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Ma 'sto Stefano Esposito assessore ai trasporti ce serve o nun ce serve?

«Ce serve o nun ce serve, ‘sto fiume?», diceva Carlo Verdone nei panni di Armando Feroci parlando del Tevere. La stessa domanda sorge spontanea da quando Stefano Esposito, senatore e torinese, è stato inopinatamente nominato assessore ai trasporti in quel di Roma. L’assessorato ai trasporti è talmente complicato che anche una stimata personalità come quella di Guido Improta ha gettato la spugna senza portare a casa risultati tangibili. Ma un assessore ai trasporti che di fronte al cedimento del controsoffitto nella metro di Piazza di Spagna esclama che «purtroppo in questo momento per i trasporti a Roma dobbiamo affidarci alla fortuna» ce serve o nun ce serve?

Ma ‘sto Stefano Esposito assessore ai trasporti ce serve o nun ce serve?

L’assessore ai trasporti ha iniziato il suo lavoro a Roma solidarizzando con Christian Rosso, l’autista dell’ATAC giustamente sospeso dall’azienda, e quindi implicitamente avallando il vergognoso sciopero bianco che ha bloccato Roma a luglio. Secondo l’ATAC durante lo sciopero bianco della metro alcuni mezzi sarebbero stati sabotati oppure i dipendenti avrebbero segnalato guasti inesistenti per inviarli alla manutenzione e impedire ai mezzi (e ad altri dipendenti) di entrare in servizio. Ma Esposito, in tutto ciò, ha trovato il tempo per solidarizzare con gli autisti, non con gli utenti. Cose che capitano. Nel frattempo quel gran genio del senatore ha avuto la splendida idea di far sapere al popolo romano che lui gridava «Roma merda» quando andava in curva a vedere la Juve: un’altra dimostrazione di brillante intelligenza dopo il suo passato di risse su Twitter che già l’aveva reso adorato al popolo dell’internet. E mentre il suo nome veniva fuori in un’inchiesta sulla TAV e gli imprenditori in odore di ‘ndrangheta (nella quale l’assessore non è indagato), Esposito è riuscito a far dimettere l’amministratore delegato di ATAC per le sue interferenze nella gestione:

Il dg ci ha pensato un po’ e giovedì è salito in Campidoglio per consegnare al capo di gabinetto Luigi Fucito la sua lettera di dimissioni indirizzata al sindaco. Poche righe in cui, sostanzialmente, si contesta la mancanza di un indirizzo strategico chiaro per Atac e, soprattutto, pesanti interferenze nella gestione. Allusione neanche troppo velata alle botte da orbi che lui e l’assessore si danno da settimane, specie dopo il fallimento del bando per incrementare la flotta pubblica in vista del Giubileo. Gara sulla quale, tra l’altro, il senatore Ncd Andrea Augello ha presentato ieri un esposto all’autorità Anticorruzione e un’interrogazione al ministro Delrio per sapere se corrisponde al vero “il tentativo di Esposito di imporre all’intero cda un capitolato di gara per l’acquisto dei nuovi bus comprensivo delle manutenzioni.
Un’idea assurda”, scrive su Facebook il parlamentare, “visto che Atac ha di recente implementato i turni delle proprie officine. Eppure l’assessore di fronte alle resistenze di Micheli ha scritto una lettera al cda piena di spropositi, rivendicando tra le sue deleghe il controllo su Atac, che invece è ancora in capo al sindaco e, di fatto, ordinando per iscritto di procedere ad un appalto full service”. Una indicazione che “configurerebbe il reato di turbativa d’asta”, smentita però a stretto giro dal vicesindaco Causi, il quale il giorno successivo avrebbe inviato una sua lettera al medesimo cda per ribadirne l’autonomia decisionale.

stefano esposito assessore trasporti atac 1
Una foto dell’emergenza di oggi alla Metro di Roma

Io dico che nun ce serve

L’ex veltroniano, ex dalemiano, ora Giovane Turco in quota Orfini – già famoso per le tante competenze che sta regalando alle aziende pubbliche d’Italia – brilla per lo meno per sincerità. Di fronte al caos della Roma Lido qualche tempo fa ha affermato: «L’ennesimo problema di una linea che se non viene ristrutturata in maniera profonda continuerà a essere una croce. Noi abbiamo fatto quello che potevamo fare, se hai una macchina vecchia o hai le risorse per cambiarla oppure balli. Per me è una grande sofferenza, è inutile che racconti di avere in mano la soluzione perché non ce l’ho. Una battaglia persa? Non lo so, sicuramente è una situazione in cui ogni giorno ci si apre un problema». Anche se di fronte a una trollata è riuscito persino a inventarsi «un sistema organizzato sui social network per sputtanare l’ATAC» (il che non è vero per il semplice fatto che l’ATAC si sputtana benissimo da sola, e lo fa da ben prima che nascessero i social network). Il problema dell’assessore è che sembra non aver pienamente compreso l’importanza del suo ruolo: per questo ritiene di poter scherzare o di poter utilizzare il suo ruolo per lanciare segnali politici che con il mestiere che ha accettato di svolgere c’entrano poco o nulla. Un assessore così, io dico che nun ce serve.