra Syed Rizwan Farook, l’assassino di San Bernardino, e dei presunti estremisti islamici è molto “tenue”. A dirlo è stato oggi un avvocato della sua famiglia. “Abbiamo incontrato l’Fbi e qualcuno ha fatto allusione al fatto che avessero trovato qualcosa nel suo computer” ha detto David Steven Chesley, che rappresenta la famiglia di Farook, alla Cnn. Farook “avrebbe parlato con qualcuno, che ha parlato con qualcuno, che ha detto qualcosa a proposito dell’Isis. È talmente tenue” come legame, “non c’è veramente nulla”, ha aggiunto l’avvocato. Secondo un altro avvocato della famiglia, Mohammad Abuershaid, l’assassino “non è mai andato in Pakistan”, Paese di origine dei genitori, ma “è stato in Arabia Saudita”. Sua moglie, Tashfeen Malik, 27 anni – uno in meno del marito – era invece nata e cresciuta in Pakistan; poi si era trasferita, intorno ai 18-20 anni, in Arabia Saudita, secondo il racconto del legale, che l’ha descritta come una donna “conservatrice, una casalinga”. Le autorità continuano a seguire la pista dell’attentato terroristico, ma anche quella professionale, per spiegare la decisione della coppia di presentarsi, armati di due fucili e due pistole, all’Inland Regional Center di San Bernardino, dove hanno ucciso 14 persone e ne hanno ferite ventuno; la coppia è poi stata uccisa, ore dopo, dalla polizia. Secondo la Cnn, che cita fonti della polizia, sembra che Farook si fosse radicalizzato; secondo il New York Times, che cita membri del Congresso informati degli sviluppi dell’inchiesta, Farook era in contatto con “estremisti negli Stati Uniti e all’estero”. L’uomo era in contatto con cinque persone sulle quali l’Fbi aveva indagato per terrorismo, tra cui una legata ai miliziani somali di al Shabaab e un’altra al fronte al-Nusra, gruppo siriano legato ad al Qaida. Per il Los Angeles Times, che cita un alto responsabile del governo federale, Farook era in contatto con diversi presunti terroristi e in particolare con una persona sotto sorveglianza per “rischio terroristico”.