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“Mi sono ammalata in rianimazione, i negazionisti sono una massa di idioti”

Marinella Acanfora, caposala della terapia intensiva dell’ospedale Cotugno di Napoli è appena guarita da COVID-19. Racconta in un’intervista al Mattino che è stata contagiata mentre curava i malati in rianimazione. E che durante la sua quarantena da soggetto a rischio la frustrazione e la rabbia per i negazionisti del Coronavirus è stata tanta

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Marinella Acanfora, caposala della terapia intensiva dell’ospedale Cotugno di Napoli è appena guarita da COVID-19. Racconta in un’intervista al Mattino che è stata contagiata mentre curava i malati in rianimazione. E che durante la sua quarantena da soggetto a rischio la frustrazione e la rabbia per i negazionisti del Coronavirus è stata tanta:

Quando ha capito che il virus l’aveva infettata?
«Era il 13 ottobre:durante la notte miè salita la febbre,ho avvertito un profondo malessere. Il 14 mattina ho fatto il tampone e dopo un giorno il verdetto, ero positiva.Toccava a me ma la mia mente era già oltre».

Dove?
«Pensavo a mia figlia che vive con me ed è asmatica».

Ha avuto paura?
«È un sentimento che affiora ma mi sono fatta forza: ho pensato: “Mica posso morire di Covid”. Io li curo i malati. Però potevo morire di altro perché sono un soggetto a rischio, soffro di una broncopneumopatia cronica, sono cardiopatica e non sono in peso forma».

Come si reagisce in questi casi?
«La mente viaggia senza fermarsi. Il dolore avolte era lancinante. Ho fatto la Tac enon c’era una grave polmonite. In ospedale non c’era posto e allora sonorimasta a casa».

Come si vive a casa da malato di Covid-19?
«C’è solitudine, isolamento, frustrazione per la massa di idioti che finiscono per commentare sui social quello che non conoscono, non immaginano e non vogliono vedere.Questa la sofferenza maggiore. Una pena anzi,per i danni che queste persone fanno più o meno deliberatamente».

Comesi è evoluta la patologia?
«Sono stata fortunata perché ho risposto alle cure. I miei colleghi, i medici,mi chiamavano continuamente. Sono guarita. In altri casi con gli stessi protocolli purtroppo va male. Nessuno può sapere perché».

Cosa le ha fatto più male?
«L’indifferenza e la cattiveria di chi non capisce. L’incapacità di chi non vuole vedere la realtà ti mette di fronte al nulla. Come un foglio bianco in cui non c’èniente. Disturbi affiorano in queste situazioni di stress,di cambiamento epocali»