Attualità

«Se non sei madre non sei una vera donna»

«Perché non hai figli?». «Quando fate un nipotino alla nonna?». «Ora no, ma vedrai che tra qualche anno vorrai un figlio anche tu». «Sei solo spaventata, è normale esserlo ma un figlio è la cosa più bella che c’è, non vorrai vivere amputata?». Sono solo alcune delle versioni possibili di uno stesso concetto: il paternalismo moralistico della maternità. Ovvero: non puoi non desiderare la riproduzione, è nel tuo essere donna (anzi, Donna) e, soprattutto, è per il tuo bene.
 
SE NON SEI MAMMA NON SEI UNA VERA DONNA
Jennifer Aniston racconta (Jennifer Aniston: People Call Me ‘Selfish’ For Not Being a Mom, Time, 15 dicembre 2014 che riprende Allure di gennaio) di essere annoiata dal peso della presunzione riproduttiva. «Non mi piace [la pressione] che le persone mettono su di me e sulle donne – che saresti una fallita come donna se non ti sei riprodotta». I commenti a margine si somigliano tutti: sei egoista, sei troppo interessata al lavoro, troppo concentrata su te stessa, una eterna adolescente e così via. Aniston coglie l’occasione anche per rispondere sul femminismo e sul perché sarebbe una questione difficile. «Sono le persone a renderla una faccenda complicata. Il femminismo non è che il credere nell’uguaglianza tra uomini e donne». Semplice, no? Ma l’uguaglianza non c’è nemmeno se ci fermiamo sulla questione della riproduzione: a un uomo senza figli non chiedete così insistentemente perché non si sia riprodotto, perché ha scelto la palestra invece dei pannolini e se non si pentirà di essere tanto egoista e concentrato sul lavoro. Ah, se si pentirà!


 
E SE NON SEI DISPOSTA A MORIRE NON SEI UNA VERA MAMMA
Oggi Avvenire (Il dono di mamma Veronica) racconta la storia di Veronica: «Veronica, 36 anni, infermiera, nata a Mogliano, in provincia di Treviso, residente a Trebaseleghe, nel Padovano, sapeva bene che cosa rischiava, quando, a metà della seconda gravidanza, le diagnosticarono una forma aggressiva di leucemia. Ha sollecitato pertanto i medici a far nascere anticipatamente la bambina che portava in grembo, per iniziare, subito dopo, le cure. E, magari, anche quel trapianto che doveva essere risolutivo. Oggi Matilde, la figlia di Veronica, ha 13 mesi e la mamma è morta sabato scorso». Ognuno fa quello che vuole, ma ciò che è disturbante in ogni storia di sacrificio materno è l’ambizione di porsi come Esempio (magari l’ambizione non è di Veronica, ma di chi la usa come unità di misura per tutte le altre madri del mondo). Insomma, se non sei mamma non sei una vera donna ma se da mamma non sei disposta a morire non sei una vera madre, poco importa che Matilde e la sorella siano orfane. Non è nulla al confronto con la morte e il sacrificio. Ovviamente, una volta diventata madre, sarai automaticamente buona, bella e brava (i casi difficili da infilare in questa categoria zuccherosa finiscono nel secchione «non vere madri»). Un perfetto corto circuito.