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“O si rispettano le regole oppure c’e’ il lockdown”

Conte in conferenza stampa evoca il lockdown: “Se rispettiamo queste misure abbiamo buone possibilità di affrontare dicembre con una certa serenità, senza un sistema sanitario sotto stress. In caso contrario ci troveremo di fronte alla necessità di un lockdown e dobbiamo scongiurarlo

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Conte in conferenza stampa evoca il lockdown: “Se rispettiamo queste misure abbiamo buone possibilità di affrontare dicembre con una certa serenità, senza un sistema sanitario sotto stress. In caso contrario ci troveremo di fronte alla necessità di un lockdown e dobbiamo scongiurarlo”. Così il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa. “Noi lavoriamo per scongiurare ed evitare un nuovo lockdown, questa è la strategia. Ma per evitarlo dobbiamo rispettare le misure, evitare di ritrovarci e”, per evitare di chiudere il Paese, “abbiamo dovuto operare senza ulteriore indugio con scelte dolorose. Non c’è una scelta che non abbia un impatto, qualsiasi misura ne ha. Abbiamo cercato di costruire, in modo chirurgico una serie di misure, cercando di limitarle al massimo e nella consapevolezza dell’impatto che avrebbero avuto. E infatti ecco il dl ristori”.

“O si rispettano le regole oppure c’e’ il lockdown”

Mentre si attende l’annuncio di Macron che dovrebbe decretare il lockdown per la Francia a partire da giovedì la situazione in Italia non migliora: l’effetto delle misure in vigore da lunedì si vedrà solo tra due settimane ma intanto i dati parlano chiaro. Ieri  221 morti, 127 nuovi malati in terapia intensiva, 958 ricoveri ordinari. Oltre al triste nuovo record di 21.994 contagi giornalieri. E nuove misure restrittive, spiega Repubblica, potrebbero partire da novembre:  limiti agli spostamenti interregionali, divieto di lasciare la propria abitazione per limitatissime e giustificabili ragioni:

«Se rispettiamo le misure del dpcm – premette il premier – avremo buone chance di affrontare il mese di dicembre con una certa serenità, senza un sistema sanitario allo stremo. In caso contrario – aggiunge – ci troveremo più avanti con la necessità di operare un lockdown generalizzato, uno scenario che dobbiamo scongiurare in qualsiasi modo». Lo ipotizza, concretamente, anche se al momento solo per negarlo. È il segno di un salto di livello. L’indizio che la situazione inizia a farsi davvero pesante. Ci sono alcuni grafici che tengono con il fiato sospeso. Uno, in particolare: racconta del numero di nuovi positivi settimanali per ogni centomila abitanti. A dare credito a questi numeri, l’Italia ha purtroppo “recuperato” tre settimane sulla Francia: era indietro di trentacinque giorni nell’epidemia, adesso soltanto di quattordici. Proprio a Parigi, non a caso, guarda Palazzo Chigi in queste ore. Conte non ha intenzione di procedere a misure più drastiche prima che lo facciano gli altri principali partner europei, visto che presentano numeri peggiori. Ma attende le mosse di Macron, che nelle prossime ore potrebbe lanciare un lockdown generalizzato, e quelle di Berlino, sempre più vicina a una stretta sul modello italiano. In questo caso, un nuovo passo verso restrizioni più rigide sarebbe compiuto

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Intanto in Lombardia il governatore Fontana e il sindaco di Milano Sala, spiega Repubblica Milano, dicono no al lockdown per Milano o per l’intera regione, almeno per i prossimi 10-15 giorni:

Regione e Comune uniti nel dire no a un nuovo possibile lockdown. Almeno per ora. Lo ribadisce il governatore Attilio Fontana, che sostiene che «non ci sono le condizioni». Aggiungendo subito dopo che la Lombardia «lavora per evitare questa ipotesi». Un no alla proposta di Walter Riccardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza arriva anche da Beppe Sala, che taglia corto e dice: «Non sono d’accordo adesso». Facendo capire che ci sono davanti dieci-quindici giorni per prendere una decisione. Spiega il sindaco che «è la media intensità di cura il punto che intasa gli ospedali, che hanno il tema di una massa enorme di ricoveri, ma non credo che sia irrisolvibile e che ci debba portare a un lockdown generale adesso». Si chiama fuori anche il presidente di Anci Lombardia, Mauro Guerra, che precisa: «Non è un tema all’ordine del giorno. Non è in discussione e lavoriamo perché non lo sia neppure in futuro». A sostenere la necessità di un nuovo stop generale anche in città è l’infettivologo Massimo Galli, che pur affermando che l’ipotesi lo «rattrista in maniera violenta» ammette che «non può non essere considerata» e che «potremmo non dover aspettare». Perché se i dati sui contagi dei prossimi giorni «corrisponderanno alle previsioni peggiori o addirittura le supereranno, allora il lockdown sarà necessario»