Attualità

Le sparatorie di Parigi

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Una sparatoria a colpi di kalashnikov ha causato la morte di diverse persone in un ristorante del X arrondissement di Parigi: è quanto annuncia BFM-TV. Almeno dieci persone sarebbero morte nel ristorante. Una seconda sparatoria è avvenuta stasera: al Bataclan, una nota sala di concerti nell’XI arrondissement, non lontano dalla sede di Charlie Hebdo. Secondo testimonianze riportate da radio e tv almeno 50 colpi sono stati sparati nei pressi del teatro. Esplosioni sono state udite attorno allo Stade de France, alla periferia di Parigi, dove era in corso l’amichevole Francia-Germania. Secondo le prime notizie, il presidente Francois Hollande sarebbe stato portato fuori dallo stadio per motivi di sicurezza. Una terza sparatoria ha avuto luogo sulla rue de Charonne, nell’XI arrondissement. Dodici persone sono a terra: è quanto riferisce I-Télé parlando di vittime. Gli attentatori avrebbero urlato “Allah Akbar”. In questo momento sarebbero sessanta gli ostaggi al Bataclan. Secondo Liberation è ancora in corso una sparatoria a boulevard Beaumarchais, a 150 metri dal locale Bataclan Arts Centre: si sta cercando di liberare gli ostaggi, 100 a quanto pare. Si tratta di un intervento delle forze di polizia, che forse non vogliono attendere la trattativa con i 3 sequestratori, ma su questo non ci sono informazioni certe. La sparatoria riguarda anche boulevard Voltaire, indirizzo appunto del locale Bataclan: testimoni sul posto riferiscono di colpi d’arma da fuoco irregolari. “Siamo riusciti a fuggire, c’era sangue dappertutto, hanno tirato con un fucile a pompa sulla folla”, ha detto poco fa un testimone a Le Figaro. Circa 30 persone sono fuggite dalla sala concerti Bataclan, apparentemente liberate dalla polizia.
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#fusillade: le sparatorie di Parigi

Ci sarebbero circa 60 persone prese in ostaggio nella sala concerti Bataclan nel XI arrondissement di Parigi. L’hashtag #fusillade racconta su Twitter le sparatorie di Parigi. Nello stadio, dove si giocava l’amichevole Francia-Germania, gli spettatori in questo momento non possono uscire per motivi di sicurezza. Una delle esplosioni allo Stade de France è stata provocata da un attentatore suicida. Lo affermano fonti concordanti riprese dai media francesi su Twitter. Le inferriate attorno all’impianto sono state bloccate. Si ignora come sarà gestito, fra pochi minuti, il deflusso degli spettatori. La terrazza di un caffè, un ristorante e una sala concerti oltre allo stadio. Un attentatore è stato ucciso e colpito dalle forze dell’ordine. Almeno 3 persone sono morte e 10 sono rimaste ferite attorno allo Stade de France, dove tre esplosioni – sembra con polvere da sparo mista a chiodi – hanno devastato un ristorante nei pressi dell’impianto sportivo dove era in corso l’amichevole Francia-Germania. Nella sala concerto del teatro Bataclan di Parigi, dove almeno 60 persone son tenute in ostaggio, era in programma un concerto della rock band americana Eagles of the Death Metal. Lo riferiscono i media Usa. La serata aveva fatto registrare il tutto esaurito nel teatro che può contenere 1.500 persone.  Lunghe raffiche di colpi di armi automatiche sono appena state udite dai giornalisti vicini alla sala concerti di Bataclan. “I terroristi erano molto calmi. Hanno ricaricato le armi tre o 4 volte”, sostengono alcuni degli ostaggi liberati dalla sala concerto Bataclan. Lo riferiscono alcuni media francesi. “Una decina di spettatori” è stata messa in salvo fuori dalla sala concerti Bataclan, dove è in corso un blitz delle forze dell’ordine. Lo riferisce il sito di Le Figaro, citando un testimone sul posto. All’interno del teatro Bataclan di Parigi, dove vengono tenute in ostaggio circa 100 persone, si troverebbero tre terroristi, che non avrebbero intenzione di negoziare con le forze dell’ordine. Il blitz si è concluso poco prima dell’una di notte: le teste di cuoio hanno ucciso due terroristi. Almeno 28 persone che sono riuscire a scappare dalla sala concerti del teatro Bataclan di Parigi sarebbero rimaste intrappolate al primo piano dell’edificio: lo riporta un giornalista della Cnn citando la polizia.
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Testimoni della presa di ostaggi alla sala da concerti Bataclan hanno parlato – in lacrime – di uno dei terroristi che gridava “Allah u Akbar”, “Allah è grande”. Lo riferiscono i media francesi. Il presidente francese Francois Hollande si è recato al ministero dell’Interno per un “punto della situazione” dopo gli attacchi multipli a parigi, che hanno causato decine di morti e il rapimento di alcuni ostaggi. Lo rende noto il suo entourage. Gli assalitori “sono ancora in strada, tornate a casa”: con queste parole la polizia francese sta evacuando le strade attorno ai luoghi dove si sono verificate le sparatorie di stasera. E’ stato attivato il piano “rosso alfa”, un piano d’urgenza destinato a portare soccorso in modo coordinato ad un numero elevato di vittime in caso di “attentati multipli”. Su Twitter, tramite l’hashtag #PorteOuverte (porta aperta), gli abitanti delle vie dove sono avvenute le sparatorie o delle aree circostanti offrono rifugio ai passanti spaventati o a chi non riuscirà a rientrare a casa per la notte. Molti utenti stanno diffondendo il messaggio, ma non senza invitare alla prudenza. Tra le raccomandazioni più diffuse, non scrivere in un tweet pubblico la propria esatta collocazione o indirizzo e contattarsi solo con messaggi privati. L’hashtag è rapidamente salito tra i trending topic, ed è ora al quinto posto in Francia, subito dopo quelli relativi agli attentati. I terroristi “hanno ucciso a freddo molti ostaggi, poi ricaricavano e ne uccidevano altri”: così un testimone riuscito a fuggire dal teatro Bataclan a Cnn Francia.


