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Quali sono le regioni in ritardo con i vaccini COVID

Quali sono le regioni in ritardo con i vaccini COVID? Tre regioni non hanno ancora usato oltre il 40% delle dosi consegnate

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Quali sono le regioni in ritardo con i vaccini COVID? Oggi il Fatto riepiloga la situazione nei territori. Tre regioni non hanno ancora usato oltre il 40% delle dosi consegnate:

Fatto sta che ben tre Regioni – Umbria, Calabria, Sardegna – non hanno ancora usato dal 42% (è il caso dell ’Umbria) al 45,4% (Calabria) delle dosi consegnate. Altre, come il Veneto, la Sicilia, la Puglia, il Molise, le Marche, l’Abruzzo e la Lombardia, quel 30% di rimanenza lo hanno superato. In Umbria è Astrazeneca a riempire i depositi. “Sono dosi già impegnate con una programmazione fino a maggio –dicono dallo staff della governatrice Donatella Tesei –. Abbiamo appena iniziato con il personale scolastico e le forze dell’o rdine”. In ben poche regioni – tra queste la Campania e il Lazio – è stata ultimata la vaccinazione degli operatori sanitari e degli anziani delle case di riposo. Mentre quasi tutte sono in ritardo con quella rivolta agli over 80

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Non va meglio neanche per la distribuzione dei vaccini agli over 80. Quasi tutte le regioni sono praticamente in ritardo. In particolare in Lombardia Le somministrazioni agli over 80 ieri erano 61.615, a fronte di una popolazione di 720 mila persone. In pratica, come rileva il capogruppo M5s in consiglio regionale, Massimo de Rosa, “tra gli over 80 i vaccinati sono intorno al 6%”. Sul fronte dei medici di famiglia invece “Oggi possono concretamente partire solo in una decina di Regioni, dove sono stati siglati accordi regionali che permettono di coinvolgere i medici di medicina generale in base alla specifica organizzazione del territorio. Fermo restando la disponibilità delle dosi di vaccino ‘dedicato’ che consentano di aumentare il numero di vaccinatori’, spiega all’Adnkronos Salute Silvestro Scotti, segretario nazionale Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), ricordando che sono 10 le Regioni, più la Provincia autonoma di Trento, che hanno già chiuso accordi regionali: Basilicata, Calabria, Emilia Romagna, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana, Umbria, Lazio e Valle D’Aosta. Aree in cui, dosi di vaccini permettendo, i medici di famiglia possono avviare le vaccinazioni. “E’ come avere una macchina potente senza benzina”, dice Scotti. In diverse Regioni comunque, sottolinea, si sta lavorando, tra amministrazione e sindacati, all’aggiornamento degli accordi regionali per la vaccinazione