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La psichiatra che ha provato a "curare" una lesbica

Una psichiatra croata, Mirjana Vulin, ex direttrice del centro di cura per malati mentali di Rijeka (Fiume), terza città della Croazia, è stata condannata in prima istanza a 10 mesi di carcere per aver svolto la propria professione in un modo irresponsabile ricoverando e sottoponendo a cure una giovane ragazza lesbica. Ana Dragicevic, oggi trentenne, era stata ricoverata presso l’ospedale psichiatrico di Rijeka per cinque anni, dal 2003 al 2008, su richiesta dei suoi genitori che non volevano accettare l’omosessualità della propria figlia, all’epoca minorenne. La ragazza ha compiuto diciotto anni nel 2005 e da allora fino al suo rilascio, la responsabilità di tenerla in cura, contro la sua volontà, era della direttrice dell’istituto.
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Secondo la sentenza la psichiatra Vulin ha in questo modo sottoposto a cure forzate una persona maggiorenne, adottando inoltre metodi inadeguati, somministrando psicofarmaci forti senza una diagnosi valida. Il caso di Ana Dragicevic è stato svelato dai media dieci anni fa e lei è da allora diventata un simbolo della lotta contro l’omofobia nel sistema sanitario del Paese, dove esistono ancora medici, anche se in minoranza, che ritengono l’omosessualità una malattia.
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La ragazza ha annunciato una causa civile in cui chiederà il risarcimento per gli anni che ha trascorso in ospedale solo perché lesbica, e per il trauma subito. Ana è entrata nella casa di cura all’età di sedici anni. Nella clinica è rimasta fino a 21 anni e ha raccontato che le torture che ha sentito di aver subito la tormentano ancora oggi. Ha raccontato di aver frequentato psicopatici e schizofrenici, di essere stata legata nel letto e di aver subito iniezioni su iniezioni e aver indossato una camicia di forza durante il periodo trascorso nel centro di cura.
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