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Paola Clemente: la busta paga della bracciante morta per 27 euro al giorno

Paola Clemente è la bracciante agricola di 49 anni morta all’inizio del luglio scorso mentre lavorava nelle campagne di Andria in Puglia. Il Corriere della Sera pubblica oggi la sua busta paga dalla quale si evince che la donna lavorava per 27 euro al giorno di netto in busta, ovvero circa la metà di quanto le spettava per legge:

Ventisette euro al giorno che, per i sindacati, «sono circa la metà di quanto dovuto per il lavoro che stava facendo Paola — spiega Giuseppe Deleonardis, segretario Flai Cgil Puglia — perché per il cosiddetto acinino del l’uva la paga è 49 euro».  Su questa differenza si stanno interrogando in procura, a Trani, cercando anche di far luce sul gioco degli acconti e dei saldi contabilizzati in busta paga dalle agenzie interinali alle migliaia di braccianti che — in Puglia e non solo — lavorano come la sfortunata donna tarantina un’intera giornata nei campi per portare a casa poche decine di euro. Paola, come si legge nella sua busta paga, nello scorso mese di novembre ha visto contabilizzare a saldo appena 257,38 euro. Perché nella parte alta dello stesso cedolino sono evidenziate trattenute per acconto stipendi pari a 727 euro che portano il totale trattenute a 829 euro e il saldo finale a 257 euro dai 1.489 euro lordi. La busta paga di dieci mesi fa era a carico dell’agenzia per il lavoro Quanta. «Ma quando la signora Clemente è morta — specifica l’avvocato Vito Miccolis che assiste il marito di Paola — lavorava per Inforgroup: abbiamo fiducia che anche in tal caso la procura farà piena luce su eventuali meccanismi di acconti e saldi».

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La busta paga di Paola Clemente (Corriere della Sera, 4 settembre 2015)

Per intanto vogliono vederci chiaro i sindacati:

«Sollevammo il problema lo scorso 8 luglio — spiega Deleonardis — quindi prima ancora della morte di Paola, perché diversi lavoratori, una sessantina, vantano crediti di circa 500 euro che, pur presenti in busta paga, non sono mai stati corrisposti». E nei giorni scorsi, il primo settembre, la Flai Cgil ha dato l’ultimatum a Quanta: «Premesso che l’aspetto retributivo e relativi conguagli dei lavoratori assunti è in capo all’agenzia e non alle aziende utilizzatrici — si legge nella lettera inviata all’agenzia interinale con sede a Milano — che, come da voi comunicatoci, si erano assunte l’onere di conguagliare ai lavoratori il dovuto, non avendo i lavoratori a tutt’oggi ricevuto alcun rimborso, se entro 5 giorni non avremo notizie positive in merito, ci vedremo nostro malgrado costretti ad adire le vie legali e a segnalare le inadempienze alla Guardia di finanza».