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L'indagine sui pasti unici di Renzi

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E ora sulle cene balla Matteo. In una intervista di qualche giorno fa al Fatto Quotidiano il ristoratore fiorentino Lino Amantini sostiene che alcune cene familiari dell’allora sindaco Matteo Renzi venivano fatturate al Comune. Ieri la Corte dei conti toscana ha annunciato che su questo episodio aprirà un fascicolo «per appurare la veridicità di quanto sostenuto nell’intervista»
Fonti vicine a Renzi replicano: «Spese documentate».

L’indagine della Corte dei Conti sulle cene di Renzi

L’apertura dell’istruttoria sul contenuto dell’intervista, è stato spiegato in ambienti della magistratura contabile toscana, è una atto dovuto, anche per valutare quanto le affermazioni contenute nell’articolo siano circostanziate. Fonti vicine al premier hanno spiegato, “come già fatto a più riprese in passato, che le spese di rappresentanza sostenute negli anni in cui l’attuale premier era presidente della Provincia e sindaco di Firenze non solo sono documentate al dettaglio, ma sono state già analizzate, nel corso degli anni, da diversi livelli di controllo. Tali spese sono state assunte per finalità istituzionali in piena conformità alle leggi e ai regolamenti e, in base alla normativa vigente, inserite nel bilanci consuntivo annuale e inviate ogni anno alla corte dei Conti. Le amministrazioni guidate da Matteo Renzi, tra l’altro – aggiunte le stesse fonti – sono state tra le prime in Italia a rendere disponibili questo tipo di informazioni on line. Massima trasparenza, dunque, e totale fiducia nella magistratura contabile per una istruttoria che” gli stessi magistrati definiscono un atto dovuto “e che riguarda spese legittime e giustificate”. Gli accertamenti della Corte dei conti toscana riguarderanno il periodo in cui Renzi è stato sindaco di Firenze, dal 2009 al 2014. Con ogni probabilità, i magistrati inizieranno chiedendo documentazione al Comune. Travolto dal clamore mediatico, il giorno dopo la pubblicazione dell’intervista, il ristoratore fiorentino ha preferito non tornare sull’argomento. “Non rispondo, non parlo con nessuno, non dico proprio nulla – si è limitato a dire a chi lo ha contatto – E’ tutto il giorno che squilla questo telefono. Lasciatemi lavorare, per favore, lasciatemi in pace”.

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L’infografica del Fatto sui pasti unici di Matteo Renzi (11 ottobre 2015)

 

Aragoste e popcorn (non è così facile)

Sono 250 gli scontrini depositati presso l’ente locale dall’allora presidente della Provincia di Firenze. Pochi contengono i dettagli di quello che è stato servito in tavola. Molti indicano solo la dicitura “pasto unico”. il Fatto ha chiesto al cuoco Limo Amantini – titolare del ristorante “Da Lino” dove c’era la “saletta Renzi” – dei 1.050 euro pagati il 5 giugno 2007, quando Matteo era sindaco. La fattura dei pasti, ha detto al “Fatto”, veniva mandata direttamente a Palazzo Vecchio. Oggi Davide Vecchi sul Fatto torna sulla vicenda, dettagliando anche le minute e ritornando sulla carta di credito bloccata durante un viaggio negli Stati Uniti:

Lino non è l’unico ristorante in cui Renzi riusciva a spendere oltre mille euro per un pa sto. Al Cibreo, ad esempio, uno dei più rinomati della città, il 23 maggio 2008 raggiunge i 1.260 euro. Fattura inviata in Provincia e pagata attraverso bonifico. Alla Taverna del Bronzino lascia 1.855 euro mentre al Caffè Nannini – una pasticceria – versa in un sol colpo 1.224 euro. Impossibile conoscere causale e commensali perché non sono stati indicati all’epoca e perché a oggi, nonostante più volte chiesti, Renzi non risponde. Così come il fidato capo gabinetto Giovanni Palumbo – oggi a Palazzo Chigi –che ha firmato decine e decine di delibere per i rimborsi spese del presidente che aveva a disposizione anche una carta di credito con un limite di spesa mensile di 10 mila euro.
Nell’ottobre 2007, però, Renzi riesce a farsela bloccare. Durante un viaggio negli Stati Uniti, infatti, la carta viene sospesa a garanzia di un pagamento da parte di un hotel a Boston e così Renzi è costretto a pagare di tasca propria 4.106 dollari –al cambio dell’epoca2.823 euro, all’hotel Fairmon diSan Jose, in California. Qui pasteggia ad aragoste. Appena torna in Italia si fa restituire la somma con una delibera firmata il 12 novembre. Solo per questa trasferta oltreoceano, le casse della Provincia spendono 70 mila euro: non si sa per quante persone né quali.

Non è il primo procedimento su Renzi avviato dalla Corte dei Conti toscana. Fra gli ultimi, uno si è chiuso nel febbraio scorso, quando, ribaltando la condanna inflitta a Renzi in primo grado, in appello i giudici contabili lo hanno assolto dall’accusa di aver provocato un danno erariale di 14 mila euro per l’inquadramento contrattuale e, quindi, i compensi di quattro nuovi assunti nel suo staff, quando era presidente della Provincia, dal 2004 al 2009. Un altro procedimento è tuttora in corso: Renzi, insieme ad altre sette persone, è a giudizio con l’accusa di aver provocato un danno erariale con la nomina di quattro direttori generali, sempre quando era presidente della Provincia di Firenze.

Leggi sull’argomento: Perché la Corte dei Conti ha annullato la condanna di Renzi

Immagine di copertina dal Fatto Quotidiano, 13 ottobre 2015