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Italia in lockdown dal 17 novembre?

Ieri sera il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, ospite di Carta Bianca ha smentito l’ipotesi di un lockdown nazionale dal 15 novembre. Oggi il presidente del Consiglio Conte spiega in un’intervista alla Stampa che è al lavoro per evitarlo, ma non dice che non ci sarà. L’ipotesi dell’Italia in zona rossa dal 17 novembre

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Ieri sera il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, ospite di Carta Bianca ha smentito l’ipotesi di un lockdown nazionale dal 15 novembre: “Escludo che si possa fare un lockdown come quello di marzo e aprile. Ma non escludo che ci possano essere misure ulteriormente restrittive, tra l’altro nel mese di novembre che, come è noto, è un mese che si può prestare a interventi restrittivi. Così come si è intervenuti in Calabria, Pimeonte, Lombardia e Valle D’Aosta nei giorni scorsi, ci potrebbero essere interventi in altre Regioni. La data del 15 novembre non so dove sia uscita fuori… Non esiste questa data”. Oggi il presidente del Consiglio Conte spiega in un’intervista alla Stampa che è al lavoro per evitarlo, ma non dice che non ci sarà:

Non giriamoci intorno, mi faccia capire subito una cosa: il 15 novembre avremo il lockdown nazionale?
«Glielo dico con chiarezza: stiamo lavorando proprio per evitare la chiusura dell’interoterritorio nazionale. Monitoriamo costantemente l’andamento del contagio, la reattività e la capacità di risposta del nostro sistema sanitario, e soprattutto confidiamo di vedere a breve gli effetti delle misure restrittive già adottate. È una situazione in evoluzione che valutiamo con la massima attenzione».

Capisco che il lockdown avrebbe un costo economico altissimo, tanto più alla vigilia di Natale: potrebbero andare in fumo 110 miliardi di consumi e 25 miliardi di Pil. Si sente di dire agli italiani che le feste saranno salve? «La salute dei cittadini è un bene primario da tutelare. Fra l’altro, l’esperienza della prima ondata in molti Paesi ci insegna che solo contrastando efficacemente il virus sipuòproteggeredavverol’economia. La nostra attenzione per il tessuto economico e produttivoèsemprestataforte e lo dimostra il modello che abbiamo adottato con l’ultimo Dpcm, perché teniamo conto delle differenze regionali nella diffusione del contagio evitando appunto di danneggiare le aree in cui nonsononecessarierestrizioni eccessive. Il nostro obiettivo è un Natale dove non si mortifichino né i consumi né gli affetti, ma non possiamo immaginare feste epranzi affollati».

E Repubblica spiega invece che tutta l’Italia dal 17 novembre potrebbe passare a zona rossa:

A Palazzo Chigi hanno cerchiato di rosso due date. La prima: dopodomani, venerdì 13 novembre. Quel giorno, il ministro della Salute Roberto Speranza firmerà un altro pacchetto di ordinanze che potrebbe far scomparire quasi del tutto il giallo dalla mappa d’Italia, elevando ad arancioni o rosse quasi tutte le Regioni del Paese. La seconda data è martedì 17 novembre. Per quel giorno l’esecutivo deciderà se uniformare le restrizioni regionali, estendendo la zona rossa all’intero territorio nazionale. E se cambiare rotta sulla scuola, ampliando la didattica a distanza quantomeno alle scuole medie, forse anche alle elementari

L’ipotesi del lockdown era stata avanzata ieri dal presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio alla trasmissione tv Oggi e’ un altro giorno” su Rai1: “Non faccio polemica anche perché non pretendo di saperne di più del Comitato Tecnico Scientifico, dell’Istituto Superiore di Sanità: potrei mettermi qui a discutere del fatto che ci sono almeno quattro o cinque regioni che hanno un indice RT superiore alla nostra regione o un indice anche di occupazione dei posti letto, piuttosto che di incidenza sulla popolazione residente che si trovano in zona gialla. Ma non è questo il tema: io temo che avendo di fatto accumulato questo ritardo di 4-5 mesi e non avendoci messo nelle condizioni di poter reggere l’urto fra 10 o 15 giorni questo tema della giallo arancione sarà superato perché saremo tutti in zona rossa”. Oggi La Stampa riporta le parole di un esponente del governo:

«Se tra due settimane l’escalation dei dati non si arresterà, non si potrà fare altro, tenendo aperte fabbriche, uffici e aziende», allarga le braccia un sottosegretario con voce in capitolo. «Se la situazione precipita, non va esclusa la chiusura delle scuole»