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Quando una Tac potrebbe salvarti la vita

In tempi nei quali il governo si concentra sui tagli alla sanità e guarda agli esami inutili prescritti dai medici, La Stampa racconta oggi la storia di Irene Francia, morta qualche giorno fa per un aneurisma. La donna, scrive oggi il tribunale, avrebbe potuto salvarsi con una TAC. I medici che non gliel’hanno prescritta (gli stessi che con il riordino della spesa sanitaria rischiano una decurtazione dello stipendio se ordinano troppi esami) si trovano ora indagati per il reato di omicidio colposo. Un caso che apre molti interrogativi sulla manovra per la sanità: qual è il confine tra l’esame inutile e quello che ti salva la vita?

.Irenee Francia si definiva «mamma a tempo pieno».E, d’altronde, alle sue tre figlie e al marito dedicava tutta la sua giornata di casalinga innamorata della vita. È morta sabato scorso, tre giorni dopo essere entrata in coma e nonostante un, ormai inutile, intervento chirurgico alla testa.Per questa morte la procura di Taranto ha indagato sei persone e disposto l’autopsia prevista per oggi. Quando lo scorso 14 luglio Irene ha avvertito un forte mal di testa, l’annebbiamento della vista e conati di vomito, ha subito capito che non doveva essere un male passeggero.
La mamma, sua mamma, con quei sintomi otto anni fa ci era morta: aneurisma cerebrale, una morte fulminante e inattesa che aveva sprofondato Irene nello sconforto. Lei, 40 anni il mese scorso, da figlia, e da mamma, quei sintomi li aveva riconosciuti subito su di lei e al medico in servizio al pronto soccorso dell’ospedale Moscati di Taranto lo aveva detto: «Ho paura sia un aneurisma, mia mamma ci è morta, fatemi una Tac subito». Ma il medico non ha voluto crederle, ha disposto le analisi al sangue e l’ha rimandata a casa.

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La manovra sulla sanità concordata con le Regioni (Repubblica, 27 luglio 2015)

Tre giorni dopo, venerdì 17 luglio,ladonnastanuovamente molto male. Il marito, Nicola Nazaro, la porta in un altro ospedale della città, il Santissima Annunziata, dove Irene ripete come un mantra il suo sospetto: «E’ un aneurisma, fatemi una Tac». Ma nemmeno il medico di quest’altro pronto soccorso le crede: «Ha insistito tanto – racconta l’avvocato Maria Letizia Serra che per conto del marito ha presentato una denuncia in procura – avrebbero potuto fare almeno una consulenza neurologica e invece niente, stavolta nemmeno le analisi al sangue; l’hanno rimandata a casa con un calmante per sospetta gastroenterite». Ma non era gastroenterite.
Il 22 luglio Irene Francia entra in coma mentre è a casa.Il marito la porta d’urgenza al Moscati. Stavolta i medici capiscono la gravità e con un’ambulanza la trasferiscono al Santissima Annunziata dove prima tentano un intervento in laparoscopia e poi uno chirurgico in sala operatoria. Troppo tardi. Dal coma Irene non si è più svegliata. La mattina di sabato 25 viene dichiarata la morte cerebrale.Lascia il marito e tre figlie di 5,9 e 23 anni. Se sia colpa dei tagli alla sanità, se colpa dei turni estivi o «solo» dell’imperizia, dovrà stabilirlo l’inchiesta del pm Rosalba Lopalco. L’Asl nega e annuncia un’indagine interna. «I medici si sono giustificati dicendo che in ospedale c’era venuta sulle sue gambe – dice il legale- ma se avessero fatto quella Tac, magari la signora Irene avrebbe ugualmente avuto danni cerebrali, però forse le avrebbero salvato la vita».

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