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Niente zone gialle ad aprile: l’Italia rimane blindata

Zone gialle ad aprile: sarà possibile? Nonostante l’apparente spiraglio contenuto nel decreto che verrà discusso oggi in CdM e che prevederebbe un meccanismo per le riaperture ad aprile non significa che torneremo in giallo. Anzi. E intanto “c’è chi giura di aver sentito le urla di Salvini”

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Zone gialle ad aprile: sarà possibile? Nonostante l’apparente spiraglio contenuto nel decreto che verrà discusso oggi in CdM e che prevederebbe un meccanismo per le riaperture ad aprile non significa che torneremo in giallo. Anzi

Niente zone gialle ad aprile: l’Italia rimane blindata

Si tratterebbe un meccanismo che, da una data X in poi e in presenza di dati “molto positivi”, potrebbe permettere un allentamento delle misure. La norma in questione -che tuttavia non dovrebbe espressamente menzionare le aree ‘gialle’- potrebbe consentire già in aprile degli alleggerimenti delle misure anti-Covid, degli “sprazzi di giallo”, chiariscono fonti di Palazzo Chigi. “Se la norma ci sarà è tutto da vedere – dice infatti un ministro di peso all’Adnkronos – anche se è un’informazione trapelata da Palazzo Chigi, ci sarà bisogno di passare dal Cdm per introdurla”. Dunque, “nulla è deciso”. Il meccanismo per allentare la morsa delle misure anti-Covid? “Non mi risulta affatto”, risponde un altro ministro interpellato al riguardo. Cosa succederà quindi se non ci saranno zone gialle ad aprile? La Stampa spiega che a fronte della riapertura delle scuole bar e ristoranti rimarranno chiusi per tutto il mese di aprile:

Bar e ristoranti resteranno chiusi per tutto aprile, a meno che la situazione epidemiologica non cambi drasticamente nelle prossime due settimane. Mario Draghi ha deciso di non cedere alle sirene di Matteo Salvini e dei tanti (sono 14) presidenti regionali di centrodestra che per tutto ieri hanno tentato di convincerlo a cambiar linea. Ha confermato la linea rigorista a metà pomeriggio, dopo essersi vaccinato con la moglie e aver letto gli ultimi dati dell’Istituto superiore di sanità, della Fondazione Bruno Kessler e dell’Agenas. La variante inglese del coronavirus, più contagioso del ceppo precedente del 37 per cento, colpisce otto persone su dieci. La buona notizia è che la curva dei contagi si è raffreddata, ma restano alti il numero dei morti e soprattutto i posti occupati da malati Covid in terapia intensiva: sono il 41 per cento del totale, ben oltre la soglia critica di un terzo. «Di fronte a questi numeri inutile illudere gli italiani», dice Draghi in queste ore

Nessun automatismo ma nel nuovo decreto legge anti-Covid quindi: “Stiamo facendo una battaglia a favore delle categorie danneggiate, dobbiamo portare dei risultati, altrimenti il rischio e’ che se la prendano anche con noi”, dice un leghista. E il Fatto oggi racconta la stessa storia, con Salvini che si porta a casa il punto della bandiera per intestarselo davanti ai suoi elettori, ma senza di fatto ottenere niente di significativo, a parte le urla a Giorgetti:

Si tratta sul “meccanismo” che dovrebbe consentire dal 15 o dal 20 aprile un allentamento delle chiusure, come l’apertura di bar e ristoranti fino a una certa ora, forse le 16, in presenza di dati molto confortanti sull ’andamento dell’epidemia. E soprattutto consentire a Matteo Salvini di salvare la faccia senza indispettire troppo Roberto Speranza, il Pd e il M5S. Ci sarebbe anche un via libera di Silvio Brusaferro e Franco Locatelli del Comitato tecnico scientifico. I tecnici di Palazzo Chigi trattano con Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo economico e leghista molto più di governo che di lotta, ma richiamato energicamente dal capo in un incontro della settimana scorsa: c’è chi giura che le urla si sentivano anche nei corridoi del ministero di via Veneto.

Tra le poche certezze è che nella riunione di oggi arriverà anche la norma, attesissima, per evitare che operatori sanitari no vax infettino pazienti in corsia o più in generale nei luoghi di cura o anziani nelle Rsa. Non è ancora chiaro se si tratterà di un decreto ad hoc o se le norme in questione -a cui ha lavorato in primo luogo la ministra della Giustizia Marta Cartabia- troveranno posto nel dl contenente le misure anti-contagio. Probabilmente, spiegano fonti di governo, la norma non arriverà a prevedere il licenziamento per chi rifiuta il vaccino, ma potrebbe introdurre l’interdizione dalle mansioni o lo spostamento in aree o uffici per evitare il contatto diretto dei ‘no vax’ con i pazienti. Prevedendo anche sanzioni ad hoc per le strutture che non intervengono sui sanitari che non si sottopongono alla somministrazione del vaccino. Repubblica spiega perché, a meno di una clamorosa inversione di tendenza dovuta proprio alla vaccinazione di massa, i parametri per le riaperture nel decreto sono così stringenti da renderle quasi impossibili:

non ci sarà il passaggio automatico alle zone gialle e alle aperture invocate dal partner di governo più irrequieto. Neanche in caso di miglioramento parziale della curva dei contagi, dunque dell’Rt e delle ospedalizzazioni. C’è però una concessione, che permette al leghista di salvare la faccia e poter cantare in parte vittoria coi suoi: un meccanismo che a partire dal 15, forse addirittura dal 20 aprile potrebbe portare ad alcuni allentamenti dei vincoli nelle regioni arancioni. Ma solo se e quando la situazione epidemiologica lo dovesse consentire. Qualora cioè il numero dei contagi dovesse scendere sotto una soglia ancora da definire (di certo sotto i cento ogni 100 mila abitanti), d’intesa con i governatori, potrebbe essere valutata l’apertura di ristoranti e bar a pranzo e (meno probabile) di cinema e teatri. Ma i paletti saranno talmente rigorosi che non ci saranno molti margini: in questo momento sotto la soglia dei cento contagi ci sono solo due regioni.