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“No all’aborto per fermare la sostituzione etnica”: il delirio del consigliere Fdi

Dopo l’Umbria, anche la Regione Marche si oppone alla pillola abortiva nei consultori, sfidando le linee guida in materia del Ministero della Salute

ciccioli

“No alla somministrazione della pillola abortiva Ru486 nei consultori”. È la proposta choc che arriva dalla Regione Marche, governata dal centrodestra, sulla scia di quanto già avvenuto mesi fa in Umbria, in aperto contrasto con le linee guida del Ministero della Salute. Ci risiamo, insomma, anche se per ora si tratta di una partita tutta politica.

I fatti: il consiglio regionale ha respinto una mozione presentata da Manuela Bora con cui il Partito Democratico spingeva la somministrazione della pillola abortiva all’interno dei consultori. A motivare la richiesta il numero elevato di obiettori di coscienza e il mancato rispetto proprio delle linee guida ministeriali in materia aggiornate pochi mesi fa dal ministro della Salute Roberto Speranza a distanza di dieci anni dall’ultima volta.

Ma a sconvolgere di più non sono tanto i voti contrari quanto le motivazioni addotte, figlie di un clima di oscurantismo che si sta diffondendo sempre di più nel Paese. A parlare per tutti è Carlo Ciccioli, capogruppo di Fratelli d’Italia, non a caso lo stesso partito del Presidente in carica Francesco Acquaroli. Ciccioli si è detto “supefatto dall’arroganza” di quello che lui definisce il “partito unico” e ha incalzato:

“La legge 194 è una legge di stato e come tale va rispettata, magari rivista, poiché ritengo che vada applicata totalmente e non solo limitatamente alle norme di interruzione della gravidanza. L’accessibilità all’interruzione di gravidanza è sempre stata garantita, però chiarisco e rilancio sul merito politico”. E, a proposito di quel “però” cita l’esempio di una scuola media di Ancona frequentata solo da figli stranieri poiché – ragiona, si fa per dire – “perché in quel quartiere non ci sono più figli di italiani: Un plesso scolastico che non ha più italiani. C’è stata una sostituzione. Per questa ragione – prosegue – occorre approvare subito una ‘194’ in difesa della libertà delle donne di fare figli, che permetta alle giovani coppie di accedere immediatamente al sostegno per la maternità, asili nido e scuole materne gratuite, libri di testo gratuiti dalle elementari alle superiori e gli attuali modesti assegni familiari finalizzati solo alle spese domestiche, implementati significativamente in caso di più figli. Allora sì che non ci sarebbe la sostituzione in quell’edificio scolastico. Anche gli italiani hanno diritto di vivere come popolo e di riprodursi, non dobbiamo essere ridotti come i ‘nativi americani’, tanto citati oggi dal presidente Biden”.

La tesi di Ciccoli va molto oltre il tema della pillola abortiva, mettendo insieme in un’unica accozzaglia di luoghi comuni calo della natalità degli italiani, sostituzione etnica e addirittura, i “nativi americani”.

Una posizione che arriva a distanza di una settimana dall’iniziativa dei gruppi pro-life e anti-abortisti che avevano inviato proprio alla consigliera dem Bora 1450 pannolini per neonati, come il numero delle interruzioni di gravidanza registrate nelle Marche nel 2019. Insomma, nelle Marche – e non solo nelle Marche – sembra essere tornati indietro di decenni a un periodo storico in cui le donne non erano neppure libere di decidere cosa fare del proprio corpo.

È probabile che, alla resa dei conti, anche le Marche dovranno piegarsi, come già capitato all’Umbria, alle linee guida ministeriali, ma resta il clima plumbeo di un’onda nera che mette all’indice diritti della donna che fino a pochi anni ritenevamo scontati, e che oggi sono tornati ufficialmente in discussione.