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Omar Mateen: l'autore della strage al Pulse di Orlando

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L’Fbi sta indagando su possibili legami tra la strage nel locale gay Pulse di Orlando e il terrorismo islamico. Il killer del locale gay di Orlando si chiama Omar Mateen, è del 1986, ed è americano, originario della città Port St.Lucie, in Florida. Lo riportano alcuni media americani e internazionali. Il capo della polizia di Orlando, John Mina, ha parlato di un attacco «ben organizzato e preparato». L’uomo che ha sparato sulla folla nel locale gay Pulse, a Orlando, era armato di “un fucile d’assalto, una pistola e un tipo di ordigno” secondo quanto reso noto dalla polizia. L’aggressore è morto. La polizia ha fatto brillare un ordigno. Uno sceriffo locale ha parlato di “terrorismo interno”. La polizia ha anche suggerito che l’autore dell’attacco, che non era di Orlando, poteva essere ispirato da ideologie estremiste interne. L’uomo era di origini afghane.
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Il padre del killer alla Nbc News ha sostenuto che l’islamismo non c’entra niente: “Il movente religioso non c’entra nulla, ha visto due gay che si baciavano a Miami un paio di mesi fa ed era molto arrabbiato”, ha detto Mir Seddique. “Siamo shockati come il resto dell’America”, ha detto.

La strage al Pulse di Orlando: terrorismo islamico o interno?

Uno dei familiari di Omar Mateen, 29enne di Fort Pierce, in Florida, ha detto al Washington Post di essere rimasto sconvolto nell’apprendere del coinvolgimento del giovane nell’attacco terroristico. La famiglia Mateen è profondamente dispiaciuta per quello che è accaduto, ha poi aggiunto. La polizia sta fornendo ai media americani l’identità dell’aggressore, ma finora si sa ben poco di lui e di un suo eventuale movente. Anche il Post conferma che la famiglia Mateen è arrivata dall’Afghanistan mentre Omar si ritiene che sia nato negli Stati Uniti e quindi era cittadino americano. Anche la Bbc riporta che il l’uomo responsabile dell’attacco si chiamava Omar Mateen e aveva 29 anni. Cittadino americano, non era inserito nella lista di sospetti terroristi, ma risulta essere indagato per un crimine precedente non collegato.  «Per le sue caratteristiche, possiamo classificare questo come un atto terroristico. Che sia nazionale o internazionale, è qualcosa sulla quale dobbiamo investigare», ha spiegato Danny Banks, del Dipartimento della Florida. Alla domanda se ci sono motivi per credere che ci siano connessioni con il terrorismo islamico, l’agente speciale dell’Fbi Ron Harper ha risposto che si sta investigando su «ogni angolazione. Abbiamo sospetti che ci fanno credere che ci siano collegamenti ma non possiamo esserne ancora sicuri», ha aggiunto.

La sparatoria è cominciata all’interno ed è continuata fuori quando una guardia che lavorava nel locale ha tentato di affrontare l’aggressore. Quest’ultimo si è ritirato nel retro del club e ha ripreso a sparare prendendo degli ostaggi. La polizia ha quindi deciso di intervenire con delle esplosioni controllate per farsi largo nel locale. Almeno nove agenti hanno preso parte alla sparatoria con l’assalitore. Uno di loro è rimasto leggermente ferito. Al momento dell’attacco si suppone ci fossero oltre 100 persone dentro il club.  Omar Mateen avrebbe giurato fedeltà all’Isis e, durante la presa di ostaggi al locale gay Pulse, sarebbe stato sentito pregare in una lingua straniera. Lo ha detto alla Cnn il senatore repubblicano Adam Schiff, membro del Comitato Servizi Segreti della Camera, riferendo quanto gli sarebbe stato detto dalla polizia locale. Anche un altro senatore, il democratico Bill Nelson, ha detto che, secondo quanto riferito da membri dello staff del Comitato Intelligence, ci sarebbero collegamenti tra il killer e l’Isis, ma che nulla può essere confermato per il momento. Mateen ha chiamato il 911 per avvertire della strage e ha giurato fedeltà all’ISIS al telefono.
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“Lui ha tutti noi, e’ qui con noi”: questo l’ultimo sms ricevuto da Mina Justice da suo figlio Eddie, 30 anni, che si trovava all’interno dell’Orlando Pulse nella sparatoria di ieri notte. La madre sta ancora cercando di contattare il figlio che appena scoppiata la sparatoria, terrorizzato, l’ha contattata chiedendole di avvisare la polizia. A quel punto, la donna si è raccomandata con lui di correre nel bagno per nascondersi. Poco dopo, Eddie le ha di nuovo scritto: “Lui sta arrivando”. E poi, “lui ha tutti noi, e sta qui con noi”. E questo, ha riferito la donna disperata, e’ stato l’ultimo messaggio. Nella sparatoria e conseguente presa di ostaggi avvenuta nel nightclub Pulse di Orlando sono rimasti uccise approssimativamente 50 persone, mentre altre 42 sono state ricoverate in ospedale.

