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Ora anche per Paola Muraro la Giunta Raggi è una guerra per bande

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Francamente è incredibile. Paola Muraro, che da assessora all’ambiente a Roma ha ripetutamente mentito all’opinione pubblica celando un’indagine nei suoi confronti di cui era venuta a conoscenza per mesi, dopo le dimissioni attacca la Giunta Raggi e la sindaca. Sostenendo che quella del M5S a Roma è una “guerra per bande”, che non rivoterebbe Virginia Raggi e che le decisioni più delicate arrivano “dai vertici M5S esterni al Comune. Un’intervista in cui la Muraro, che fino a qualche tempo fa si diceva pronta a ritornare in giunta, sparge veleno a trecentosessanta gradi: forse, dopo aver scoperto ieri chi era Paolo Berdini, la sindaca dopo la lettura di questa intervista riuscirà finalmente a comprendere quanto fosse assurda la sua testardaggine nel difenderla.

Amareggiata. Per quale motivo?
«Beh, avevo votato il Movimento….»
E ora non li rivoterebbe più?
«Beh, diciamo che me ne resterei a casa» (ride).
Addirittura.Come mai?
«In questa giunta manca coerenza. Mancano soprattutto delle risposte a chi ha votato Cinquestelle. Prima avevamo un programma che era considerato come un vangelo. Ora non mi sembra che sia più così».
Chi comanda in Comune? Che rapporti aveva con Romeo e Marra?
«Quando ero assessore con il cosiddetto “Raggio magico” non avevo molti contatti. Questo gruppetto di fedelissimi aveva fatto la campagna elettorale con la sindaca. Si erano creati rapporti effettivamente molto stretti. E la sindaca si è appoggiata a loro. Alla fine è stato un errore. Alla luce di questi fatti anche io non so più con chi ho parlato. Sa, a Roma si fa fatica a capire di chi ci si può fidare…».
Si è resa conto della guerra tra bande nel Campidoglio grillino? Dei dossieraggi?
«Certo, ho capito che c’è stata una guerra sotterranea, anche su di me. Anche se all’epoca devo dire che non me ne sono accorta».

paola muraro
E poi parla delle sue dimissioni:

Si aspettava che le respingessero?
«No, visto il clima che si era creato… Ho capito che non dipendeva nemmeno più dai consiglieri, dipendeva da altri».
Da chi?
«Dai vertici del Movimento. E mi faccia dire una cosa: dipendere dai vertici, che non ho mai conosciuto, non è una bella cosa».

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