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Robert Lewis Dear: il terrorista cristiano di Planned Parenthood

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Il 57enne Robert Lewis Dear, il killer che ieri ha fatto irruzione in una clinica per gli aborti a Colorado Springs, dove ha ucciso tre persone e ne ha ferite nove, si sarebbe lasciato sfuggire dopo l’arresto una frase che fa comprendere perfettamente il suo movente: «No more baby parts». È quanto riferisce la Nbc citando fonti anonime delle forze di sicurezza. Questa dichiarazione, se troverà conferma nel processo, rafforza la pista di un intransigente oppositore alle pratiche abortive, alimentate anche dalle voci che girano in quegli ambienti secondo le quali i tessuti del feto vengono venduti a centri di ricerca. Usa Today lo ritrae di un uomo che viveva ai margini della società. Loretta Lynch, procuratore dello stato, procederà per reati contro le donne che ricevono assistenza sanitaria alle Planned Parenthood, ovvero le organizzazioni nazionali che sono membre della IPPF, International Planned Parenthood Federation (“Federazione Internazionale genitorialità pianificata”).
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Robert Lewis Dear: il terrorista cristiano

Robert Lewis Dear risiedeva ad Hartsel, un paesino di 700 abitanti rurale e isolato, lontano a 90 minuti di automobile da Colorado Springs. Ha ricevuto segnalazioni per liti con i vicini, che lo descrivono come pazzo, pericoloso e violento. Alcuni raccontano che tendevano a cambiare strada quando lo incrociavano e parlano di una strana luce nei suoi occhi. La casa dove viveva non aveva allacci di energia elettrica e di acqua, ma aveva una grossa croce sopra la porta. Raramente aveva parlato con i vicini di religione o aborto, anche perché la sua principale compagnia sembrava fosse un cane che a un certo punto era così malmesso da spingere i vicini a denunciarlo per maltrattamenti. Prima di arrivare a vivere nel paesello aveva dovuto fronteggiare denunce per violenza domestica e ancora maltrattamenti degli animali. Pamela Ross, sua ex moglie dal 2000, aveva chiamato la polizia perché il marito l’aveva picchiata e l’aveva chiusa fuori di casa. Nel 2002 altre segnalazioni per l’accusa di essere un guardone e di aver sparato a un cane. Con i vicini di recente si era vantato di lavorare per il governo e di essere a conoscenza di segreti che se rivelati avrebbero messo in pericolo la sicurezza nazionale: un classico dei fuori di testa made in USA. Dear si è arreso dopo cinque ore. Nella sparatoria sono morte tre persone – un agente e due civili – e ne sono rimaste ferite almeno tre. Tutto è iniziato attorno alle 12 di venerdì (ora locale), quando l’uomo è entrato all’interno della clinica, dove c’è anche un servizio di consultorio, nella città di Colorado Springs, cento chilometri a sud di Denver, in Colorado. Poco dopo sono intervenuti decine di agenti dell’Fbi e delle forze speciali Swat, che hanno cercato di contenere il killer che si era barricato all’interno dello stabile. Da giorni fuori dall’ambulatorio della città – che ha circa 400.000 abitanti – sono in corso proteste che hanno coinvolto oltre 200 persone. Tuttavia non erano mai diventate violente. Ad un certo punto fonti di Polizia avevano anche riferito che l’individuo armato era stato “contenuto” dando l’impressione che la situazione fosse sotto controllo. Salvo poi cambiare versione e confermare di non aver precisamente localizzato l’uomo e che vi erano ancora sparatorie in corso. Si è parlato anche a più riprese di ostaggi, un elemento sul quale però la Polizia non ha voluto o potuto dare conferme. Così come nulla ha per tutto il tempo rivelato sull’identità dell’uomo, a parte riferire che imbracciava un’arma a canna lunga e nonostante sui social network si moltiplicassero descrizioni con riferimento ad un uomo bianco vestito con un impermeabile.

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La casa di Robert Lewis Dear a Hartsel in Colorado

 

Planned Parenthood

Cosa voleva dire Dear con la frase «No more baby parts»? Una possibile interpretazione della frase potrebbe risiedere nel video girato undercover dal Center for Medical Progress, un gruppo antiaborto che spacciandosi per rappresentanti di una società di ricerche biomedica ha intervistato e diffuso le affermazioni di Deborah Nucatola, direttrice dei servizi medici di Planned Parenthood. Al centro della conversazione c’era la richiesta dei militanti del Center di ottenere tessuti fetali a scopo di ricerca e se Planned Parenthood si facesse pagare per il servizio. Nella conversazione con i militanti, la donna afferma infatti che «Planned Parenthood è molto, molto attenta» a evitare di dare questa impressione e si limita a farsi rimborsare eventuali costi sostenuti, «ad esempio per spedire i tessuti». Ma una frase carpita nella conversazione della Nucatola e tolta dal contesto della discussione – «Fegato e polmoni di feto sono i più richiesti» – aveva costituito il pretesto per montare una polemica con le dichiarazioni presentate con questo titolo: “Planned Parenthood Uses Partial-Birth Abortions to Sell Baby Parts”.

Nelle ultime settimane Planned Parenthood è finita ancora una volta nel mirino dei repubblicani che vorrebbero negarle i fondi previsti dalla legge. Un’ipotesi contro cui si batte in prima linea Hillary Clinton. “Gli estremisti stanno creando un clima velenoso che alimenta il terrorismo”, accusano i vertici dell’organizzazione colpita, che di fatto parlano di tragedia annunciata. La clinica di Colorado Spring, infatti, aveva da poco spostato la propria sede in un edificio più sicuro, proprio perché si temevano episodi del genere. Soprattutto dopo le numerose e veementi proteste degli ultimi mesi da parte dei gruppi anti-aborto e di alcuni gruppi della galassia della destra estrema. Il nuovo quartier generale della clinica era stato soprannominato “la fortezza”, con la predisposizione di severe misure di sicurezza per lo staff e di ‘rifugi’ per dipendenti e pazienti in caso di attacchi. ll tutto sotto l’occhio vigile di un esteso sistema di telecamere a circuito chiuso. Telecamere che hanno ripreso il terrore provocato da Robert Lewis Dear, che ha cominciato a sparare nel parcheggio antistante prima di entrare nella clinica e ingaggiare nuovi scontri a fuoco con la polizia. In terra, oltre a una decina di feriti, sono rimasti senza vita due cvili ancora non identificati e l’agente Garrett Swasey, 44 anni di Boston, padre di due figli e nel tempo libero pastore volontario in una chiesa cristiana. E il ricordo non può non tornare al poliziotto musulmano ammazzato dai fratteli Kouachi dopo l’assalto a Charlie Hebdo.