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Una foto di Omar Mateen

La dinamica dell’agguato

La dinamica non è stata molto diversa da quella della strage al Bataclan di Parigi.  Alle due di notte (ore 8 in Italia), mentre gli ultimi ospiti prendevano l’ennesimo ‘shot’ e si scambiavano chiacchiere e ballavano l’ultimo pezzo, si sono sentiti i primi spari. Sulla pagina Facebook del locale, appare un primo messaggio “tutti escano fuori e correte”. C’erano piu’ di 100 persone all’interno del locale, fortunatamente la folla andava scemando visto che si erano registrati, secondo alcune fonti, addirittura 320 ingressi in tutta la serata. Un uomo comincia a sparare all’impazzata contro il soffitto e contro la folla che balla sulla pista. Chi si trova accanto al bancone del bar, riferiscono i testimoni, riesce a scappare dalle uscite posteriori. Ma all’interno, restano parecchie persone, che subito si distendono a terra con il viso rivolto al pavimento in preda al terrore. L’uomo quindi si barrica all’interno del locale, tenendo in ostaggio diverse persone per circa tre ore. Interviene La polizia, a quanto pare sono almeno nove agenti che cercano di sbloccare la situazione. Alle 5 di mattina, appare quindi un tweet della polizia della Florida che riferisce della morte del killer. Finisce l’incubo. Nella conferenza stampa, il capo della polizia ha riferito che l’uomo era armato di un fucile d’assalto, di una pistola e di un altro tipo di ordigno non identificato. Probabilmente, c’era anche un altro ordigno nell’auto dell’uomo. Non c’e’ ancora alcuna ipotesi sul movente, anche se l’Fmi ha parlato di “terrorismo” e che si sta indagando a 360 gradi per capire se ci siano collegamenti con le frange islamiche.


 Omar Seddique Mateen, questo il suo nome completo, aveva 29 anni, lavorava come guardia privata per la sicurezza, era stato sposato e aveva un figlio di tre anni. Lo riferiscono diversi media americani. Il giovane viveva a Fort Pierce, il capoluogo della contea di St. Lucie, in Florida. Secondo quanto riferisce il Daily Beast, Mateen era nato a New York e la donna con la quale è stato sposato per un breve periodo era del New Jersey. Lei lo descrive come violento, mentalmente instabile, non molto religioso e apparentemente non influenzato dall’Islam radicale. La donna, del New Jersey, ha raccontato di aver conosciuto Omar on line otto anni fa e di essersi trasferita in Florida per sposarlo nel 2009. Ma dopo i primi mesi l’uomo divento’ violento: ”non era una persona stabile, mi picchiava. Arrivava a casa e cominciava a picchiarmi perche’ la lavatrice non era finita o cose del genere”, ha riferito. La donna ha raccontato che la famiglia del suo ex marito era dell’ Afghanistan ma che Omar era nato a New York, prima di trasferirsi con i suoi in Florida, dove lavorava come guardia in un penitenziario minorile. Possedeva una pistola di piccolo calibro. ”Sembrava una persona normale, una persona molto riservata”, ha sottolineato, precisando pero’ che il loro rapporto duro’ pochi mesi, anche se ufficialmente divorziarono nel 2011. Furono i suoi genitori a portarla via, quando vennero a sapere delle percosse, come ha confermato anche suo padre. ”Mi hanno letteralmente salvato la vita”, ha ammesso. L’agenzia Amaq, legata allo Stato islamico, ripresa dal Site, il sito specializzato nel rilevare questo tipo di rivendicazioni, dice che Mateen era un membro dell’ISIS. Il Site riferisce he è stata una “fonte” a dire ad Amaq che il trentenne americano di origini afgane fosse legato all’Isis. Secondo i media Usa, è stato lo stesso attentatore a telefonare al 911 durante il massacro e a rivendicare la sua fedeltà all’Isis. Tuttavia il padre del killer, intervistato dalla Nbc, ha sostenuto che la religione non ha nulla a che vedere con l’azione del figlio e ha affermato che il movento sarebbe l’omofobia.

Omar Mateen: le foto di Site

Il Pulse di Orlando

Il Pulse di Orlando è uno dei più noti club omosex della Florida, e in una serata come ieri potevano esserci centinaia di persone: oltre 300, secondo John Mina, il capo della polizia della città della Florida. “Non il tuo solito gay club”, si autodefinisce il locale fondato da Barbara Poma, una donna italo-americana, per onorare la memoria del fratello maggiore John, morto di Aids 25 anni fa. “La nostra era una famiglia italiana molto rigida, essere gay allora era inaccettabile. Eppure, quando John ha fatto coming out, le dinamiche familiari sono cambiate, da una cultura di severa tradizione a un’altra di accettazione e di amore”, si legge sul sito del Pulse, da ore in tilt dopo l’inimmaginabile mattanza. Ieri, come tutti i sabati, era Latin Night: reggae, bachata, merengue, salsa. Ingresso gratis fino alle 23, poi a mezzanotte era salita sul palco Kenya Michaels, una celebre drag queen di Portorico: si è salvata perché è uscita con il manager prima che cominciasse la strage. In una serata qualsiasi i clienti del Pulse sono soprattutto giovanissimi, ragazzi tra i 20 e i 22 anni. Tutti amici tra loro: “Gli amici diventano la famiglia che gay e lesbiche si creano quando le loro famiglie non li accettano”, ha spiegato Alex Choy, un ex dipendente del locale che adesso lavora come paramedico in un vicino ospedale. Oggi questa famiglia allargata è listata a lutto.