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Luca Odevaine: le accuse del pentito di Mafia Capitale al Pd e ad Alemanno

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Luca Odevaine è uno degli imputati più discussi di Mafia Capitale. 58 anni, prima vice capo di gabinetto con Walter Veltroni, poi capo della polizia provinciale con Nicola Zingaretti e infine al Coordinamento nazionale sull’accoglienza per i richiedenti asilo del ministero dell’Interno, era riuscito a nascondere aggiungendo una “e” al suo cognome una condanna a due anni di reclusione per stupefacenti. Odevaine ha cominciato a collaborare con gli inquirenti, e le dichiarazioni del suo interrogatorio del 15 ottobre scorso nel carcere di Terni rischiano di scatenare un polverone contro i partiti che hanno amministrato Roma negli ultimi quindici anni.

Luca Odevaine racconta Mafia Capitale

Odevaine comincia da Alemanno. “La destra non aveva soggetti economici di riferimento, dunque l’amministrazione Alemanno, nel giro di qualche anno, individuò nel sistema Buzzi il riferimento nel settore del sociale per l’aggiudicazione dei lavori”, racconta davanti al pm Paolo Ielo Odevaine. Il verbale è stato depositato il 5 novembre scorso agli atti del processo. Odevaine, da qualche giorno agli arresti domiciliari dopo una detenzione nelle carceri di Torino e di Terni, fornisce la propria versione quando, nell’aprile 2008, divenne primo cittadino Gianni Alemanno: “Il nuovo sindaco – si legge nel verbale – mi chiese di rimanere fino a luglio. Nella sostanza mi resi conto che egli non credeva di vincere e quindi non aveva una classe dirigente pronta al governo della città. Io accettai e in tale periodo egli mi presentò Riccardo Mancini e l’onorevole Vincenzo Piso, indicandomeli come interlocutori per suo conto per tutte le questioni di mio interesse”. “Nella gestione del comune, Mancini e Piso mi dissero di voler inserire nei ruoli apicali e dirigenziali persone che, a prescindere dalla loro competenza e dalla competenza di chi in precedenza rivestiva quei ruoli, fossero di loro fiducia”. L’ex componente del Tavolo nazionale sull’immigrazione, nell’interrogatorio del 15 ottobre scorso, contesta anche alcune delle ricostruzioni di Buzzi. Odevaine ha smentito ad esempio che sia stata pagata una tangente, così come raccontata da Buzzi, per il Palazzo della Provincia. “Le sue dichiarazioni, in relazione alla tangente, su Cionci, Zingaretti, Venafro e Calicchia, sono false. Io non conosco Cionci. Non so perché lui mi metta in mezzo”, ha fatto mettere a verbale Odevaine. “E non e’ vero – ha proseguito – che io gli abbia detto di parlare con la senatrice Finocchiaro per la gara di Mineo. Io so al riguardo che lui andò a parlare con Gianni Letta, come da mia indicazione, fu lui stesso a dirmelo, così come lui mi disse di essere andato a parlare con la senatrice Finocchiaro. Così come parlò con Letta per il Cara di Castelnuovo di Porto che occorreva costruire, Letta lo mandò dal Prefetto Pecoraro. Non so se abbia raggiunto un accordo con il sindaco di Castelnuovo di Porto. Talvolta – ha concluso Odevaine parlando di Buzzi – egli millanta rapporti che non ha”. Più interessante quanto dichiarato a proposito dei camion bar: “Di 500 licenze rilasciate, 430 erano tutte intestate a membri della famiglia Tredicine-Falasca che, fino all’avvento di Giordano Tredicine al consiglio comunale, finanziava tutta la politica romana”, dice in un passo dell’interrogatorio di Luca Odevaine del 15 ottobre scorso dedicato al tema delle concessioni ai camion bar. “Durante il periodo di Veltroni – si legge nel verbale – avevo individuato seri problemi nell’assegnazione delle concessioni. Si trattava di licenze che erano state rilasciate con il carattere della temporaneità e in relazione ad ambiti molto ristretti. Molte di esse erano state rilasciate da Gianmario Nardi (dirigente del Comune di Roma) ma via via si erano espanse illegittimamente quanto al contenuto e quanto ai tempi”.

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La cupola che governava Mafia Capitale (Corriere della Sera, 3 dicembre 2014)

