Alessandro Recchia, 59 anni: «Rovinato da derivati e prodotti finanziari, ho perso 3 milioni di euro»

neXt quotidiano

Una denuncia-querela alla Guardia di Finanza di Rimini, per chiedere di verificare eventuali condotte penali e acquisire la documentazione relativa ai conti delle società andate a rotoli e che, a suo dire, neanche la curatela fallimentare è riuscita a farsi inviare da Banca Marche. A presentarla un imprenditore veronese 59enne, in Romagna dagli Anni Ottanta, che tira in ballo l’istituto di credito marchigiano lamentando di non essere stato informato dei rischi legati ai prodotti derivati. “Le mie aziende sono fallite e oggi vivo grazie agli aiuti dei miei figli e della Caritas per colpa di Banca Marche”, attacca, in un incontro con i giornalisti, Alessandro Recchia, 59 anni, assistito dall’avvocato Cristiano Basile, che ha presentato una denuncia alle Fiamme Gialle in cui racconta come sia stato rovinato da derivati e prodotti finanziari detti anche swap. “Prima non avevo mai sentito parlare di derivati – racconta Recchia che ha perso appartamenti, hotel e cantieri per un valore che supera i 3 milioni di euro – e la banca non solo non mi aveva informato dei rischi, ma aveva addirittura mentito su ciò che stavo firmando. Non mi hanno dato mai alcuna documentazione e sono arrivati a non darla neanche alla curatrice fallimentare delle mie società oramai finite”.

L’imprenditore che denuncia Banca Marche

La vicenda che vede coinvolto il 59enne si concentra tra il 2008 e il 2009, anni in cui aveva diversi affari nel Riminese: la costruzione di 14 appartamenti a Misano, 5 già terminati a Cerasolo, un hotel in ristrutturazione a Miramare. Con Banca Marche, viene spiegato, aveva stipulato due mutui, uno da 2milioni e 550 euro, l’altro da 459mila, soldi destinati alle costruzioni di Misano. Ad un certo punto, prosegue il racconto, il direttore della filiale di Savignano convoca l’imprenditore per una sorta di ricontrattazione del mutuo con un abbattimento degli interessi di mezzo punto. Un’occasione che prende al volo: pensando di sottoscrivere in tre diverse occasioni contratti per avere tassi più agevolati, finisce per indebitarsi di più. La brutta sorpresa arriva dopo qualche mese, quando l’imprenditore scopre che aveva in realtà firmato contratti derivati andati malissimo e che stavano erodendo tutto il capitale del mutuo. “È stato questo inganno a portarmi al fallimento perché i soldi del mutuo sono finiti nelle perdite dei derivati”. Ora alla Guardia di Finanza ha chiesto di verificare eventuali condotte penali e di acquisire la documentazione relativa ai conti delle società. In tema di swap, lo scorso novembre, la Corte di Appello di Milano ha condannato una banca a risarcire un imprenditore lombardo che aveva sottoscritto derivati nel 2004. Banca Marche è uno dei quattro istituti interessati in questi giorni dal piano di salvataggio insieme con Banca Etruria, Carife e Carichieti.

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