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Le regioni a rischio zona arancione

Rgioni che ora si trovano nella fascia più bassa, quella gialla, che potrebbero diventare arancioni o, addirittura, rosse, come nel caso della provincia di Bolzano che però ha già autonomamente chiuso tutto. A rischio ci sono almeno quattro Regioni

regioni a rischio zona arancione 1

Nelle prossime ore dovrebbe essere disponibile il nuovo monitoraggio settimanale della cabina di regia, quello relativo al periodo 26 ottobre – 1 novembre, che poi sarà condiviso nella riunione degli esperti del Comitato tecnico scientifico. E non è affatto escluso che alla luce dei dati e degli indici scattino nuove chiusure. Con regioni che ora si trovano nella fascia più bassa, quella gialla, che potrebbero diventare arancioni o, addirittura, rosse, come nel caso della provincia di Bolzano che però ha già autonomamente chiuso tutto. A rischio ci sono almeno quattro Regioni

Le regioni a rischio zona arancione

Secondo Repubblica le regioni a rischio sono sei: la situazione di Umbria e Emilia è border line e potrebbe portare, con il nuovo monitoraggio, al passaggio all’area arancione:

Sono sei Regioni e una Provincia autonoma a rischiare di più. Difficilmente la Liguria eviterà l’inasprimento delle misure. Già la scorsa volta era in situazione precaria, con un Rt che la inseriva in uno “scenario 3” e il “rischio”, che raccoglie i 21 indicatori valutati dalla Cabina di regia, alto per carenza dei dati. In questa condizione dovrebbe scattare la zona arancione ma si era deciso di aspettare, proprio in considerazione dei numeri non completi. Nel frattempo, per fare un esempio, l’occupazione di terapie intensive e reparti internistici è passata dal 17 e 30% al 42 e 66%. Pure la Campania, che il suo stesso governatore Vincenzo De Luca vorrebbe arancione, potrebbe essere tra le Regioni per le quali scatterà l’inasprimento, anche se le misure prese nelle scorse settimane qualche effetto potrebbero averlo avuto. Poi c’è la questione Veneto, in una situazione simile alla Liguria per l’incompletezza dei dati. Viene considerata un po’ meno a rischio ma comunque può peggiorare. Nel gruppo ci sono poi l’Umbria, che ha l’occupazione dei letti di intensiva e di medicina al 48 e al 49%, e la Toscana, che era già ad alto rischio ma in uno scenario 2 e avrebbe visto un incremento dell’Rt negli ultimi giorni. Incerta verso il peggioramento la situazione dell’Emilia, che ha ben 4 province con un Rt sopra 1,5 e tutte le altre tra 1,25 e 1,5. Si trovava infatti nello scenario peggiore, il 4, ma con rischio moderato. In zona arancione potrebbe finire anche la provincia di Bolzano, altra realtà dove sono gli stessi amministratori ad augurarsi un passaggio in zona arancione

regioni a rischio zona arancione

Secondo la Stampa invece le regioni a rischio sono 4: Liguria, Veneto, Toscana e Campania:

La mappa delle regioni, colorata di giallo, arancione e rosso, è destinata a cambiare in fretta e non in meglio. Forse già lunedì sera – in base ai dati che verranno inviati oggi dalle Regioni ed elaborati domenica dalla cabina di regia – rischiano di fare il loro ingresso in zona arancione Liguria, Veneto, Toscana e Campania. Il Lazio, come anche la provincia di Trento, che sono nella stessa lista dei territori a rischio, potrebbero invece veder sospeso ancora per qualche giorno il giudizio su di loro.

E Giuseppe Conte, intervistato dal Corriere della Sera ribadisce in merito a eventuali alternative meccanismo che ha diviso l’Italia in tre fasce di rischio per contrastare la pandemia : “No, su questo non torniamo indietro. L’alternativa a questo sistema è chiudere ancora una volta il Paese con danni enormi per tutti. In questo caso mal comune non sarebbe mezzo gaudio, ma disastro per tutti”. “Unità – sottolinea Conte – significa solidarietà, non omogeneità. Non sono giornate felici per le aree rosse. I cittadini sono costretti a un nuovo regime molto penalizzante perché sono misure che limitano la circolazione e rischiano di deprimere tanti ristoratori, esercenti attività commerciali e operatori economici. Ma anche le aree arancioni e gialle sono sottoposte a misure restrittive, pur differentemente graduate. Non facciamo tutto questo a cuor leggero. Solo così possiamo contrastare il Covid e vincere questa battaglia. Speriamo il più presto possibile”. Nel commentare l’ultimo bollettino che parla di 446 morti e 37.809 nuovi casi positivi al Covid, il presidente del Consiglio evidenzia come questo treno stia “correndo sempre più veloce e dobbiamo assolutamente fermarlo. È per questa ragione che abbiamo introdotto via via dei ‘riduttori di velocità’ con i primi Dpcm. Quando si obietta che la mascherina obbligatoria all’aperto e al chiuso non ha sortito effetti, rispondo che i contagiati, i decessi, i malati in terapia intensiva senza quest’obbligo sarebbero stati molti di più”