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Le vittime di Rigopiano potevano essere salvate?

hotel rigopiano dirigente mail 1

Sale a ventinove il numero delle vittime della slavina che ha colpito l’hotel Rigopiano, non ci sono più dispersi mentre sono undici le persone tratte in salvo. Mentre ancora le operazioni di ricerca e soccorso proseguivano nel frattempo sono stati resi noti i risultati preliminari degli esami autoptici sui corpi delle vittime. Durante una conferenza stampa il procuratore aggiunto di Pescara Cristina Tedeschini ha fatto il punto sulle indagini su quanto accaduto al Rigopiano alla luce degli esami condotti su sei delle vittime. Dalle autopsie è emerso che per questi primi sei casi le cause dei decessi sono diverse una dalle altre: in alcuni casi sono morti immediate per schiacciamento, in altri – ha spiegato Tedeschini – “c’è concorrenza di cause: schiacciamento, ipotermia e asfissia“.

Il Pm: «non abbiamo casi di esclusiva ipotermia»

Al momento non risultano indagati nell’inchiesta per disastro colposo e omicidio colposo plurimo e il pm Cristina Tedeschini ha confermato sia che “sulla base delle informazioni in mio possesso, l’hotel era in possesso di tutte le autorizzazioni” sia che “i bollettini Meteomont sono stati regolarmente redatti, trasmessi e ricevuti dai destinatari istituzionali“. Questo significa che tutte le autorità competenti erano informate della situazione a rischio. Ma il sindaco di Farindola replica al Fatto:

“Abbiamo ricevuto solo l’avviso di avverse condizioni meteorologiche.I bollettini Meteomont arrivano sempre dalla Prefettura e non solo non l’ho mai visto perché eravamo isolati, non lo abbiamo trovato nella posta elettronica neppure nei giorni successivi, al momentodi ripristino della rete, e non è mai arrivato neppure un fax. Non sono ancora stato ascoltato dalla Procura, altrimenti glielo avrei detto”.

Nell’inchiesta i giudici di Pescara dovranno infatti chiarire se la morte delle persone travolte dalla valanga al Rigopiano poteva essere evitata e se le persone finite sotto alla massa di neve, fango e detriti avrebbe potuto essere salvata se i soccorsi fossero stati attivati per tempo e quindi se la telefonata effettuata da Quintino Marcella – il titolare del ristorante presso cui lavora Giampietro Parete – sia stata presa in carico in maniera corretta dalla funzionaria della Prefettura di Pescara oppure se il ritardo dovuto al fatto che l’operatrice credeva si trattasse di una bufala sia stato in qualche modo determinante nel determinare la morte di alcune delle vittime.

Inoltre la Procura dovrà valutare se le autorità competenti siano state o meno negligenti e se la situazione del manto stradale e il ritardo dovuto alle operazioni di sgombero della neve con le turbine possano aver inciso sul fattore tempo. Per fare questo gli inquirenti dovranno stabilire innanzitutto luoghi e tempi delle singole morti e successivamente se la morte delle vittime è sopraggiunta a causa della lentezza dei soccorsi o se – come sembra di capire da queste prime informazioni preliminari – alcune vittime sono morte per concorrenza di cause tra cui lo schiacciamento dovuto alla valanga e al crollo della struttura. Per questo motivo la procura ha ordinato, fatto effettuare e acquisito i risultati delle prime sei autopsie e al momento sono in corso di conferimento gli incarichi per effettuarne altre sei. Il pm Tedeschini al momento fa sapere che “dai risultati delle prime sei autopsie non abbiamo casi di esclusiva ipotermia” ma Domenico Angelucci, il medico legale di parte incaricato dalla famiglia di una delle vittime riferisce che Gabriele D’Angelo è morto assiderato sotto la valanga: “non ci sono segni di traumi né di asfissia come emorragie congiuntivali. Secondo noi se fosse stato soccorso entro due ore probabilmente poteva essere salvato“. Secondo Angelucci come D’Angelo (uno dei camerieri dell’hotel) ma anche il maitre Alessandro Giancaterino dovrebbe essere morto per la stessa causa dal momento che i due corpi sono stati trovati vicini e nelle stesse condizioni.

Paolo Gentiloni: «a Rigopiano c’è stata una concidenza micidiale»

Il Premier Paolo Gentiloni in audizione al Senato ha difeso la macchina dei soccorsi che ha dato prova di “una capacità di reazione del sistema all’altezza di un grande paese“:

Siamo orgogliosi dei soccorritori. All’inizio le azioni sono state ritardate in modo drammatico per l’impossibilità di usare elicotteri, per il rischio di altre slavine e per le condizioni della viabilità. E avete visto in che modo l’albergo è stato poi raggiunto alle 4,30 del mattino. Da allora, è stato messo in atto ogni sforzo possibile umano, organizzativo e tecnico per raggiungere l’albergo, per trovare i dispersi e cercare di salvare vite umane. Abbiamo mostrato una capacità di reazione del sistema all’altezza di un grande paese. Nella nostra memoria rimarranno impresse le immagini dei lutti che ci hanno colpito ma anche le immagini dei soccorritori, cittadini italiani esemplari, due di loro hanno perso la vita.

Gentiloni ha anche precisato che se i sono stati ritardi, malfunzionamenti “saranno le inchieste a chiarire questo punto. La verità serve a fare meglio, ma non ad avvelenare i pozzi. Non condivido la voglia di capri espiatori e giustizieri“. Nel frattempo Giorgia Galassi e Vincenzo Forti, i due fidanzati di Giulianova scampati alla morte dopo essere stati estratti dalle macerie in una conferenza stampa hanno dichiarato che “nessuno ha avvertito del pericolo valanga” e che “quando è arrivato il terremoto eravamo tutti spaventatissimi ci siamo radunati nella hall per aspettare lo spazzaneve. Loro ci hanno tranquillizzati e ci hanno detto di aspettare nella sala vicino al camino”. L’arrivo dello spazzaneve, ha raccontato al telefono Giampietro Parete inizialmente era previsto per le ore 15.00 ma è poi stato posticipato (per cause ancora da accertare) alle ore 19.00 e pertanto gli ospiti del Rigopiano si trovavano tutti nella struttura quando l’albergo è stato colpito dalla valanga. Dopo il succedersi di scosse sismiche e di intense nevicate l’amministratore unico dell’hotel Rigopiano, Bruno Di Tommaso il 18 gennaio aveva inviato una mail al Prefetto di Pescara, al presidente della Provincia, alla polizia provinciale e al sindaco di Farindola segnalando che “la situazione” stava diventando “preoccupante” e chiedeva di “predisporre un intervento”. “I clienti sono terrorizzati dalle scosse sismiche e hanno deciso di restare all’aperto”, scriveva il direttore, “non potendo ripartire a causa delle strade bloccate”.