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Luca è cannibale

Alla fine è stato assolto. Luca Michelucci, operaio di 24 anni di Pineto dal reato di tentato omicidio dal tribunale di Teramo in quanto incapace di intendere e di volere al momento del fatto. I giudici hanno deciso che dovrà rimanere per tre anni nella struttura psichiatrica protetta in libertà vigilata.
 
LUCA MICHELUCCI, IL CANNIBALE
Il 15 novembre 2011 Luca ha fermato C. D. T., 43enne che stava facendo footing nella pineta, ci ha scambiato due parole e l’ha aggredita con una lima colpendola alla testa. Subito dopo ha tirato fuori un coltello da cucina e l’ha colpita dodici volte perforando l’emitorace sinistro e toccando il polmone; la punta del coltello si è espezzata prima che raggiungesse il cuore della donna, che si è difesa ferendosi su mani, braccia e dita. La sua intenzione era mangiarle i piedi, ma alla fine è scappato lasciandola quasi morta. Lui è stato ritrovato dai carabinieri a Silvi con i vestiti ancora sporchi di sangue, la donna se l’è cavata dopo mesi di ospedale. Nella relazione medica stilata in carcere Michelucci è stato definito «soggetto schizofrenico, con dei rilievi di cannibalismo e necrofilia».
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Nell’udienza di convalida ha confermato ai carabinieri la confessione fatta la notte dell’arresto spiegando che premeditava questa azione “da qualche mese”. “Era una pulsione forte – ha confessato il malato – perché me lo chiedevano delle persone di cui vedevo le ombre. Io cercavo di controllarmi, ma alla fine non ci sono riuscito. Per questo ho visto dei filmati sull’azione di serial killer e su atti di cannibalismo”. Michelucci ha spiegato che stava cercando proprio “una donna bella di una età compresa tra i 40 e i 50 anni” e per questo motivo martedì sera ha scelto C.D.T., 43 anni, impiegata.
Mentre la donna correva nella pineta di Pineto, l’ha prima colpita in testa, poi ha tentato di strangolarla e infine l’ha pugnalata dieci volte, perforandole un polmone e sfiorandole il cuore.
“La colpivo e lei chiedeva aiuto – ha detto Michelucci – ma io le dicevo di stare tranquilla perché chi agiva non ero io. In quel momento nessuno poteva fermarmi”. Ha continuato a colpire fino a quando non è arrivata la donna che portava a spasso il cane e a quel punto è fuggito con i vestiti sporchi di sangue per la pineta e poi sul lungomare di Silvi fino alla stazione dei carabinieri. “Stavo andando a costituirmi – dice ancora al giudice – perché so quello che ho fatto e so che devo essere curato”.(ABRUZZOWEB)

[pullquote]Era una pulsione forte perché me lo chiedevano delle voci e delle persone di cui vedevo le ombre. Io cercavo di controllarmi, ma alla fine non ci sono riuscito. Per questo ho visto dei filmati sull’azione di serial killer e su atti di cannibalismo[/pullquote]
I medici dicono che le sue condizioni lo rendono incompatibile con il regime carcerario. I giudici lo giudicano incapace di intendere e volere al momento del fatto. Nella stessa udienza i togati dispongono la misura di sicurezza della libertà vigilata, per tre anni, nella struttura psichiatrica protetta dove già è in cura da tempo. Nel corso del dibattimento, una perizia richiesta dallo stesso Tribunale, ha stabilito che Michelucci deve continuare a curarsi per non essere socialmente pericoloso. Michelucci, assistito dall’avvocato Antonino Orsatti, è stato condannato anche al risarcimento del danno alla parte civile – la vittima dell’aggressione – e al pagamento di una provvisionale di 60mila euro. Lo stesso pm, il sostituto procuratore Irene Scordamaglia, aveva chiesto l’assoluzione dell’uomo per non imputabilità e la misura di sicurezza in una struttura dove potesse essere curato.

Un video di Tvsei su Luca Michelucci, il cannibale