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Ma davvero Milano è la Capitale morale d'Italia?

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Secondo il presidente dell’anticorruzione Raffaele Cantone, Milano si è riconquistata i galloni di «capitale morale d’Italia» rispetto a Roma, che non avrebbe anticorpi di anticorruzione. Cantone sa sicuramente quello che dice, e d’altro canto gli anticorpi si creano attraverso i vaccini e le malattie. Dev’essere per questo che, ad esempio, Mario Mantovani, vicepresidente della Regione Lombardia, è da qualche giorno a San Vittore accusato di corruzione. O che l’ex presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, è a processo per associazione a delinquere e corruzione. Oppure che per Roberto Maroni a dicembre comincerà il processo per «turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente.

Ma davvero Milano è la Capitale morale?

Raffaele Cantone avrà sicuramente soppesato il fatto che le più alte cariche della Regione Lombardia si trovano attualmente accusate di reati che con il concetto di Capitale Morale c’entrano assai. Così come dovrebbe entrarci il recente arresto di quattro funzionari del Comune di Milano che lavoravano nel settore dell’edilizia pubblica, uno dei quali, ricorda oggi Paolo Colonnello sulla Stampa, è stato trovato con lingotti d’oro nascosti in casa:

Così come quell’Antonio Acerbo, ex megadirigente comunale diventato poi subcommissario di Expo, condannato a tre anni (patteggiati) e a un risarcimento di 100 mila euro per aver pilotato gli appalti sulle Vie d’Acqua, progetto mai compiuto e dimenticato nella grande ubriacatura dovuta al successo dell’Esposizione Universale. Che pure ha relegato nell’oblio scandali e scandaletti nati dalla fretta necessaria per concludere le opere di Expo, riassunti nella formula della cosiddetta «cupola degli appalti», per ora ferma ai quattro pensionati della tangente (capitanati da Frigerio, Grillo e Greganti) e ad alcuni imprenditori, dalla Maltauro alla Mantovani, coinvolti in una più vasta ragnatela che passa dal Mose di Venezia alla costruzione di Palazzo Italia.
In tutto ciò la giunta di Pisapia, in carica da quattro anni, è riuscita a passare indenne, tranne per l’ombra della vendita Sea, la società che gestisce gli aeroporti di Linate e Malpensa, ceduta in buona parte dal Comune di Milano al fondo gestito dal manager Vito Gamberale per un totale di 385 milioni di euro. Vicenda che fu anche alla base della dura battaglia tra il procuratore Edmondo Bruti Liberati e l’allora suo aggiunto Alfredo Robledo.

Ma se la giunta e il Comune sono rimasti indenni, altrettanto non si può dire delle altre istituzioni. L’elenco dell’immoralità – come la chiamerebbe Cantone – lo riporta Renato Pezzini sul Messaggero:

Le inchieste fioccano, i casi di malcostume si moltiplicano. E la politica «della capitale morale» è costantemente messa sotto la lente di ingrandimento per immoralità di vario genere. Adesso sembra preistoria, ma nel 2013 (non in un’altra era) il Consiglio Regionale della Lombardia chiuse in anticipo la sua poco gloriosa legislatura a causa di una epidemia di assessori e consiglieri in manette. Fu proprio Salvini a dire che «la Lombardia si è autorottamata a suon di scandali».
In quel Consiglio Regionale sedeva anche Filippo Penati (già presidente della Provincia di Milano) il quale, a torto o a ragione, è diventato il simbolo del malaffare targato Pd dopo il suo coinvolgimento in un’inchiesta per corruzione che arrecò non pochi danni all’immagine del partito all’epoca guidato da Bersani. E fra i suoi vicini di banco c’erano molti leghisti finiti nel mirino dei magistrati per un uso disinvolto dei finanziamenti pubblici. Fra questi Davide Boni che, ancora indagato, ora è segretario del Carroccio di Milano.

Il confronto Roma-Milano nei dati del Corriere della Sera

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Appalti truccati e mafia

Beh, si dirà, ma almeno la mafia e gli appalti truccati scoperti da Mafia Capitale… No. Nel maggio 2014 l’inchiesta sugli appalti di Expo ha svelato un tentativo di mettere le mani sulle commesse che ha coinvolto Primo Greganti e Gianstefano Frigerio, i quali, ironia della sorte, erano già passati nelle maglie di Mani Pulite nel 1992. I due hanno patteggiato una pena di tre anni. Infine, c’è la ‘ndrangheta che è stata beccata con le mani nel sacco degli appalti dell’edilizia a Buccinasco e Desio. Oltre a Sedriano, sciolto per mafia nel 2013. Tutto questo non serve certo a dimostrare che nel derby tra Milano e Roma vince la Capitale: questi sciocchi confronti meglio lasciarli ai tifosi di curva e ai presidenti dell’Anticorruzione. La cupola scoperchiata da Mafia Capitale, e le ramificazioni che hanno portato ad altre indagini che hanno colpito o lambito Comune e Regione rimangono una vergogna pubblica che gli amministratori e i politici romani devono sentire tutta sulle loro spalle. Ma il confronto di inchieste serve a ricordare che a volte fare di tutta la merda un fascio non è la cosa più sbagliata del mondo. Anzi.

Il confronto Milano-Roma con i numeri di Repubblica

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