La presunta tangente di Caltagirone ad Alemanno e al PD

Odevaine racconta anche di una circostanza che riguarda il calciatore della Roma Francesco Totti, che era stato accusato di avere vigili di scorta al suo servizio: “È vero che dei vigili urbani facevano vigilanza ai figli di Totti – ha affermato Odevaine, ribadendo quanto già detto a suo tempo da Salvatore Buzzi – ma lo facevano fuori dall’orario di lavoro e venivano pagati in nero, dallo stesso Totti”. Secondo Odevaine, “l’esigenza era nata dal fatto che era giunta una voce di un progetto di rapimento del figlio di Totti. Ne parlai con il colonnello Luongo dei carabinieri, il quale, tenuto conto della genesi e della natura della notizia, convenne con me che non era il caso di investire il comitato per la sicurezza ma che si poteva trovare un modo per provvedere”. Poi ci sono le accuse, gravi e ancora da verificare, di una tangente pagata da Caltagirone. Ma qui Odevaine riferisce cose sapute da altri: «Riccardo Mancini (uomo di fiducia di Alemanno, ndr) mi disse che era stata pattuita una tangente, pagata da Caltagirone, in relazione all’affare edilizio della Bufalotta, nella direzione di Marroni, Smedile e Alemanno». E ancora: «Nel periodo di Alemanno in cui rivestivo la carica di vicecapo di Gabinetto vicario – ha raccontato l’ex componente del Tavolo nazionale per l’immigrazione, imputato di ‘Mafia Capitale’ per corruzione – Mancini mi disse che non ero particolarmente amato neppure dai miei referenti politici. In particolare, mi disse che in occasione di un incontro tra il sindaco e il capogruppo dell’opposizione Marroni e il presidente della commissione urbanistica Smedile, entrambi appartenenti all’opposizione, era stata chiesta la mia testa. La ragione credo fosse da individuare nei contenuti di quell’incontro, che avevano ad oggetto delle delibere urbanistiche relative alla fiera di Roma e alla Bufalotta. Si trattava di un settore di interesse – è il ricordo di Odevaine – su cui nel periodo di Morcone commissario vi era stata una forte pressione di Smedile e Marroni, pressione cui il commissario ed io resistemmo, nel senso che facemmo passare le delibere che erano state già approvate in commissione, mentre bloccammo altre. Con Alemanno, i due ripresero la questione». E parlando sempre di Marroni e Alemanno, Odevaine ha detto che avevano “chiuso un accordo in forza del quale ciascun consigliere comunale aveva a disposizione una somma, originariamente quantificata in 400mila euro, da destinare a iniziative di suo interesse. I cosiddetti ‘emendamenti'”. Per Odevaine “con l’amministrazione Marino l’accordo ha cambiato forma. Non so chi l’abbia chiuso sul versante comunale – ha precisato al pm Paolo Ielo – ma mi riferisce Silvio di Francia, delegato del sindaco per i diritti, che ogni anno vi erano alcuni bandi, nella disponibilita’ di ciascun consigliere comunale pro quota, nei quali ciascuno dei consiglieri poteva indicare delle realtà di suo riferimento. Per quell’anno se ne stava occupando D’Ausilio. Non sono in grado di dire – ha concluso Odevaine – se il sindaco Marino fosse parte di quest’accordo ne’ chi l’abbia chiuso per conto della sua amministrazione”.

Le mani di Mafia Capitale su Roma (La Repubblica, 15 dicembre 2014)
Le mani di Mafia Capitale su Roma (La Repubblica, 15 dicembre 2014)

Alemanno e Marroni smentiscono e denunciano

Le dichiarazioni contenute nel verbale di Odevaine non sono ovviamente piaciute ad Alemanno e Marroni. “Dopo avermi lanciato addosso l’accusa di aver esportato soldi in Argentina, illazioni che la Procura stessa ha giudicato prive di fondamento, Luca Odevaine mi ha nuovamente inondato di chiacchiere e calunnie in libertà: basandosi su una serie di “sentito dire” e di teoremi personali ora cerca di dare un orientamento politico ai suoi interrogatori, inventandosi tangenti inesistenti e accordi trasversali tra destra e sinistra che mi dovrebbero riguardare”, scrive furioso in una nota l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, anche lui imputato nell’ambito del processo Mafia Capitale, replica alle accuse lanciate in sede di interrogatorio da Luca Odevaine. “La balla più clamorosa è quella relativa ad una tangente di Caltagirone per la questione di Bufalotta, che sarebbe stata indirizzata ad esponenti di sinistra oltre che al sottoscritto – conclude Alemanno – Luca Odevaine nel suo delirio si dimentica un piccolo particolare: la nostra Amministrazione non ha approvato alcuna delibera riguardante Bufalotta, i cui atti politici e amministrativi risalgono tutti all’epoca di Veltroni”. “Ho dato mandato al mio avvocato di denunciare per calunnia Odevaine per le false e assurde accuse mosse nei miei confronti”, ha fatto sapere il deputato del Pd Marroni. “Come ho già avuto modo di ribadire – aggiunge – non ho mai intrattenuto rapporti né politici né personali con Odevaine e né tantomeno mi sono mai occupato delle sue sorti e le cose che dichiara oltre ad essere totalmente destituite di fondamento offendono la mia persona e la mia storia politica. Peraltro, non si capisce neanche di cosa si parli nel merito, di quali atti o di quali pressioni, e cosa c’entri l’ingegnere Caltagirone, con il quale non ho mai ‘pattuito’ alcunché”. “Una follia detta per sentito dire da un imputato di Mafia Capitale a cui l’avrebbe riferita un altro imputato di Mafia Capitale – prosegue Marroni in una nota – Siamo all’assurdo, non vorrei inoltre che dietro queste dichiarazioni ci fosse una precisa strategia da parte di alcuni imputati di gettare fango e veleni su di me e la mia azione politica da sempre tesa alla serietà, alla coerenza, all’indipendenza e nell’interesse dei cittadini, forse proprio per questo temuta, e per questo chiederò di indagare in tal senso”.