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Tutti gli avvoltoi che speculano sulla morte di Luigino D'Angelo

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Ci sono politici italiani che da tempo ci hanno fatto capire che alla base della loro dieta elettorale ci sono prevalentemente cadaveri. Non sono molto schizzinosi a riguardo, possono essere migranti affogati nel Mediterraneo, ragazzi uccisi dai terroristi dell’ISIS, imprenditori suicidi, ladri disarmati stecchiti da pensionati pistoleri oppure pensionati suicidi. Oggi il menù dei nostri avvoltoi propone una portata particolarmente succulenta: l’italiano truffato dalle banche (e diciamocelo che è anche colpa dell’euro) che ha perso i risparmi di una vita per colpa dei capricci della finanza e che si toglie la vita.
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Suicidio di Stato? Il pranzo è servito

Si tratta, come sappiamo di Luigino D’Angelo il pensionato di 68 anni residente a Civitavecchia che si è suicidato dopo aver comprato – per telefono – 110mila euro di obbligazioni di Banca Etruria poi annullate. L’uomo si è impiccato il 28 novembre alla ringhiera della scala della sua villetta, poco prima delle 17. Ex dipendente dell’Enel, alle 16,20 l’uomo aveva salvato sul suo computer una lettera scritta in Word in cui accusava con nomi, cognomi e date degli incontri che lo avevano portato ad acquistare le obbligazioni. L’uomo, sposato e senza figli, viveva in una villetta a due piani nella periferia di Civitavecchia, zona Terme di Traiano. La storia di Luigino D’Angelo è legata al salvataggio di quattro banche – Banca Marche, CariFerrara, Banca Etruria e CariChieti – salvate dal Governo il 22 novembre scorso. Provvedimento che, per come era stato concepito, non avrebbe messo in pericolo i conti correnti oltre i 100mila euro, come attualmente succede con la normativa sul Bail In che entrerà ufficialmente in vigore il prossimo anno, e avrebbe anche garantito il rimborso delle obbligazioni subordinate, quelle ad alto rischio rifilate da Banca Etruria ai risparmiatori come Luigino D’Angelo. Ma la Commissione Europea ha fermato i progetti del governo e di Bankitalia asserendo che l’utilizzo del Fondo interbancario sarebbe stato assimilato ad un aiuto di Stato, vietato dalla normativa UE. Allora l’Italia ha utilizzato, nel decreto del 22 novembre, il Fondo di Risoluzione, che però non garantiva gli obbligazionisti subordinati. L’operazione si è svolta secondo le indicazioni della direttiva europea Brrd (Bank Recovery and Resolution Directive) che era stata recepita dal Governo a metà novembre. Direttiva che all’Europarlamento era passata con l’astensione della Lega Nord di Matteo Salvini e il voto favorevole di Forza Italia. Proprio da Forza Italia si fa sentire oggi Nunzia De Girolamo, che è stata anche al Governo con Renzi quando era ancora nel NCD. La De Girolamo chiede che per quanto riguarda la drammatica vicenda di D’Angelo il Governo Renzi, la Boschi (coinvolta personalmente nella vicenda Banca Etruria) e il PD chiedano scusa per quel decreto che recepiva una direttiva votata dal suo partito.
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Dello stesso avviso anche il suo compagno di partito, il senatore Augusto Minzolini (già direttore del TG1)
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Matteo Salvini invece non si fa nessun problema a parlare di “suicidio di Stato”, in fondo è lo stesso termine che la Lega utilizza quando un imprenditore o un commerciante schiacciato dai debiti decide di togliersi la vita. Succedeva anche quando c’erano loro al Governo, ovviamente. Giorgia Meloni ne approfitta per promuovere la manifestazione di Fratelli d’Italia alla quale interverrà – tu guarda i casi della vita – anche l’alleato Matteo Salvini.
pensionato suicida banca etruria giorgia meloni
Ma è proprio quando pensi di aver letto davvero tutto che leggi quello che ha da dire Luca Telese sulla vicenda: bisogna tenere d’occhio la Chiesa! Telese ha paura che Luigino D’Angelo faccia la fine di Piergiorgio Welby. Aiutatelo.
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