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Mafia Capitale: sei indagati per il C.A.R.A. di Mineo

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Su delega della procura della Repubblica di Caltagirone, agenti della squadra mobile di Catania e del commissariato di Caltagirone stanno dando, in queste ore, esecuzione a un decreto di perquisizione e sequestro nonché alla contestuale informazione di garanzia nei confronti di sei persone, tutte indagate a vario titolo per falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ai danni dello Stato e dell’Unione Europea. Si tratta di Sebastiano Maccarrone, direttore del Cara Mineo; Salvo Calì, presidente Cda Sisifo, consorzio di cooperative capofila dell’Ati fino a ottobre 2014; Giovanni Ferrera, direttore generale del Consorzio ‘Calatino Terra d’accoglienza’; Roberto Roccuzzo, consigliere delegato Sisifo; Cosimo Zurlo, amministratore delegato ‘Casa della solidarieta” consorzio coop dell’Ati da ottobre 2012 fino a ottobre 2015; e Andromaca Varasano, contabile del nuovo Cara Mineo. La procura di Caltagirone, con il procuratore capo Giuseppe Verzera, ipotizza i reati di falsita’ ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ai danni dello Stato e dell’Unione Europea. Le perquisizioni e i sequestri da parte degli agenti della Squadra mobile di Catania e del commissariato di Caltagirone hanno riguardato le sedi delle societa’ a Mineo, Catania, Giarre, Riposto, Palermo, Ragusa, Roma e Matera.  Come spiega la polizia, infatti, in seguito alle risultanze dell’inchiesta Mafia Capitale è stata avviata un’attività di investigazione su presunti illeciti nella gara d’appalto, indetta il 24 aprile 2014, per la gestione triennale dei servizi del Cara di Mineo (Catania).

Mafia Capitale: sei indagati per il CARA di Mineo

Gara che, ricorda la polizia, fu ritenuta illegittima dall’Autorità nazionale anticorruzione. “L’analisi della contabilità relativa alle presenze giornaliere dei migranti ospiti del Cara di Mineo, finalizzata alla liquidazione delle somme spettanti all’ente gestore, ha evidenziato che sono stati rendicontati e corrisposti, negli anni 2012, 2013, 2014 e 2015, importi superiori a quelli dovuti, per un ammontare di circa un milione di euro – sottolinea la polizia – Sono tutt’ora in corso perquisizioni presso società in tutto il territorio nazionale”.

Il C.A.R.A. di Mineo
Il C.A.R.A. di Mineo

La prima indagine sul C.A.R.A. di Mineo

La prima indagine sul C.A.R.A. di Mineo risale all’anno scorso e coinvolse un sottosegretario del governo Renzi. In sostanza, secondo gli inquirenti, tra il 2011 e il 2014, Castiglione, da presidente della Provincia di Catania e soggetto attuatore della gestione del Cara, avrebbe favorito il Consorzio Calatino – che comprendeva, tra le altre, la coop La Cascina, coinvolta nell’inchiesta romana, e la Croce Rossa -, concedendo numerose proroghe per il centro più grande d’Europa. E costruendo, secondo l’accusa, un bando su misura per l’appalto da 100 milioni del 2014. Odevaine – membro del Tavolo nazionale immigrazione e per i pm di Roma al soldo di Massimo Carminati e Salvatore Buzzi – in Sicilia faceva il consulente del consorzio, poi presidente della commissione aggiudicatrice. Nella seconda ordinanza di Mafia Capitale a proposito di Castiglione e Alfano ad esempio si legge:
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Il 21 marzo 2014 intercettato dal Ros carabinieri Odevaine parla con il suo commercialista. Il capo della Protezione civile Franco Gabrielli lo ha inviato in Sicilia per fare il bando di gara su Mineo, centro che sembra decisamente troppo costoso. “Praticamente venne nominato sub-commissario … eh del commissario Gabrielli – dice Odevaine – … il Presidente della Provincia di Catania … che era anche Presidente dell’UPI … Giuseppe Castiglione … il quale … quando io ero andato giù … mi è venuto a prendere lui all’aeroporto … mi ha portato a pranzo … arriviamo al tavolo … c’era pure un’altra sedia vuota … dico eh “chi?” … e praticamente arrivai a capì che quello che veniva a pranzo con noi era quello che avrebbe dovuto vincere la gara”. Il Cara genera 400 dipendenti in un paesino di 3 mila abitanti come Mineo