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Le indagini sulla morte di Pamela Mastropietro

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Dopo Innocent Oseghale, già in carcere, e Lucky Desmond, tuttora a piede libero, per la morte di Pamela Mastropietro ci sono altre tre persone che potrebbero essere decisive nelle indagini. Uno di 27 anni è stato bloccato a Milano mentre tentava di raggiungere la Svizzera con la moglie, mentre un altro è stato prelevato nella città marchigiana. Entrambi sono stati sentiti come persone informate sui fatti.

Le indagini sulla morte di Pamela Mastropietro

Il cittadino nigeriano fermato a Milano mentre cercava di raggiungere la Svizzera con la moglie potrebbe essere una persona in possesso delle capacità tecniche necessarie per il depezzamento del cadavere di Pamela Mastropietro. Dalla seconda autopsia effettuata ieri sul suo corpo è emerso che la 18enne potrebbe essere stata colpita con due coltellate all’addome prima di esser stata fatta a pezzi e gettata nelle campagne di Pollenza, vicino Macerata. L’autopsia bis, eseguita ieri da un pool di medici legali dell’Università di Macerata, non ha chiarito le cause del decesso ma ha riscontrato varie lesioni sul corpo (alla testa e all’altezza del fegato): sono state inferte prima o dopo la morte? Saranno decisivi altri esami di laboratorio oltre a quelli tossicologici. L’accertamento ha però evidenziato un sezionamento quasi “scientifico” del cadavere: sarebbero servite molte ore per farlo, oltre alla mano di persone esperte.

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Via dell’Industria tra Pollenza e Casette Verdini, dove è stato ritrovato il corpo di Pamela Mastropietro

Il dettaglio ha messo i carabinieri sulle tracce dei due nigeriani interrogati dagli investigatori. Ora gli inquirenti, con l’ausilio anche di indagini tecniche e informatiche, stanno vagliando movimenti e alibi relativi a quel 30 gennaio, l’ultimo giorno di vita di Pamela che, dopo essersi allontanata il 29 gennaio dalla comunità di recupero Pars di Corridonia, era arrivata a Macerata e aveva contattato Oseghale per procurarsi la droga.

Le versioni di Innocent Oseghale e Lucky Diamond

Nella sua seconda versione, il pusher ha sostenuto di essere salito in casa con la ragazza e Lucky che le avrebbe ceduto una piccola dose di eroina. Quando Pamela è andata in overdose, ha detto Oseghale, lui sarebbe scappato, trovando in seguito nell’abitazione le valigie con il corpo già sezionato. Desmond sostiene invece di non aver mai spacciato né di essere stato nella mansarda dove i Ris hanno trovato i vestiti di Pamela sporchi di sangue, tracce ematiche in cucina e su un piumone bagnato in balcone, oltre a grossi coltelli da cucina tra cui una mannaia. La sera stessa Oseghale, che aveva i trolley con sé, ha chiesto a un amico camerunense di accompagnarlo in auto a Pollenza.

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La perizia usata nello straziare il corpo dopo la morte non è compatibile, secondo il medico legale, con il lavoro di un solo uomo minuto e tecnicamente impreparato come Innocent. Spiega oggi Repubblica:

Gli inquirenti erano convinti da giorni che la ricostruzione più banale della fine straziante di Pamela, quella di un’overdose e della follia maldestra di Innocent nel farne a pezzi il corpo per disfarsene, fosse così lacunosa da essere poco credibile. È quasi sicuro, anche se bisogna attendere i risultati tossicologici per avere certezze, che Pamela avesse assunto droga: sul braccio ha il segno del buco.

Ma la ragazza, secondo il cattedratico che ha effettuato l’autopsia, potrebbe essere stata colpita alla testa con un corpo contundente, o sbattuta con forza contro uno spigolo, e poi trafitta con alcune coltellate all’altezza del fegato: potrebbero essere queste ultime ad averla uccisa. Anche qui bisogna attendere i risultati degli accertamenti per saperne di più. Il sospetto, nato da particolari emersi nell’autopsia, è che possa anche essere stata violentata e strangolata.

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