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La petizione online contro quello a cui hanno regalato una pecora per fare una grigliata

pecora sgozzata petizione online

Raramente una petizione online riesce ad ottenere un risultato concreto. Le petizioni online, così come le altre, vengono utilizzate per creare e raccogliere consenso attorno ad un tema o ad un argomento per fare in modo che qualcuno “più in alto” possa intervenire risolvere un particolare problema o per portare all’attenzione dell’opinione pubblica una questione più o meno sentita dai firmatari. Aprire e sottoscrivere una petizione online è abbastanza facile, e per questo motivo alcuni la utilizzano nel modo sbagliato. Un esempio è il caso della petizione su Change.org rivolta “a Polizia, Carabinieri e USL di competenza” per chiedere che intervengano nel caso di un individuo che “sgozza scuoia deride una povera pecora mettendo le foto sul suo profilo FB“.
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Perché non denunciare? Forse perché non ci sono gli estremi per una denuncia

Tutto nasce dal fatto che la persona in questione ha postato sul suo profilo Facebook un selfie con alle spalle una pecora appena uccisa. Non si è trattato di un gioco crudele come altri, perché poi la carne dell’animale è stata utilizzata per fare una grigliata “a km zero”. Secondo Laura Nelli, l’autrice della petizione che in due giorni ha già raccolto oltre sedicimila sottoscrizioni, lo spettacolo è “crudele” e – forse ricordando altri episodi di maltrattamento nei confronti degli animali che non sembrano avere nulla a che fare con il caso in questione – persone che fanno cose del genere potrebbero anche farlo ad altri animali da compagnia. Ora, innanzitutto le pecore non sono animali da compagnia ed in secondo luogo postare una foto del genere al massimo può essere considerato esibizionismo (a quanto pare era un regalo di compleanno) e non un gesto di crudeltà (tanto più che lo fa una persona sul suo profilo Facebook). Infine per stabilire che una persona potrebbe fare del male ad animali da compagnia non basta l’analisi di una foto su Facebook e il dettaglio sembra essere inserito soprattutto per scatenare il meccanismo dell’indignazione e del linciaggio. Ecco il testo della petizione:

Questo individuo con inaudita tranquillità ,insieme agli amici una domenica come tante sgozza scuoia deride una povera pecora mettendo le foto sul suo profilo FB .si chiama EMANUELE NOCERA DI SAN SEVERO(FG). SONO scioccata dalla crudelta’ delle immagini. So che ogni giorno vengono macellati animali purtroppo. ma farlo vedere in pubblico con tale crudelta’ mi fa pensare che questi individui possano fare cio’ anche ad altri animali da compagnia .. . e poi, la usl dovra’ determinare se la macellazione è avvenuta correttamente, o se la povera bestia era ancora viva quando l’hanno scuoiata. spero che le le istituzioni intervengano al piu’ presto.

Solo nella seconda parte la petizione centra quello che potrebbe essere il vero problema ovvero se la macellazione è avvenuta nel rispetto delle regole. Anche qui lo si fa senza lesinare particolari assurdi il cui scopo è alimentare il sospetto di una crudeltà nei confronti dell’animale come ad esempio il fatto che la pecora fosse ancora viva quando è stata scuoiata (e perché non quando è stata mangiata?) di sicuro l’autrice non ha mai provato a scuoiare una pecora viva. Ma torniamo alla questione meramente legale, in Italia ci sono delle leggi che regolamentano la possibilità di uccidere un capo da bestiame “in casa” per autoconsumo e che – in linea generale perché poi la questione varia da comune a comune – prevedono che venga chiesta l’autorizzazione all’USL e che un veterinario si occupi di verificare che la macellazione avvenga in maniera corretta. È vero però che non sempre la procedura viene rispettata in maniera corretta. Non sappiamo, né lo sa l’autrice della petizione, se le autorizzazioni c’erano o meno e sarà compito delle forze dell’ordine verificarlo. Non sappiamo nemmeno se sia stata quella persona (e non un’altra) a materialmente uccidere l’animale, anzi guardando le foto pare che tutta l’operazione sia stata compiuta da qualcun altro, ovvero probabilmente il titolare dell’allevamento dove la pecora è stata acquistata (e regalata al ragazzo per il suo compleanno). Ed è a questo punto che la petizione dimostra di essere completamente inutile perché una petizione online non è una denuncia, l’autrice avrebbe potuto – e pare non l’abbia fatto EDIT: qualcuno sostiene che la denuncia sia stata presentata ai Carabinieri di Foggia – presentare denuncia ed eventualmente  aprire una petizione (anche se non si capisce per quale motivo).
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Che senso ha fare una petizione online a carabinieri e USL quando la legge mette già a disposizione un pratico e comodo strumento ovvero la possibilità di andare a sporgere denuncia? Evidentemente è molto più facile aprire una petizione, non bisogna nemmeno uscire di casa ed in più vuoi mettere la soddisfazione di aver scatenato la macchina della giustizia dell’Internet? Invece in questo modo rischia di incorrere lei stessa in una denuncia per diffamazione dal momento che quello che lei considera l’autore del “crimine” arrivando addirittura a collegare  il suo comportamento con quello di assassini (postando una ricerca che mostra che chi commette crimini contro le persone ha un passato di maltrattamenti nei confronti degli animali) potrebbe – giustamente – sentirsi diffamato dalla signora (il volto del ragazzo e degli altri partecipanti lo abbiamo censurato noi per Next, non lei). Anche perché la legge distingue molto bene i maltrattamenti contro gli animali dalla macellazione abusiva.

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Qualcuno qui non ha mai visto una puntata di Unti e Bisunti

Anche perché dopo la pubblicazione della petizione online per “fermare questo individuo e i suoi compari” qualcuno è andato sul profilo del ragazzo a insultare (“dove vivete, a Tunisi”) e per fortuna i “compari” la prendono con abbastanza autoironia. Questa voglia di giustizia che non rispetta nemmeno la procedura delle leggi italiane ma che affida ai commentatori su Internet il compito di lapidare i presunti colpevoli di crimini immaginari è la cosa peggiore che si possa vedere.