Una mappa dei tre attentati
Una mappa dei tre attentati

 La prefettura, dal suo account Twitter, raccomanda “per le prossime ore” alle persone “che si trovano in casa, a casa di amici o in luoghi di lavoro” in città e nella regione di “evitare di uscire salvo in caso di necessità assoluta”. Ai locali pubblici è chiesto di “rafforzare la sicurezza agli ingressi e accogliere chi ne ha bisogno”, e di “interrompere le manifestazioni in corso all’aperto”. Militanti dell’Isis celebrano su Twitter gli attacchi di Parigi con l’hashtag in arabo “Parigi in fiamme”. Una nuova sparatoria è in corso a Les Halles, nel cuore di Parigi. Servizi di intelligence americani, in coordinamento con quelli francesi, hanno confermato che dietro a questi tre attacchi c’e una regia unica. fusillade sparatorie parigi 3 Anche Banksy, il writer più famoso del mondo, dedica una sua immagine a Parigi colpita dagli attentati. E lo fa mandando un tweet con il simbolo della pace, in bianco e nero, in cui c’e’ una Torre Eiffel. banksy peace for paris

L’attacco al Bataclan

 

 

La fuga dallo Stade de France

 

L’innalzamento delle misure di sicurezza disposto dal Viminale riguarda tutti gli obiettivi sensibili presenti nel nostro paese. In particolare, è stato disposto un rafforzamento delle misure di sicurezza sugli obiettivi riconducibili alla Francia a Roma e Milano. Domani mattina al Viminale, alle 9.30, Alfano ha convocato il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica che sarà presieduto dal premier Renzi: la riunione, alla quale parteciperanno i vertici delle forze di polizia e dei servizi di sicurezza, servirà a fare una prima analisi di quanto accaduto a Parigi e a predisporre le misure necessarie per cercare di ridurre al minimo i rischi per il nostro paese. In attesa di capire qualcosa di più sulla matrice degli attentati parigini, ma anche sulla dinamica e sul numero dei terroristi entrati in azione, sulla loro provenienza e sui loro movimenti – un lavoro che l’intelligence sta già facendo per cercare di fornire un quadro quanto più chiaro possibile nella riunione di domani – sono intanto state disposte le prime misure. D’intesa con il ministro Alfano, il capo della Polizia Alessandro Pansa ha invitato tutti le autorità di pubblica sicurezza sul territorio ad innalzare la vigilanza e i controlli su tutti gli obiettivi sensibili, con particolare riferimento a quelli francesi e con una attenzione specifica su Roma e Milano. Vigilanza massima, dunque, su porti, aeroporti e stazioni, sedi diplomatiche, luoghi di culto, monumenti e musei, centri commerciali e luoghi di aggregazione, scuole e università di diversi paesi. Misure che accompagnano quelle già disposte, dopo l’aggressione a Milano di un cittadino ebreo, con una circolare inviata in mattinata a prefetti e questori che invitava a rafforzare le misure di sicurezza su tutti quei luoghi e quegli obiettivi riconducibili ad Israele e alla religione ebraica: sinagoghe ma anche scuole ebraiche, sedi diplomatiche e di compagnie aeree, quartieri frequentati per la maggior parte da cittadini di religione ebraica, interessi commerciali, aziende.

