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Chi poteva evitare la strage di cani di Sciacca?

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“Nei giorni scorsi la LAV ha annunciato di aver presentato una denuncia contro ignoti affinché la Procura e i Carabinieri indaghino sulla misteriosa strage di cani di Sciacca, in provincia di Agrigento. Oggi su alcuni quotidiani, tra cui il Corriere della Sera, è invece comparso un annuncio a pagamento firmato dalla fashion designer e animalista Elisabetta Franchi. Secondo alcune testimonianze sarebbero almeno quaranta gli animali uccisi, probabilmente con il ricorso di bocconi avvelenati, e lasciati ad agonizzare per strada.

A che punto sono le indagini sulla strage di cani di Sciacca

Si tratta a quanto pare di cani randagi che qualcuno ha deciso di sopprimere in questo modo. Non è chiaro al momento se la mattanza sia opera di una sola persona o di più individui. Le analisi su alcuni campioni dei bocconi avvelenati hanno consentito di risalire al veleno utilizzato. Si tratterebbe – riferisce la Stampa – di un potente insetticida, di quelli usati abitualmente come disinfestante in agricoltura, che in teoria può essere acquistato solo da persone in possesso di un apposito patentino. Le indagini dei Carabinieri della Compagnia di Sciacca si concentrano anche sull’esame dei filmati di alcune telecamere di sorveglianza. Il quotidiano La Sicilia parla di alcune indiscrezioni secondo le quali “nelle immagini potrebbero esserci elementi utili per risalire agli avvelenatori”.

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L’annuncio pubblicato sul Corriere Fonte: Corriere della Sera del 22/02/2018

Ieri i Carabinieri hanno iniziato le perquisizioni nei confronti dei soggetti in possesso del patentino per l’acquisto dell’insetticida ma fin’ora le indagini hanno avuto esito negativo. Non risulta al momento alcun nome iscritto nel registro degli indagati. Contestualmente i magistrati hanno disposto il sequestro di alcuni documenti dagli uffici del Comune di Sciacca relativi alla gestione del problema del randagismo. La “Legge quadro in materia d’animali d’affezione e prevenzione del randagismo” (Legge 14 agosto 1991 n. 281) dispone infatti che siano i Comuni a dover farsi carico della gestione dei cani randagi mordaci o ammalati. Animali che potrebbero rappresentare un pericolo per i cittadini e che per questo motivo devono essere tolti dalla strada e trasferiti in canili pubblici o privati che operano in convenzione con il Comune. Evidentemente questo però a Siacca (ma anche in altri comuni del Sud e Centro Italia) questo non viene fatto.

La legge non funziona e mancano le risorse

Il problema è che mantenere un cane in canile rappresenta un costo e spesso e volentieri le casse dei comuni non consentono di farlo. In ultima istanza quindi le colpe ricadono sul Comune (ma anche sulla Regione, vista l’estensione del fenomeno) che non ha saputo approntare un piano adeguato di gestione del fenomeno. Mancano le risorse, si dirà, ed è sicuramente vero. D’altra parte è impossibile non notare come spesso e volentieri i proprietari di cani non si curino di microchippare i propri animali (iscrivendoli all’anagrafe regionale canina) né soprattutto di sterilizzarli. Cosa che in aree dove gli animali sono liberi di circolare impedirebbe se non altro gravidanze o cucciolate “indesiderate” che spesso vengono abbandonate a loro stesse.

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Per il solito problema della mancanza di soldi (e di programmazione) anche i cani randagi non vengono sterilizzati. Fonti della LAV stimano che in provincia di Agrigento ci siano almeno 2.500 cani randagi liberi (non in canile). Il numero delle sterilizzazioni effettuate nel 2016 è però insufficiente: appena 187.  Per questo motivo l’ENPA – che nei giorni scorsi si è dovuta difendere dagli attacchi di Striscia La Notizia – ha reso noto per voce della referente regionale Paola Tintori l’avvio di un’iniziativa “antirandagismo”. Le Asl sterilizzeranno i randagi di Sciacca, l’Enpa si occuperà dei cani di proprietà a Sciacca e a Canicattì tramite il progetto “Sterilizzazioni meticci di famiglia“. Rimane un dubbio, se la LAV, ENPA e altre associazioni sono perfettamente a conoscenza dell’entità del fenomeno perché si muovono solo ora? Le associazioni animaliste raccolgono fondi e donazioni, monitorano il territorio e hanno “il polso della situazione” grazie al lavoro gratuito di tanti volontari. Non sarebbe stato più utile utilizzare i fondi raccolti per avviare prima una campagna di sterilizzazione e di prevenzione del randagismo?