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Pegida: il partito dell'odio che fa paura alla Merkel

neXt quotidiano|

Alla fine la polizia di Dresda ha vietato la manifestazione «contro l’Islamizzazione» che il gruppo Pegida avrebbe tenuto, come fa ormai da diversi lunedì, a seguito di minacce verso uno dei suoi organizzatori. La polizia ha detto che si tratta di minacce concrete ed ha vietato ogni tipo di manifestazioni prevista per domani in città. La scorsa settimana, dopo gli attacchi in Francia, la manifestazione aveva avuto una partecipazione record. Lo stesso gruppo Pegida ha annunciato sulla sua pagina Facebook di non avere altra scelta che cancellare la manifestazione di domani per proteggere i suoi sostenitori. Ai quali ha comunque chiesto di mostrare la loro solidarietà issando bandiere alle finestre e accendendo candele. Der Spiegel nei giorni scorsi ha rivelato che l’intelligence tedesco ha intercettato messaggi di noti jihadisti che pianificavano attacchi contro Pegida.
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COS’È PEGIDA: IL PARTITO CONTRO L’ISLAMIZZAZIONE DELL’OCCIDENTE
Pegida è l’acronimo di Patriotische Europäer Gegen die Islamisierung des Abendlandes (Patrioti europei contro l’islamizzazione dell’Occidente): il movimento è nato sui social per volontà di Lutz Bachmann, che gestisce un’agenzia di pubblica relazioni in città. Tutto comincia con un video su Youtube, pubblicato da Bachmann per documentare una manifestazione del partito comunista curdo in città il 10 dell’ottobre scorso. Un video con scarse visualizzazioni, che però lo ha convinto poi ad aprire pegida manifestazioni

Pegida: i partecipanti alla manifestazione di Dresda (Wikipedia.en)

Secondo uno studio condotto da Hans Vorlaender del Politecnico di Dresda la gran parte dei partecipanti alle manifestazioni del movimento anti-islamico non condivide il timore di una islamizzazione dell’occidente, ma protesta in generale contro quelli che ritengono fallimenti della politica. Meno di un manifestante di Pegida su quattro, ha spiegato il professor Hans Vorlaender del Politecnico di Dresda, ha riconosciuto l’Islam, o l’islamizzazione della Germania, come motivo della propria protesta. Per la maggioranza dei manifestanti si tratta invece di un’occasione «prima di tutto per esprimere un risentimento profondo, finora non articolato pubblicamente, contro l’élite politica e culturale», ha spiegato Vorlaender. Il tipico sostenitore di Pegida è un uomo del ceto medio: ha 48 anni, vive in Sassonia (74%), è ben istruito e guadagna poco più della media del Land. Solo il 2% e’ disoccupato, spiega la ricerca condotta su 400 persone durante tre manifestazioni a Dresda, tra dicembre e gennaio, rilevando però che il 65% degli interpellati totali non ha voluto partecipare all’indagine. Secondo un sondaggio della televisione tedesca Zdf il 17% dei tedeschi simpatizza per il movimento; il 48% degli intervistati non condivide le affermazioni della Merkel sull’Islam parte della Germania. A quel punto Angela ha corretto il tiro, e nell’intervista alla FAZ pubblicata in Italia da Repubblica ha messo le mani avanti sui musulmani: «Ci aspettiamo che parlino tedesco, che si conformino al nostro ordinamento giuridico e a loro volta hanno il diritto di aspettarsi di essere accettati anche come parte di noi». Poi è tornata ad attaccare Pegida: «Nei cuori di coloro che partecipano a queste manifestazioni c’è troppo spesso opportunismo, indifferenza e persino odio. Posso solo raccomandare alla gente di non seguirlo». Basterà? Il fatto che il simpatizzante medio di Pegida somiglia un po’ troppo all’elettore della Merkel non aiuta.