Cosa vuole l’ISIS

Nei suoi proclami, anche nei più recenti in seguito alla conquista di vaste porzioni di territorio libico, l’ISIS ha spesso fatto riferimento alla conquista di Roma, alla distruzione di Roma e alla volontà da parte delle truppe del Califfato di annientare gli infedeli. È davvero difficile capire, per noi occidentali, il significato di queste dichiarazioni. A volte sembra che l’obbiettivo sia davvero la distruzione della capitale italiana (come nel caso dei razzi che i jihadisti si dicono pronti a lanciare dalle coste della Libia), un simbolo in quanto sede della massima autorità religiosa cristiana. Altre volte invece “Roma” è un concetto più astratto che serve ad indicare l’Occidente, l’Europa, i governi occidentali. Per altri invece Roma rappresenta ciò che resta dell’Impero Romano d’Oriente quindi l’attuale Turchia.

The Islamic State Pag. 90
The Islamic State Pag. 90

Il punto è che l’ISIS sta conducendo una guerra di religione, una prima fase si sta svolgendo attaccando e conquistando (loro direbbero “liberando”) i territori del mondo arabo sotto il controllo degli infedeli, la seconda fase partirà dopo la conquista della Siria (il documento The Islamic State dice a partire dal 2020) e sarà la guerra contro i cristiani e l’Occidente. I soldati dello Stato Islamico vogliono ripercorrere le gesta dell’Islam, conquistare la penisola arabica e lanciarsi in una guerra santa. Per noi europei, che le guerre di religione e le crociate abbiamo smesso di farle da qualche secolo la cosa sembra incredibile, cionondimeno non significa che non sia un’ipotesi realistica da tenere in considerazione. La narrativa sviluppata dal Califfato mira proprio a questo: ad accreditarsi come i veri difensori dei valori dell’Islam, gli unici in grado di interpretare la dottrina musulmana e di metterla concretamente in atto senza sporcarla con le pratiche degli occidentali. Che la cosa piaccia o no agli islamici moderati (che negano che Daesh sia uno stato islamico) l’ISIS vuole raggiungere la più completa aderenza all’Islam del Profeta. L’applicazione totale della Sharia nei territori conquistati dal Califfato ne è un esempio. La data scelta per il confronto finale con i “romani”, il 2020, ha una forte connotazione simbolica e non necessariamente è un termine temporale reale: si tratta infatti del centenario della caduta del Califfato Ottomano. Così come ne fa parte la profezia dell’Apocalisse.
The Islamic State Pag 90
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La conquista della città siriana di Dabiq ha avuto in questo senso grande importanza all’interno della visione profetica e storica portata avanti da al-Baghdadi e dai suoi seguaci. È infatti scritto del Corano che a Dabiq i “romani” si accamperanno per l’ultima, decisiva battaglia contro l’Islam. A Dabiq i soldati di Roma verranno sconfitti definitivamente e il Califfato inizierà la sua espansione per il controllo della totalità del mondo islamico. Per comprendere le azioni dello Stato Islamico è quindi necessario capire l’ideologia alla base del Califfato, non si tratta “solo” di brutali terroristi, o di un movimento che interpreta a modo suo l’Islam. Ma di un insieme di persone che ha una visione millenaristica della Storia e che attende la realizzazione di quanto scritto nel Corano: come molti altri movimenti millenaristici il Califfato vuole portare a compimento la profezia. La risposta all’ISIS però non può essere solo un problema degli occidentali, vanno coinvolti anche i paesi musulmani che hanno una diversa visione dell’Islam (che a noi piace chiamare “moderata”) perché al di là delle conquiste e delle battaglie il problema di fondo è anche un problema di interpretazione teologica e questa disputa non può essere risolta solo dai “romani”. Negare che l’ISIS sia un movimento musulmano è negare il problema, affrontarne la visione religiosa potrebbe aiutare a limitare i danni.