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L'Italia bombarderà l'ISIS in Iraq

Gli aerei italiani in forza alla coalizione anti-Isis “nelle prossime ore” avranno l’incarico di bombardare in Iraq sulla base di accordi col comando Usa. Lo sostiene oggi il Corriere della Sera. I velivoli italiani sono stati inviati in una base aerea in Kuwait. Ci sono a disposizione quattro Tornado, un aereo-cisterna e alcuni droni Predator non armati. “La portata della partecipazione italiana cambia ora radicalmente con il via ai bombardamenti. I Tornado, configurati inizialmente per la ricognizione e l’illuminazionedegli obbiettivi, assumeranno le loro piene caratteristiche di cacciabombardieri e dunque colpiranno direttamente i bersagli individuati in base alle nuove regole di ingaggio. Come fanno peraltro, in Iraq, gli aerei di Paesi ben più piccoli del nostro. Fino a nuovo ordine continueranno invece a non bombardare i tedeschi”, si legge nell’articolo del Corsera. La decisione di bombardare in Iraq, e non in Siria, è legata al fatto che il governo di Baghdad ha chiesto a Roma d’intervenire e questo – secondo il Corriere – fornisce una cornice legale all’intervento.

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I tornado da usare per bombardare l’ISIS in Iraq (Corriere della Sera, 6 ottobre 2015)

L’Italia bombarderà l’ISIS in Iraq

In Siria l’Italia non ha dato disponibilità a partecipare a «blitz» e «strike», al contrario di altri Paesi della coalizione come la Francia. Massima collaborazione sul fronte della condivisione di informazioni di intelligence.
Edit: la smentita del ministero:

In merito a indiscrezioni di stampa su operazioni militari aeree italiane in Iraq, il Ministero della Difesa precisa che “sono solo ipotesi da valutare assieme agli alleati e non decisioni prese che, in ogni caso, dovranno passare dal Parlamento”. Secondo il Corriere della sera i tornado italiani appartenenti alla coalizione internazionale contro l’Isis “nelle prossime ore avranno l’incarico di bombardare l’Iraq”. L’Italia partecipa alla coalizione da un anno con quattro Tornado del Sesto stormo di Ghedi, un aereo Cisterna KC767 e alcuni droni Predator privi di armamento. Il personale impegnato nell’operazione é di 140 unità, impiegato in missioni di ricognizione. Dall’Italia ci sono state anche fornitura di armi ai Peshmerga curdi e un programma di addestramento tuttora in corso. Secondo quanto riporta il Corriere fondamentale é la distinzione fatta dall’Italia tra Siria e Iraq. Il premier Matteo Renzi ha più volte espresso una posizione contraria all’intervento in Siria, mentre in Iraq “il governo iracheno – scrive il quotidiano- ci ha chiesto di intervenire e anche di bombardare”